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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (27 febbraio 2026)
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  • Per vincere il bullismo. Una riflessione del cardinale Bagnasco

    “I ragazzi, oggi, sono strategicamente stimolati, quasi costretti, perché non pensino”. Inoltre, la “cultura occidentale pretende di omologare il pensiero” e per questo il compito principale degli educatori e dei docenti dovrebbe essere di “aiutare i ragazzi a imparare a pensare”. Ne è convinto il cardinale Angelo Bagnasco, in un recente intervento a Genova per la “Pasqua della scuola” organizzato dall’Ufficio scolastico della diocesi. Viviamo in una cultura “individualista” e della “distrazione”, ha detto il cardinale, riferendosi direttamente alla diffusione di cellulari e tablet e, a suo avviso, tale distrazione “è strategica, voluta, programmata, non solo per l’amplissimo ritorno di profitti, ma per devastare e liquidare l’umano”. Ha citato Vaclav Havel – “il regime non voleva farci pensare” – e il volume “Retrotopia” di Zigmunt Bauman per il quale “oggi tendiamo a temere il futuro, avendo perso fiducia nella nostra capacità collettiva di temperarne gli eccessi, di renderlo meno spaventoso e orribile”. L’appello rivolto dal porporato ai docenti – tra cui numerosi docenti di religione – è quindi quello di aiutare i giovani ad “uscire dalla omologazione” perché “la cultura occidentale ed europea pretende di omologare il pensiero e questo è sbagliato ed è ingiusto”.

    “La vita può spaventare. Quanti ragazzi oggi hanno paura di non farcela davanti alla vita. Si mostrano più o meno bulli ma è espressione di una paura sostanziale”, ha detto ancora il cardinale. “Bisogna certamente parlare del rispetto, della uguaglianza, ma la radice” del fenomeno del bullismo “non è la mancanza di rispetto o di uguaglianza: è la paura che uno cerca di superare con queste forme sciocche e aberranti”. Per questo ha ricordato agli insegnanti presenti che “lo scopo dell’educazione è introdurre alla realtà, che non è solo ciò che si vede”. Il cardinale ha quindi esortato i docenti a insegnare ai giovani cosa sia “la vera libertà, che è cosa diversa dalla scelta” e ha chiesto loro di impegnarsi in una “educazione all’amore che non è possesso ma donazione”, di insegnare che i legami e le regole, “lungi dal soffocarci, ci liberano dai nostri istinti” e di guidare alla “umiltà: la persona umile – ha concluso – è colei che vive davanti alla verità” e che “giunge a riconoscere che tutto è dono, che niente è possesso, né il mondo né gli altri, ma neppure io sono in possesso di me stesso”.

    FaroDiRoma

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