di Laura Quadri
Decenni di produzione artistica, e di fare arte con ispirazione e anche fede. È il lungo percorso ritratto dalla mostra “Horus in Cantico”, esposta fino al 29 giugno ad «Areapangeart», spazio espositivo a Camorino. A ritmare il piccolo ma denso percorso, le opere di Loredana Müller negli anni, per una mostra personale che intende non solo festeggiare il lungo percorso artistico compiuto, ma anche permettere all’artista stessa, Loredana, di fermarsi e riflettere sui motivi della propria arte:
«Horus in Cantico è una retrospettiva, nasce per riconsiderare quei valori che hanno da sempre abitato la mia arte», ci racconta, mentre, nel visitare la mostra, risuonano di sottofondo le melodie del compositore francese Olivier Messaien.
«Partendo dagli elementi naturali, mi sono voluta concentrare, negli anni, su figure e concetti che per me sono rappresentativi e di ispirazione: l' albero, figura che unisce terra e cielo, le nubi, manifestazione dell'aria, il sole che è energia vitale, fuoco e necessità; oppure il canto degli uccelli, il senso di infinito che esprime un fulmine. Il tutto tra la caducità degli elementi creaturali e la trascendenza. Cerco sempre il contatto con la natura, perché è materia inscindibile con il nesso spirituale. Ci invita al raggiungimento dell’ideale del Cantico delle Creature di S. Francesco, ideale di unione e equilibrio».
La mostra propone quattro grandi tele (200×200 cm), realizzate anni fa per un’esposizione in Germania: «Horus», «Albero d’inverno», «Cosa sono le nuvole» e «Voce verde». Queste opere dialogano con le più minute «Voci degli Avi», teleri su cotone antico nati tra il 2025 e il 2026, e con una serie di piccole opere e libri d’artista, tra incisione calcografica e poesia.
Si tratta, per Loredana, di opere nutrite dalla spiritualità: «Si tratta per me di nutrire il pensiero, ascoltare lo spirito come tempo e durata rituale. È sorprendersi della luce, superare il buio, accorgersi del nesso tra respiro e luce». Luci e colori che, per la sua creazione, sono centrali; tenui e delicati, esprimono in questa mostra il credo dell’artista, ovvero che «l’atto stesso del dipingere è pregare. È manifestazione continua di grazia. Camminare, salire, bagnarsi nel “fiume” della vita, trovare sentieri, sentire che tutto pulsa ed è».
Un’opera in particolare è ispirata al cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, «Cosa sono le nuvole?» (1968), dove, “nella scena finale, i burattini di Jago (Totò) e Otello (Ninetto Davoli), dopo essere stati distrutti dagli spettatori, vengono portati da un netturbino in una discarica. Gettati tra i rifiuti, i burattini guardano il cielo per la prima volta e notano le nuvole, esclamando: “Ah, straziante, meravigliosa bellezza del Creato!”. La frase, cantata e recitata, esprime lo stupore di fronte alla natura libera e incontaminata. Mi ha molto ispirata».
In un mondo come il nostro, dominato dalla tecnica e dalla tecnologia, di quali valori – chiediamo infine all’artista – può farsi portatrice l’arte?. «L’arte provoca un ritorno alla durata, al tempo vero, all' ascolto degli elementi che ci animano come ecosistema continuo. Mi ispirano in questo lavoro Spinoza, Gandhi e Kafka: l’arte ci costruisce anche come persone. È disegno tra noi e ritorno al collettivo; è superamento dell' ombra, accettata, verso la luce».