La prima missione della Chiesa è aiutare le persone ad essere attente alle domande profonde della vita, ossia quelle che riguardano l’“origine” e il “destino” degli uomini e “quelle sul senso dell’amore e del dolore”. Una missione che “ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza di tutta l’umanità”, e volta, dunque a “contribuire alla costruzione della città terrena”. Lo spiega Leone XIV all’udienza generale, nella quinta catechesi sulla Costituzione Pastorale Gaudium et spes che dedica a “La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo”, nell’ambito del ciclo sui documenti del Concilio Vaticano II.
La missione del credente
A fedeli e pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, il Pontefice chiarisce che la Chiesa è “innestata” nel mondo, come ha sottolineato l’assise ecumenica voluta da Giovanni XXIII. “È mondo già riconciliato con Dio; siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza”.
La Chiesa abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio per manifestare il suo disegno di renderci tutti suoi figli in un’unica grande famiglia umana. Perciò, la Chiesa cammina nella storia in mezzo alle genti e alle culture.
La sua missione si concretizza attraverso la “testimonianza della fede e della carità, rimarca il Papa, insieme con l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità”. E allora, nel promuovere il bene comune, “il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia”.
Guardare in alto
Richiama la sua Lettera enciclica Magnifica humanitas il Pontefice per precisare che proprio tale “intreccio di vita con i popoli” consente alla Chiesa di “comprendere sempre più” la “portata storica” della sua “missione”, la quale “comporta una responsabilità nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali”.
La logica del profitto a tutti i costi e la manipolazione dell’informazione rischiano di esercitare una indebita pressione affinché le persone si conformino a uno stile di vita centrato sul consumo di beni materiali, ma il nostro cuore è fatto per guardare in alto.
A servizio del bene di tutti
I metodi e la finalità della missione della Chiesa non sono “di ordine politico”, evidenzia il Papa, e ad orientare i credenti nella collaborazione con le persone di buona volontà che vogliono promuovere il bene comune è la Dottrina sociale della Chiesa. Perché ciò che sta più a cuore alla Chiesa, come si legge nella Gaudium et spes è “servire al bene di tutti” e svilupparsi liberamente “sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune”.
Per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana “va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo”.
Animare il mondo con spirito cristiano e alla luce del Vangelo
E ancora la Gaudium et spes specifica che missione dei “fedeli laici” è “animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo”, sintetizza Leone, che indica come “luoghi principali di questa azione” la famiglia, il lavoro e “ogni ambiente di vita”.
È compito di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa. Questo richiede uno animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità.
Santità e carità
Il Papa avverte che non è “annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo” e aggiunge che la Chiesa, camminando nella storia, porta avanti la sua missione “soprattutto attraverso la santità personale e l’amore fraterno”. Senza, ha scritto Paolo VI nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi “la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo” e tra l’altro “rischia di essere vana e infeconda. Da qui l’invito di Leone ad essere “docili all’azione dello Spirito Santo”, per lasciarsi aiutare “a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare” e, nei saluti ai fedeli di lingua araba, "a testimoniare Cristo attraverso l’amore, la giustizia e la pace, per costruire un mondo in cui il bene comune e la fraternità prevalgano tra tutti".
fonte: vaticannews