Innamorato di Gesù Cristo, san Giovanni Paolo II “considerava il mistero dell’Incarnazione come il centro della storia universale”, tanto da esclamare, nella prima omelia del pontificato: “Spalancate le porte a Cristo!... Solo Cristo sa che cosa è nell’uomo”. E questa solida convinzione gli permetteva di rivolgersi non solo ai fedeli cattolici, ma anche ai popoli e ai governanti, “perché fossero consapevoli delle loro responsabilità per la difesa della giustizia, della dignità delle persone umane, della pace”. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, nell’omelia della Messa nel ventesimo anniversario della morte di Papa Wojtyla, ricorda così uno dei tratti principali del suo magistero, l’essere profeta di pace.
Nella celebrazione di questo pomeriggio, 2 aprile, nella Basilica di San Pietro, dedicata al santo Papa polacco, in una Basilica di San Pietro piena di concelebranti, fedeli e autorità, tra le quali la premier italiana Giorgia Meloni, Parolin ricorda “il suo instancabile servizio della pace, i suoi moniti appassionati, le iniziative diplomatiche per cercare fino all’ultimo di scongiurare le guerre”.
E ciò fino ai tempi estremi della sua vita, quando la fragilità delle forze fisiche già era evidente, e benché molti dei suoi appelli e moniti restavano purtroppo inascoltati, come avviene anche ai grandi profeti.
Per questa sua testimonianza solida e viva, prosegue il cardinale, possiamo oggi rivolgerci a lui come intercessore’ per ricevere “la grazia divina di cui oggi abbiamo bisogno”.
Grazia per il cammino della Chiesa, grazia per la salvezza di tutte le persone umane. Grazia per ricostruire continuamente la pace nelle nazioni e fra di esse, perché abbia di nuovo senso parlare di “famiglia dei popoli” – come faceva appunto quel santo Pontefice abbracciando nell’amore il mondo intero
Il segretario di Stato apre la sua omelia con il ricordo di quei giorni di vent'anni fa. Dalla Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, “con la preghiera della folla accompagnata dall’immagine del Papa abbracciato alla croce nella sua cappella”, alla sua apparizione alla finestra sulla Piazza “per una benedizione pasquale ormai senza parole”. Infine l’attesa, insieme a tutta la Chiesa e a gran parte dell’umanità, “dell’incontro del nostro caro Papa con il Signore, che si è compiuto quando si era fatta sera, nella vigilia della Domenica della Misericordia”. E poi un afflusso “crescente, incontenibile, inimmaginabile, denso di affetto e di gratitudine”, delle folle venute a Roma “per l’ultimo congedo terreno dal loro grande Pastore”, che rappresentavano “moltitudini ancora molto più estese, che si erano unite a lui in preghiera, nella sua prolungata malattia, solidale con la sofferenza del mondo, mentre si affidava con fiducia fra le braccia del Padre misericordioso”.
Ricordando l’ultima composizione poetica di Giovanni Paolo II, il Trittico romano del 2003, Parolin sottolinea come egli contemplasse e leggesse “l’intera realtà, dalla Creazione fino al Giudizio, alla luce dello sguardo di Dio, come una visione di Dio”. E non c’è dubbio, prosegue, “che tutta la sua vita e la sua missione si siano svolte in totale continua trasparenza dinanzi agli occhi di Dio”. Per questo sentiva di non avere nulla da nascondere e non aveva paura dello sguardo degli uomini.
Qui sta certamente uno dei fondamenti dello straordinario coraggio e della costanza della testimonianza di fede di Giovanni Paolo II davanti agli uomini, in ogni situazione, in tutta la sua vita e in tutta l’eccezionale durata del suo pontificato. Non ha mai cercato di piacere agli uomini, ma a Dio. Ha vissuto davanti ai Suoi occhi
Ne 1700esimo anniversario dedicato all’assise passata alla storia per il Credo che proclama la fede nella salvezza in Gesù Cristo e nel Dio Uno, Padre, Figlio e Spirito Santo pubblicato un documento che offre spunti nel segno della promozione dell’unità dei cristiani e della sinodalità.
Nella terza catechesi su “La vita di Gesù. Gli incontri", Francesco riflette sulla personalità di Zaccheo. Cristo lo incontra a Gerico, "città situata sotto il livello del mare" dove Gesù vuole andare a cercare chi si sente perduto.
La Sala Stampa della Santa Sede informa sulle condizioni di salute del Pontefice, convalescente nella sua residenza vaticana. Francesco di umore buono, lavora e concelebra ogni giorno la Messa in cappellina. Nei giorni scorsi analisi del sangue e una lastra che ha mostrato un miglioramento del quadro infettivo polmonare.