Per diventare “autentico progresso umano”, cioè di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, “il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità”. Solo così “potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati”. Lo sottolinea Papa Leone XIV nella catechesi dell’udienza generale di oggi, 23 settembre, dedicata al terzo capitolo della prima parte della Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et spes, dal titolo L’attività umana nell’universo.
Condividere il pane del sapere e del saper-fare
Davanti a circa 25 mila fedeli, salutati - a cominciare dai bambini - nel consueto percorso in papamobile tra i settori di Piazza San Pietro, in una splendida giornata di inizio autunno, il Papa sottolinea che il documento conciliare ci invita a condividere “il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore”. È questo, per Leone XIV, il valore del progresso tecnico, sociale e scientifico, che meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nel luglio 1969, porterà l’uomo a mettere piede per la prima volta sulla luna.
Il dramma dell' "umanesimo ateo"
Il Pontefice ricorda le premesse del capitolo, che riconosce come l’uomo, “creato a immagine e somiglianza di Dio”, con la libertà e l’intelligenza “aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società”. Ma alcuni pensatori hanno presentato questo progresso tecnico-scientifico “come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana”. Si tratta, sottolinea Papa Leone XIV di un pregiudizio che “si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana”. Quella legata agli “umanesimi post-cristiani”, che presentano l’essere umano e Dio come rivali: “per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio”.
Alla fine però, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana. È il “dramma dell’umanesimo ateo”, ben descritto da un importante teologo del Concilio Vaticano II, Henri de Lubac
Il miglioramento della vita è segno della grandezza di Dio
Il Concilio, per il Papa, vuole dare una risposta chiara, nel documento Gaudium et spes: per i credenti “l’attività umana individuale e collettiva”, si legge al numero 34, “ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio”. E cita ancora la Costituzione:
“I cristiani non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno”.
L'umanità trova in Cristo piena verità e libertà
Leone XIV chiarisce, citando il Catechismo, che Dio ha posto nelle mani dell’umanità un creato in cammino, in crescita, perché lo conduca a compimento mediante la sua “saggia attività”. E questo è un richiamo importante al mistero dell’incarnazione.
L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, è in Lui che essa trova piena verità e libertà.
L'incontro con Dio nella santificazione del lavoro quotidiano
Nella celebrazione eucaristica, inoltre, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo.
Da questa prospettiva sorge una verità importante: per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo.
I cristiani quindi, conclude il Pontefice, “sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio”, e ricordando questo fine ultimo “a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita”. Il progresso terreno, che va ben distinto dallo sviluppo del regno di Dio, è comunque per questo molto importante, nella misura in cui “può contribuire a meglio ordinare l’umana società”.
Il ricordo del viaggio a Rimini e di san Pio
Al termine dell’udienza, nel salutare i fedeli italiani, Papa Leone accoglie con affetto i pellegrini della diocesi di Rimini, con il vescovo Nicolò Anselmi, venuti ad un mese dalla sua visita pastorale, rinnovando la sua riconoscenza per e incoraggiandoli “a crescere nella fede, radicati nell’ascolto della Parola di Dio, per testimoniare a tutti l’amore del Padre celeste”. E ricorda che oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina: “La sua testimonianza di fede e di carità - è il suo auspicio - sia per ciascuno di voi un invito a confidare sempre nella bontà e nella misericordia di Dio”.
La beatificazione di Sheen e il pellegrinaggio a Jasna Góra
In inglese il Pontefice sottolinea che domani a Saint Louis, nel Missouri, sarà beatificato il vescovo Fulton Sheen, pregando che l’esempio e l’intercessione intercessione di questo santo pastore, noto per la sua opera di evangelizzazione attraverso i media, possano “ispirare molti altri a trovare a loro volta nuovi modi per diffondere il messaggio evangelico con gioioso entusiasmo”.
In polacco, infine, ricorda che In questi giorni, nel santuario mariano di Jasna Góra, sposi e famiglie si riuniscono per l’annuale pellegrinaggio, accompagnati dal motto: “Il matrimonio genera la vita”. La preghiera e la condivisione della Parola di Dio, è l’augurio di Leone XIV, “rafforzino la fede dei coniugi, affinché collaborino generosamente con il Creatore nella trasmissione della vita e dei valori cristiani in quella particolare comunità che è la famiglia”.
fonte: vaticannews