La Cattedrale di Notre-Dame “ricostruita e più splendente che mai” dopo l’incendio di sette anni fa che l’aveva “ferita a morte”, gli 80mila giovani riuniti nello Stadio di Saint-Denis “desiderosi di verità e d’amore”, la Messa a Place de la Concorde con 800mila persone lungo l’Avenue des Champs Élysées fino all’Arco di Trionfo e il “momento della Comunione” in cui “tutti hanno potuto accostarsi all’Eucaristia, distribuita in ogni luogo”, Lourdes, il “santuario della civiltà dell’amore” dove sgorga la speranza, l’appello per il dialogo e la pace lanciato a Metz. C’è tutto questo è molto altro nel cuore di Leone XIV, che all’udienza generale, oggi, 30 settembre, condivide con i fedeli “i pensieri e le impressioni - ancora vivissime -” del suo viaggio apostolico in Francia conclusosi appena due giorni fa e iniziato il 25 settembre.
Notre- Dame e la rinascita francese
Per il Pontefice, che ritiene “un grande dono” le giornate Oltralpe e ringrazia “nuovamente” autorità civili, pastori della Chiesa e le numerosissime persone che hanno voluto incontrarlo o anche solo salutarlo per le strade, “come apostolo di Cristo e messaggero di pace”, la cattedrale parigina è da considerare un emblema nel contesto che lo ha accolto. Nel luogo di culto, nel pomeriggio della prima giornata, sono stati celebrati i Vespri della Beata Vergine Maria, “una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera”.
Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita.
Sinergia per il bene comune
Il rogo che ha gravemente danneggiato la splendida chiesa gotica “ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni più visibili e pratici, altri più nascosti, di ordine spirituale”, fa notare il Papa, e il “restauro è stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e società civile”. Tutto ciò “ha permesso di valorizzare al meglio la generosità dei benefattori” e “le competenze dei professionisti e delle maestranze”.
La sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche. È il messaggio che ho voluto consegnare alle autorità francesi, come pure ai membri dell’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha sede a Parigi, indicando qual è il criterio fondamentale su cui basare tale collaborazione: la dignità della persona umana.
La Chiesa e le pietre vive
E ancora “Notre-Dame è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio”, sottolinea Leone, che mette in parallelo i due grandi avvenimenti della sua prima giornata a Parigi: la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale e la Veglia dei giovani allo Stade de France, definita “indimenticabile” nei saluti in lingua francese, nei quali, inoltre, il vescovo di Roma ribadisce di essere "rimasto colpito dal fervore e dall’entusiasmo" dell'accoglienza ricevuta in Francia. Nei “due luoghi completamente diversi” si sono svolti “due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente”; ad unirli “la Chiesa, che non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Gesù Cristo perché sono state amate da Lui.
A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”.
I segni di speranza
“Un grande segno di speranza”: così vede la Veglia dei giovani il Papa, che ugualmente vede speranza – “nella piccolezza che Dio predilige” – nella Maison Bakhita, casa di accoglienza per diverse persone in difficoltà e fra i “tanti luoghi, frutti del Vangelo, in cui ci si impegna quotidianamente a servire con amore la dignità della persona umana”.
Il restauro della Chiesa che solo Dio può fare
Rinascita, poi, è quanto sta vivendo la Chiesa francese, che “da alcuni anni” registra un “notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo”. Da qui l’organizzazione a Parigi di un’Assemblea sinodale provinciale, alla quale è stato invitato il Pontefice. Sabato scorso il suo intervento che ha incoraggiato “il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunità a cui appartengono”. E “segno della rinascita”, “apparso in modo sorprendente”, per Leone è stata l’assemblea liturgica della celebrazione che ha concluso la tappa nella capitale, la quale ha radunato “i sacerdoti, il coro e una notevole moltitudine”, una “vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria”.
Ogni vita umana merita cure e compassione
Successivamente pellegrino a Lourdes per venerare la Vergine, il Papa spiega che nella cittadina ai piedi dei Pirenei Dio, “attraverso la materna premura” di Maria, “comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito” proprio “un messaggio di speranza e di rinascita”.
Un messaggio che ho voluto apertamente rilanciare: ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di più grave fragilità, conserva la propria inviolabile dignità e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza.
L’incontro con alcune vittime di abusi
E a Lourdes, che accogliendo innumerevoli persone “rappresenta per tutto il mondo un santuario della civiltà dell’amore”, il Pontefice ha incontrato “alcune persone vittime di abusi”. Un momento lontano dai riflettori, di ascolto, dialogo e preghiera. “Ho chiesto loro di aiutarmi a esprimere anche ad altre vittime la volontà mia e di tutta la Chiesa di ascoltarle - racconta Leone - e camminare con loro mentre cercano la guarigione, riconoscendo il dolore causato nelle loro vite e lavorando per la prevenzione degli abusi”.
L’Europa un progetto di pace
E ancora il Papa parla di Metz, la terza e ultima tappa del suo Viaggio apostolico, città in cui “ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione europea”.
L’Europa contemporanea è nata proprio come progetto di pace dopo la distruzione della guerra. Possiamo dire che ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane.
Guardando all’oggi Leone XIV indica proprio tali principi e le radici cristiane come “fondamenta” e “‘linfa’ vitale” perché il progetto-Europa possa “rinnovarsi, in un mondo molto più globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza”. E per alimentare tale dialogo il Papa a Metz ha preso parte ad un incontro con i rappresentanti delle diverse tradizioni religiose.
Non nascondere la fede
Terminando la sua catechesi, il Pontefice, infine, rammenta che tutti gli impegni del suo viaggio apostolico in Francia sono stati accompagnati dal motto “Perché il mondo abbia la vita”, le “parole di Gesù, che riassumono tutta la sua missione di salvezza”. Proprio tali parole devono ispirare la preghiera a Dio affinchè dai giorni a Parigi, Lourdes e Metz scaturiscano “frutti abbondanti e duraturi”, conclude Leone, che nei saluti ai pellegrini di lingua portoghese invita l’intera Chiesa a lasciarsi ispirare dalla “testimonianza pubblica dell’amore per Gesù Cristo” che si è vista in Francia ed esorta tutti a non nascondere la fede.
fonte: vaticannews