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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (16 gennaio 2026)
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  • Madonna del Sasso, mons. de Raemy: "Benediciamo chi incontriamo lungo il cammino. Da qui inizia la pace"

    “Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto (...)”. Ha preso avvio dal testamento spirituale di papa Benedetto XVI – diffuso ieri, nel giorno della sua morte, dalla Sala Stampa vaticana – il saluto di mons. De Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, ai molti fedeli accorsi al Santuario della Madonna del Sasso a Orselina per partecipare, nel tardo pomeriggio di oggi, 1. gennaio, alla S. Messa nel giorno in cui la Chiesa ricorda Maria Santissima Madre di Dio e celebra la giornata mondiale della Pace. Per poi proseguire nell’omelia, formulando alcuni auspici a partire dalle Letture del giorno: “Nella prima lettura – ha commentato il vescovo – ritroviamo Mosè cui viene affidato il compito di trasmettere ad Aronne il compito di benedire il popolo degli Israeliti. Aronne è membro della tribù sacerdotale; è sacerdote così come, in realtà, lo siamo tutti in virtù del Battesimo. Anche noi possiamo essere sacerdoti e benedire. Ogni persona che incontreremo quest’anno, a casa, sul lavoro, in viaggio, prima di guardarla o giudicarla, benediciamola. Diciamole apertamente: “Ti benedica il Signore”. Questa sia la nostra risoluzione quest’anno. Sarà un modo concreto per contribuire alla pace nel mondo”.

    Nella seconda Lettura, invece, “San Paolo annuncia la pienezza dei tempi. Tutto, con Cristo, in un certo senso è già fatto, tuttavia tutto rimane ancora da fare. A cominciare dal ricostruire il nostro rapporto con Dio, oltre la paura e la superstizione. Non più un rapporto schiavo-padrone, ma considerando Dio per quello che è, prendendo coscienza del fatto che egli ci ha adottati come Figli. Penso a Bernardette Soubirous, quando le chiesero se sapesse pregare il Padre Nostro dall’inizio alla fine. Nella sua semplicità rispose: “Lo so fare ma non ci riesco. Quando dico “Padre” già mi fermo; mi commuove tanto che Dio sia mio Padre che non riesco ad andare avanti”. Prendiamone coscienza: tutto è già fatto e tutto è ancora da fare”.

    Quindi, il testo del Vangelo, che ci racconta “di come dei pastori – ritenuti dalla società di allora degli “sconsiderati”, persone che non frequentavano la sinagoga né potevano, ad esempio, testimoniare in tribunale – ultimi tra gli ultimi, siano tra i primi in realtà a visitare Gesù. Lo visitano e si stupiscono, dice il testo, cioè accolgono appieno la rivelazione. Possiamo noi, alla luce di ciò, dire ancora che qualcosa, qualsiasi cosa, anche i nostri peccati, ci possano impedire di accogliere Gesù?”. E infine l’augurio: “Che possiamo abituarci a benedire il prossimo, chiedendo a Dio che tutti abbiano davvero la coscienza che Egli è Padre e che nulla impedisce di avvicinarlo. Chiediamo in particolare a Maria, Madre di Dio, che possa sempre aiutarci a benedire e a essere testimoni senza impedimento alcuno”.

    LQ

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