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Leone XIV: la dignità umana, dono di Dio da difendere non “oggetto” di cui disporre

Con la forza del Vangelo, difendere sempre la dignità umana che non dipende dalle “capacità” o dalle “ricchezze” della persona ma si radica nel suo essere creatura, fatta “a immagine e somiglianza di Dio”. È l’esortazione del Papa nella catechesi all’udienza generale di stamani, mercoledì 9 settembre, nella quale prosegue la sua riflessione sulla costituzione conciliare Gaudium et spesIn Piazza San PietroLeone XIV, nel suo giro in papamobile, saluta i circa 22 mila fedeli presenti. Al centro della sua meditazione il tema “La dignità umana: dono e responsabilità”.

Il percorso sulla dignità umana deve affrontare contraddizioni vecchie e nuove

Nella catechesi ricorda che il primo capitolo della Gaudium et spes è dedicato alla “dignità della persona umana”, e sottolinea che essa è condizione di quei “valori che oggi sono più stimati”, ma necessitano di non perdere il rapporto con “la loro divina sorgente”, per sottrarsi alle possibili distorsioni dovute alla “corruzione del cuore umano”.

Papa Leone nota che il cammino che ha permesso di evidenziare “i diritti fondamentali della dignità della persona rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia umana”, ma “il percorso da compiere non è terminato e deve affrontare le contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA CATECHESI DEL PAPA

Le altre realtà create affidate alla cura dell’essere umano

La Chiesa ricorda, infatti, “che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona” come il Papa stesso ha ribadito nella recente enciclica Magnifica humanitas, dove ha sottolineato che “ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato”.

La sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai menoL’infinita dignità dell’essere umano, dunque, si radica nella sua identità di creatura fatta “’ad immagine di Dio’ capace di conoscere e di amare il suo Creatore”, progetto e dono di amore che trascende le altre realtà create, le quali sono affidate alla sua cura “per governarle e servirsene a gloria di Dio”.

La persona come comunione e dono da condividere

Proprio “nella fede possiamo comprendere il fondamento ultimo della dignità della persona, in quanto il Figlio ‘rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione’”.

La persona dice sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri, dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini. Esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio.

Il Signore libera l’uomo

Questa dignità, rammenta il Papa, è affidata “alla responsabilità di ciascuno”, esige “solidarietà”, superando “le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione”. Infatti, evidenzia, per le scelte contro la sua dignità operate lungo la storia, ancora oggi “l’uomo si trova diviso in sé stesso”: “tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”. Tuttavia, questa condizione fragile “può essere guardata con speranza, perché ‘il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo’", “rinnovandolo nell’intimo e scacciando fuori ‘il prìncipe di questo mondo’ che lo teneva schiavo del peccato”.

Il corpo non ridotto a oggetto

È importante inoltre “superate le visioni dualistiche: l’essere umano è ‘unità di anima e di corpo’.

La riduzione del corpo a “oggetto”, di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona: “non è lecito […] disprezzare la vita corporale dell’uomo”, e occorre “considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”, vigilando che esso non “si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore” dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato.

Intelligenza, coscienza e libertà: le tre espressioni più significative

Tre sono, poi, “le espressioni più significative della dignità della persona che la Gaudium et spes richiama”: “l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità; la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita; la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni”. Sono dimensioni strettamente connesse tra loro: è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità.

Lo Spirito Santo, che dà vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignità di figli di Dio, affrancandoci dalla paura e guidandoci verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione.

Il Papa sottolinea, dunque, che “creati a immagine di Dio, per mezzo di Cristo e in vista di Lui, abbiamo ricevuto una dignità unica e indelebile”. “Impegniamoci - esorta - a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo”.

Incoraggiamento al dialogo

Nei saluti ai pellegrini anglofoni, Leone ha dato il benvenuto ai membri del Comitato direttivo della Piattaforma interreligiosa per il dialogo e la cooperazione nel mondo arabo, che stamani partecipano all’udienza generale.  Il Papa ringrazia per la collaborazione con il Centro Internazionale Re Abdullah bin Abdulaziz per il Dialogo Interreligioso e Interculturale e prega affinché i loro sforzi “per promuovere la convivenza pacifica nella regione araba possano davvero portare abbondanti frutti”.

Ricorda, poi, nei saluti ai pellegrini di lingua italiana, che ieri si è celebrata la Festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria: “il suo esempio e la sua materna intercessione - afferma - ispirino e accompagnino la vostra vita”.

fonte: vaticannews

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