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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (21 gennaio 2026)
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  • Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca  latino di Gerusalemme

    Pizzaballa: ad un anno dal 7 ottobre, un’invocazione di pace per l’umanità

    In occasione della giornata di preghiera e penitenza per la pace in Medio Oriente, indetta da Papa Francesco per oggi, il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ripercorre in un’intervista a Vatican News l’anno di guerra, di sofferenza e di paura in Medio Oriente, cominciato con i tragici fatti del 2023.

    Eminenza, è già passato un anno da quella terribile mattina…

    Sì, un anno altrettanto terribile. E noi lo ricorderemo, insieme a Papa Francesco e a tutte le Chiese del mondo, con una giornata di preghiera e penitenza. Per tenere il nostro cuore libero da ogni forma di paura e di desiderio di rabbia. E portare a Dio con la preghiera il nostro desiderio di pace per tutta l’umanità.

    Un mese dopo il massacro del 7 ottobre ci concesse una lunga intervista. Colpì molto i nostri lettori perché era una sorta di riemersione dal silenzio attonito in cui quella tragedia ci aveva precipitato, e nella quale ci raccontava anche i suoi sentimenti personali. «Cambierà tutto», ci disse. Cosa è effettivamente cambiato? E cos’è cambiato per lei e per i cristiani di Terra Santa?

    Prima del 7 ottobre 2023 sicuramente le prospettive politiche erano completamente diverse. Il conflitto israelo-palestinese, seppur latente, sembrava essere entrato in una routine non particolarmente allarmante, tanto da non costituire una priorità per le agende della diplomazia internazionale. Il dialogo interreligioso seguiva il suo percorso ordinario, fortificato dai viaggi di Papa Francesco e dall’enciclica Fratelli tutti. La comunità cristiana viveva con impegno le sue attività pastorali. Ecco, tutto questo sembra ora lettera morta. Oggi la questione palestinese è riemersa ma in termini drammatici, da renderla ancor più difficile da risolvere. Il dialogo interreligioso attraversa una crisi profonda. E le iniziative pastorali della comunità cristiana vanno completamente ripensate in un contesto nuovo, carico di tanta sfiducia, di incomprensioni. Un odio diffuso che non avevamo mai visto prima, sia nel linguaggio sia nella violenza fisica, militare. Tutto questo non può lasciarci indifferenti. Quindi, per rispondere alla sua domanda: sì, è cambiato tanto, tantissimo. Bisognerà tornare a parlare di futuro ma tenendo presente che le ferite che questo conflitto sta lasciando sono numerose e laceranti. Anche per me è stato un anno difficilissimo. Da un lato, anche se schiacciato nel marasma quotidiano, occorre preservare e mettere a fuoco la propria vita spirituale. E poi saper aiutare la propria comunità a inquadrare le ragioni dello stare qui, il proprio ruolo. Sono domande sempre molto aperte perché non hanno risposte certificate che valgono sempre nel tempo.

    Leggi l'intervista completa su Vaticannews.

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