di Laura Quadri
«“Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,24). Può l’arte diventare spazio in cui questa adorazione accade, (...) come ricerca di senso, di presenza, di intensità?». A questa domanda, che indica la profondità del mezzo artistico, si ispira la nuova mostra esposta negli spazi della chiesa di Santa Teresa e San Giovanni Bosco a Viganello, «In spirito e verità», che sarà inaugurata sabato 18 aprile alle 16. Vi partecipano, quali artisti, Salvatore Giunta, Istvan Gyalai, Dina Moretti e Nadia Sabbioni, mentre suoi promotori sono il locale Consiglio parrocchiale e, in particolare, il parroco don Damian Spataru.
Sacerdote insegnante di iconografia cristiana alla CSIA assieme alla dott.ssa Anastasia Gilardi, autrice di un testo di presentazione delle opere, era da sempre un suo desiderio fare in modo che delle opere accompagnassero la vita della propria comunità. Disposti sulle ampie pareti interne della chiesa, ora questo piccolo progetto diviene realtà: «Ospitare in chiesa delle opere d’arte significa fare in modo che le persone non vi entrino solo per il culto e la liturgia o per la preghiera silenziosa, ma anche per qualcosa che rimanda all’aspetto spirituale in senso più ampio: fare della chiesa il luogo di incontro con il prossimo e con se stessi, la propria interiorità, anche nell’esplorare visivamente i quadri», sottolinea il parroco.
«L’arte infatti è una porta che si apre verso un Mistero che non è immediatamente afferrabile. Le immagini e i dipinti artistici non sostituiscono certo la Parola di Dio o l’eucaristia, ma in qualche modo servono a inculturare la fede, attualizzando il messaggio cristiano con un nuovo linguaggio».
Il «linguaggio» scelto per questa mostra, sottolinea, è astratto: non tanto la raffigurazione di soggetti cristiani, bensì opere che «nascono da un lavoro paziente di riflessione sul proprio mestiere, da un confronto personale con i materiali, con il colore, con la forma». Sono artisti, in questo senso, che hanno esplorato «il proprio deserto interiore», deserto che, nella tradizione spirituale, è lo spazio nel quale ciò che è essenziale si manifesta con maggiore chiarezza.
Le opere, inoltre, «collocate negli spazi spogli e razionali della chiesa di Santa Teresa, instaurano un dialogo particolare con l’architettura: non la occupano, ma la accompagnano, contribuendo a rendere percepibile la qualità preziosa di questo luogo urbano». Da qui l’augurio conclusivo: «Che questo luogo, per il tempo di questa mostra, diventi un piccolo deserto e allo stesso tempo un giardino: un deserto, perché nel silenzio possiamo ascoltare ciò che spesso viene coperto dal rumore; un giardino, perché nello stesso silenzio può nascere qualcosa di nuovo, una speranza, una riconciliazione, un desiderio di bene». Intervengono al vernissage di oggi la dott.ssa Anastasia Gilardi, il parroco e, all’organo, Giampaolo Sammartino.