La pace non è cosa riservata ai politici o agli esperti, ma è responsabilità universale che riguarda ogni persona e ogni suo gesto. Perché “la pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi”. Fu questo il richiamo di San Giovanni Paolo II che risuonò 40 anni fa, era il 27 ottobre del 1986, dal palco allestito ad Assisi per la storica Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da Papa Wojtyła. Per la prima volta nella storia, i rappresentanti di tutte le religioni venivano convocati da un Pontefice per pregare per la pace, non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri. Il testimone di quell’incontro fu raccolto dall’allora appena maggiorenne, era nata nel 1968, Comunità di Sant’Egidio che, da allora, ogni anno, nelle città europee e non solo, porta avanti il cosiddetto Spirito di Assisi.
Le grandi trasformazioni della storia
A presentare l’edizione 2026, ad Assisi dal 25 al 27 ottobre, che segna il 40esimo anniversario, alla presenza di Papa Leone XIV, è stato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. “Da Assisi – spiega – nacque una nuova e creativa prospettiva per il dialogo tra le religioni, e quello spirito, in 40 anni, è diventato una necessità nella globalizzazione, è stato necessario entrare in una prospettiva di dialogo per non farsi la guerra”. Lo spirito di Assisi si è dunque confrontato con le “grandi trasformazioni della storia”: dalla caduta del muro Berlino nel 1989, al collasso dei regimi del blocco orientale. “Una stagione felice – sottolinea ancora il presidente della comunità – tanto che Giovanni Paolo II ebbe a dire subito dopo ‘non abbiamo pregato invano ad Assisi’”.
I successi e i pericoli
In questi 40 anni il cammino è stato segnato da successi raggiunti in alcuni processi di pace, come quelli per il Mozambico o la Repubblica Centrafricana, ma anche da momenti come l’11 settembre 2001, quando le religioni, spiega ancora Impagliazzo, “tornarono ad essere accusate di fomentare la violenza e il terrorismo”, quando “ci fu tutto un movimento di islamofobia nel mondo”. Fu quello il momento in cui “i leader musulmani in contatto con noi (la Comunità di Sant’Egidio ndr), con tanti altri capi religiosi e con il Papa, capirono che bisognava fare uno sforzo in più per sostenere tutte le voci, gli intellettuali e i religiosi musulmani che volevano togliere questa caricatura dell'Islam come religione violenta”.
Il compito delle religioni
Tra crisi economico-sociali e pandemie, come quella di Covid, la comunità di Sant’Egidio non ha mai rinunciato a portare avanti lo spirito di Assisi che, partito da Roma nel 1987, con il sostegno di figure come quelle del cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, e del vescovo, teologo e biblista Pietro Rossano, oggi si “trova un mondo molto spaventato, impaurito, lacerato, in preda ai nazionalismi, al razzismo, un mondo che ha bisogno di essere nuovamente unificato. Ma se non c'è un'unificazione spirituale del mondo, e questo è il messaggio di Assisi delle religioni, difficilmente gli uomini e le donne riusciranno a unificarsi a pensarsi ‘fratelli tutti’, come direbbe Papa Francesco”. Si è di fronte, dunque, ad un momento in cui si parla “della crisi del multilateralismo, delle Nazioni Unite, che dovrebbero avere la forza di ricordare cosa è il diritto internazionale e qui le religioni possono lavorare a livello spirituale a livello di unificazione spirituale che non vuol dire uniformità e omologazione ma si tratta di un applicare un discorso sulla fraternità nei diversi contesti religiosi”.
Pace disarmata e disarmante
Nei quattro decenni trascorsi si è pregato nelle grandi città europee, ma anche a Gerusalemme e a Washington, e non si è pregato invano, insiste Impagliazzo, ma si è dato vita ad “un movimento che crea amicizia, legami e che libera dalla paura dell’altro”, facendo così passare un messaggio che la pace è possibile, nonostante oggi “non sembri esserci prospettiva di pace e si veda il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale a pezzi”. Da Assisi 2026, il cui titolo nasce dalle parole di Papa Leone “Pace disarmata e disarmante”, si ribadirà che la pace è possibile, come fu 40 anni fa con Papa Giovanni Paolo II e come fu per il 30esimo nel 2016 con Papa Francesco.
Il messaggio di Leone XIV
All’evento prenderanno parte 384 rappresentanti delle religioni, delle culture e delle istituzioni, provenienti da 53 Paesi. Saranno 155 i relatori che animeranno i 24 forum tematici previsti in cui si dibatterà di pace, di preghiera, di economia, di conflitti, di bambini e giovani, di media, di migrazioni, di disarmo, di umanità, di unità dei cristiani, del dialogo tra le sponde del Mediterraneo, di poveri e di martiri contemporanei. Papa Leone XIV, che tornerà ad Assisi per la terza volta dall’inizio del suo pontificato, sarà nella città di San Francesco l’ultimo giorno dell’evento, il 27 ottobre. Pregherà per la pace riunito con il popolo cristiano nella Basilica inferiore, una speciale preghiera per la pace in cui sia lui che il Patriarca Batolomeo faranno una meditazione. Successivamente, conclude Impagliazzo, nella piazza inferiore di San Francesco, “darà al mondo il suo messaggio di pace, che è sempre più necessario”.
Fonte: Vatican News