A un anno dalla sua pubblicazione non ha lasciato indifferenti il documento su Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di dialogo interreligioso, che la Fondazione degli Oratori Milanesi (Fom), il Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo, la Pastorale dei Migranti e la Caritas ambrosiana hanno condiviso con tutta la Diocesi. Un documento che ha espresso attenzione e cura per una realtà naturalmente già presente negli oratori – che accolgono molti bambini e ragazzi di origine e fedi diverse – e che dunque ha stimolato positivamente le comunità. Un testo ricco di significati, dal richiamo della realtà stessa dell’Incarnazione come radice teologica dell’apertura all’altro fino all’indicazione di alcuni criteri pratici per accompagnare – proprio mentre si annuncia il Vangelo – il percorso di crescita spirituale e umana anche dei ragazzi di altre fedi, senza chiusure dettate dalla paura o aperture superficiali.
Esperienze e valutazioni
Il documento opera quindi «un lavoro di contestualizzazione rispetto alla realtà concreta che già si vive nei nostri oratori», specifica il direttore della Fom don Stefano Guidi. La serata di confronto organizzata per martedì 27 ottobre, arriva dunque per rilanciare questa riflessione, da una parte condividendo le esperienze degli oratori e le riflessioni che sono maturate in questi mesi, dall’altra per proporre ulteriori indicazioni pratiche che consentiranno di vivere ancor più concretamente, in ogni comunità parrocchiale, le linee guida diocesane.
Si tratta, ribadisce sinteticamente don Guidi, tanto di «praticare una sincera accoglienza», quanto di «non smarrire l’originalità del Vangelo e la singolarità della persona di Gesù». Un’attenzione di carattere teologico, certo, ma anche eminentemente educativa, per l’attenzione che l’oratorio rivolge alla crescita dei ragazzi.
Il confronto con l’Islam
Il documento dedica esplicitamente alcune considerazioni sulla presenza in oratorio dei bambini e ragazzi di fede musulmana, essendo questa la realtà più evidente, non tanto per l’aspetto dei numeri, ma per le questioni di dialogo e di confronto che essa pone anche sul piano sociale. E che, riconosce don Guidi, «suscita maggiormente alcuni interrogativi che continuano a meritare di essere presi in considerazione». Nel dibattito pubblico qualche polemica si è agganciata sui momenti di preghiera dei ragazzi di fede musulmana vissuti, in realtà in modo non problematico, in diversi oratori estivi, «nella convinzione che l’accoglienza significhi, anche nei confronti di questi ragazzi, favorire la possibilità di vivere la propria dimensione spirituale e di fede».
Gli educatori come testimoni
Ma l’aspetto che pone una maggiore complessità, evidenzia don Guidi, è soprattutto «quello che riguarda i ragazzi più grandi, che al pari dei loro coetanei desiderano giustamente vivere un ruolo attivo in oratorio», a partire dall’esperienza, sempre coinvolgente, di animatori nell’oratorio estivo. Anche questa è, evidentemente, una realtà non nuova. Ma, allo stesso tempo, è una realtà che è opportuno considerare in tutte le sue sfaccettature. Proprio perché, sottolinea il direttore della Fom, «l’attenzione educativa e di cura si esprime, per l’oratorio, non tanto nella forma di una prestazione tecnica e professionale, ma in una dimensione testimoniale dell’esperienza di fede di cui sono protagonisti gli stessi ragazzi».
Un terreno di riflessione e di confronto che non si esaurisce dunque nelle pagine pur molto ricche di un documento, ma che merita di essere ulteriormente coltivato, sia nel dibattito del 27 ottobre, sia attraverso ulteriori strumenti che la Fom metterà a disposizione degli oratori nei prossimi mesi.
fonte: chiesadimilano.it