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Quale posto occupa la predicazione dei laici nelle diocesi svizzere?

Il Vaticano ha recentemente ribadito il suo rifiuto della predicazione dei laici durante le celebrazioni eucaristiche, in risposta a una richiesta della Conferenza episcopale tedesca. Qual è dunque la situazione nelle diocesi svizzere, dove gli agenti pastorali non ordinati assumono sempre più responsabilità?

Regula Pfeifer / kath.ch

Maurice Greder, portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), sottolinea la differenza di contesto tra la Germania e la Svizzera. La Conferenza episcopale tedesca (DBK) ha recentemente chiesto alla Santa Sede un indulto, ossia un'autorizzazione eccezionale per un laico debitamente incaricato di pronunciare un'omelia nel contesto di una celebrazione eucaristica. Il cardinale Arthur Roche, responsabile del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in Vaticano, ha respinto questa richiesta.

La Svizzera ha delle direttive

La CVS può, a sua volta, fare riferimento a direttive del 2005 in materia di predicazione laicale, indica Maurice Greder. Queste direttive figurano nel documento Laici incaricati al servizio della Chiesa. Descrive il ruolo dei laici nella predicazione, nella liturgia e nella partecipazione alla direzione della parrocchia. Papa Benedetto XVI ha preso atto di queste direttive in occasione di un incontro tra varie congregazioni (oggi: dicasteri) e la CVS, precisa il portavoce.

Le direttive precisano in quali circostanze le agenti e gli agenti pastorali incaricati dal vescovo sono abilitati a pronunciare un'omelia. Secondo la CVS, queste direttive sono ancora in vigore. Concretamente, stabiliscono – con riferimento al diritto canonico – che i laici possono essere ammessi al servizio della predicazione «se la necessità lo richiede in certe circostanze, o se l'utilità lo suggerisce in casi particolari».

Nessun problema nelle celebrazioni della Parola

Di conseguenza, i teologi laici incaricati sono autorizzati a predicare principalmente durante le celebrazioni della Parola. La CVS raccomanda queste celebrazioni alle parrocchie per le funzioni domenicali quando, in mancanza di un sacerdote, non può essere celebrata alcuna eucaristia. La responsabilità di tale celebrazione della Parola spetta al vescovo, precisano le direttive. «È lui che ne affida la cura a un diacono o a un laico incaricato.»

Le omelie pronunciate da laici durante le celebrazioni della Parola o durante le messe familiari non pongono assolutamente nessun problema, conferma Jonas Spirig, portavoce della diocesi di Basilea.

L'omelia – che di recente è stata oggetto di dibattito in seno alla Conferenza tedesca – rimane, anche in Svizzera, «in linea di principio riservata al sacerdote stesso o, in sua assenza, a un altro sacerdote o a un diacono», come precisano le direttive del 2005. Ciò è dovuto al fatto che l'omelia è una «parte integrante della celebrazione eucaristica». Inoltre, nella celebrazione eucaristica, la liturgia della Parola e l'azione sacramentale sono «indissolubilmente legate».

La predicazione come missione del sacerdote

Tuttavia, la lettera apre la possibilità di predicazioni da parte di laici in Svizzera. L'obiettivo sarebbe «alleggerire i sacerdoti, sempre meno numerosi e sempre più anziani», precisa il documento. Così, le assistenti pastorali che hanno seguito una formazione teologica e sono incaricate dal vescovo per il servizio pastorale – oggi chiamate «agenti pastorali» – possono, al posto di un'omelia, «pronunciare una parola di predicazione o una meditazione adatta alla celebrazione».

Ciò deve avvenire in concertazione con il parroco o il sacerdote celebrante. In questa occasione, il sacerdote deve precisare, con una benedizione o alcune parole di introduzione, che la persona che predica «interpreta la Parola di Dio a nome del celebrante».

Messa in guardia contro gli abusi

Questa autorizzazione è tuttavia accompagnata da un monito: «Chiediamo a tutte le persone interessate di non utilizzare i nostri permessi in modo estensivo e di non farne derivare per gli assistenti pastorali un diritto alla predicazione che non spetta loro.» Si sottolinea poi: «In virtù della loro ordinazione, i sacerdoti e i diaconi sono i primi annunciatori del Vangelo nelle parrocchie e sono tenuti ad adempiere regolarmente a questa missione che viene loro affidata.»

Tutte le diocesi svizzere interpellate – San Gallo, Basilea, Coira, Sion, Lugano, Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) – si conformano a queste direttive, hanno dichiarato i loro responsabili della comunicazione a kath.ch. A questo riguardo, la diocesi di Friburgo (LGF) fa distinzione tra le regioni linguistiche. La parte germanofona della diocesi si allinea alle direttive della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS). Nella parte francofona, invece, accade che dei laici siano invitati dai sacerdoti a rendere una «testimonianza» durante la liturgia, scrive la portavoce della diocesi, Laure-Christine Grandjean.

Direttive non definitive

Nella lettera che presenta le direttive, si ringraziano ripetutamente le teologhe e i teologi laici per il loro impegno. Senza di loro, la Chiesa sarebbe oggi quasi inconcepibile.

Tuttavia, il testo precisa: «Siamo consapevoli che le nostre direttive non hanno tutte un carattere definitivo, data la costante evoluzione della realtà ecclesiale, ma invitiamo caldamente tutte le persone interessate a osservarle con fedeltà per promuovere insieme il felice dispiegamento di tutti i ministeri, di tutti i servizi e di tutti i carismi in una Chiesa al servizio della gloria di Dio e della salvezza degli uomini.»

Maurice Greder rileva che queste direttive «sono oggetto di scambi con la Sede Apostolica in occasione di ogni visita ad limina della CVS. Sarà così anche la prossima volta.»

fonte: cath.ch/kath/rp/rz/traduzione catt.ch

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