“Christus totus”. Il popolo di Dio “non è mai una massa informe”, ma una comunità organicamente strutturata nella “relazione feconda” tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Gesù: quello comune dei fedeli e quello ministeriale. Ai laici spetta dunque non solo un dono, ma anche un impegno: testimoniare già nel “qui e ora” la pace e la giustizia “che saranno piene nel Regno di Dio”, portando questi valori nel quotidiano, nei rapporti interpersonali, negli ambienti di lavoro e nella società. Così Papa Leone XIV inquadra il “popolo messianico” nella catechesi di questa mattina, mercoledì 1 aprile, all’udienza generale in Piazza San Pietro davanti a 15mila fedeli. La riflessione, intitolata Pietre vive nella Chiesa e testimoni nel mondo: i laici nel popolo di Dio, si inserisce nel solco dei documenti del Concilio Vaticano II, in particolare della costituzione dogmatica Lumen gentium.
Il mondo ha bisogno di essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace. E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!
La dignità comune dei membri della Chiesa
Il Pontefice introduce il tema dell’apostolato laicale riprendendo la definizione data da Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: i non consacrati sono “l’immensa maggioranza del popolo di Dio”. Di questo tratta il quarto capitolo della Lumen gentium, concentrandosi sulla spiegazione "in positivo" della loro natura e missione “dopo secoli in cui questi erano stati definiti semplicemente come coloro che non fanno parte dei chierici o dei consacrati”.
Non c’è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni.
Il dono e la responsabilità della missione
Il Concilio, afferma Papa Leone, ribadisce quindi “l’uguaglianza di tutti i battezzati”, prima di ogni differenza “di ministero o di stato di vita”, ponendo come “condizione del popolo messianico” la “dignità e la libertà dei figli di Dio”. Un dono tanto grande quanto l’impegno che ne scaturisce. Per questo il Vaticano II delinea anche la missione dei non consacrati nella Chiesa e nel mondo.
Con il nome di laici si intendono tutti i fedeli cristiani che, incorporati a Cristo con il battesimo e costituiti in popolo di Dio, resi a loro modo partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, esercitano nella Chiesa e nel mondo, per la parte che loro compete, la missione di tutto il popolo cristiano.
Comunità sostenuta dalla relazione
Lungi dall’essere una “massa informe”, il popolo di Dio si configura piuttosto come “corpo di Cristo”, o, come affermava sant'Agostino, il Christus totus: una comunità che cresce in modo organico, sostenuta dalla relazione tra il sacerdozio comune dei fedeli e quello ministeriale.
In virtù del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo. Infatti, Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perciò li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta.
Le pagine del Concilio dedicate ai laici
Leone XIV cita quindi l’esortazione apostolica Christifideles laici di un altro suo predecessore, san Giovanni Paolo II. Il documento ricordava le pagine “quantomai splendide” dedicate dal Concilio alla “natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici”, riecheggiando l’appello di Gesù a radunare tutti i fedeli, uomini e donne, “a lavorare nella sua vigna”.
La "Chiesa in uscita"
Il campo dell’apostolato laicale, tuttavia, ha orizzonti ben più ampi di quelli puramente ecclesiali: si estende al mondo intero, dagli ambienti di lavoro alla società civile, passando per le relazioni umane. È in questi contesti che ogni non consacrato, con le sue scelte, mostra la bellezza della vita cristiana, “che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio”. Tutto ciò, conclude Leone XIV, richiama il concetto di “Chiesa in uscita” caro a Papa Francesco: una comunità “incarnata nella storia”, costantemente aperta alla missione, in cui ciascuno è discepolo-missionario, portatore “della gioia del Cristo” di cui ha fatto esperienza.
La Pasqua che ci prepariamo a celebrare rinnovi in noi la grazia di essere, come Maria di Magdala, come Pietro e Giovanni, testimoni del Risorto!
La preghiera per le "vittime innocenti delle guerre"
Nei saluti ai fedeli, rivolgendosi ai pellegrini di lingua araba, il Pontefice invita a pregare "per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre".
Il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!
fonte: vaticannews