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Senza cibo, energia e petrolio. A Cuba la Chiesa continua a seminare speranza

di Silvia Guggiari

Un sistema politico che non funziona, l’economia al collasso, il turismo ormai inesistente, la sanità diventata ormai privilegio per pochi: è il quadro drammatico della situazione a Cuba raccontato da Padre José Luis Correa Lira, sacerdote del Movimento di Schoenstatt originario del Cile, ospite il weekend scorso a Viganello e Pregassona su invito di «Aiuto alla Chiesa che Soffre» (ACN). Padre Correa Lira ha visitato Cuba per la prima volta come missionario e da allora non ha più smesso: venti soggiorni in totale, ciascuno dei quali lo ha portato a contatto diretto con sacerdoti, vescovi, seminaristi e comunità parrocchiali sparse per l’isola: «da anni – ci spiega – il Paese è segnato da una grave crisi economica, sociale ed energetica che sta sempre più peggiorando. La mancanza di libertà di espressione e l’emigrazione di massa rendono il quadro ancora più complesso. Sembra non ci sia possibilità di futuro, ma nonostante questo la popolazione continua ad avere speranza».

Dalla rivoluzione a oggi

Dal 1959, anno della rivoluzione, l’isola vive in uno stato di grande povertà, inoltre le difficoltà economiche legate all’embargo imposto dagli Stati Uniti hanno generato un crescente malcontento sociale, che in alcuni casi è sfociato in proteste in diverse regioni del Paese: «attualmente, in molte zone dell’isola l’elettricità è disponibile solo per poche ore al giorno rendendo difficili se non impossibili le normali attività quotidiane; i trasporti pubblici sono ridotti e spesso inefficienti; gli stipendi sono molto bassi, la scarsità di carburante limita gli spostamenti e condiziona anche il funzionamento delle scuole, il turismo ormai è inesistente”, racconta il sacerdote.

Anche il sistema sanitario, tradizionalmente considerato uno dei punti di forza del Paese, sta attraversando una fase critica: «Mancano farmaci, materiali e attrezzature. Le interruzioni di corrente rendono ancora più difficile il lavoro degli ospedali e spesso i pazienti sono costretti a procurarsi da soli molti prodotti necessari per cure e interventi».

A questo quadro si aggiunge la preoccupazione per l’aumento delle incarcerazioni di persone che dissentono dalla politica governativa. Secondo quanto rivelato dall’ultimo rapporto dell’organizzazione Prisoners Defenders, relativo a marzo 2026, il numero di prigionieri per motivi politici ha superato il migliaio negli ultimi mesi, con nuovi arresti, anche di donne e minori, legati a proteste pacifiche e all’espressione di opinioni critiche. All’inizio del 2026, la Conferenza dei Vescovi cattolici di Cuba ha ribadito in più occasioni i suoi appelli ad «affrontare la realtà del Paese con spirito di dialogo, speranza e responsabilità condivisa», insistendo sulla necessità di «cercare vie che permettano di superare la crisi e alleviare la sofferenza del popolo cubano». «Gli oppositori politici vengono soppressi, la gente evita spesso di parlare apertamente di politica per timore di essere segnalata, i sacerdoti cattolici controllati, così come segnalate le persone che partecipano alle celebrazioni», confida il religioso.

Da sinistra don Paul Monn di Pazzalino, padre Luis Correa Lira e il sacerdote cubano don Rolando Montes de Oca.
Da sinistra don Paul Monn di Pazzalino, padre Luis Correa Lira e il sacerdote cubano don Rolando Montes de Oca. © ACN

Il ruolo della Chiesa

Molte famiglie vivono nella preoccupazione e nell’incertezza, «eppure la gente non perde la fede. La Chiesa rappresenta per molti un luogo di speranza, di confronto e di fiducia. È un rifugio per chi soffre, – afferma –. Non soltanto dal punto di vista spirituale, ma anche attraverso un concreto sostegno materiale».

Molte parrocchie distribuiscono alimenti e beni di prima necessità grazie all’aiuto di organizzazioni internazionali e di reti di solidarietà ecclesiali come la Caritas o la Comunità di Sant’Egidio. Tra queste vi è anche la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che sostiene progetti pastorali e formativi per la comunità cattolica cubana.

Padre Correa racconta che in questo quadro anche le vocazioni religiose sono drasticamente diminuite, «ci sono 16 seminaristi in tutto il Paese. Molti giovani, compresi alcuni religiosi, scelgono di emigrare per mancanza di prospettive. Nonostante ciò, alcuni sacerdoti decidono di restare accanto alla popolazione condividendone le difficoltà».

«La fede e la carità sono ancora presenti», conclude. «Quello che oggi manca a molti cubani è soprattutto la speranza». Una speranza che continua però a sopravvivere nelle comunità, nelle famiglie e nelle parrocchie che, nonostante tutto, cercano di costruire un futuro diverso per l’isola». Info e donazioni su: kirche-in-not.ch/it

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