di Dennis Pellegrini/Catt.ch
Da oggi, per undici giorni, Locarno smette di essere semplicemente una città sul Lago Maggiore e diventa, come ogni agosto dal 1946, capitale del cinema mondiale. Il Locarno Film Festival apre la sua 79esima edizione con un programma di 233 film, 103 dei quali in prima mondiale, provenienti da 69 Paesi diversi. La Piazza Grande, con il suo schermo tra i più grandi d'Europa e le migliaia di sedie disposte sotto le stelle, torna a essere il cuore pulsante di una manifestazione che, insieme a Cannes, Venezia e Berlino, è tra le più longeve e prestigiose del continente, da sempre trampolino di lancio per giovani cineasti in cerca di consacrazione internazionale.
Camminando per le vie del centro storico, tra le prime code per gli accrediti e i manifesti che tappezzano ogni vetrina, si respira già quell'atmosfera sospesa tra rigore cinefilo e febbre da grande evento che rende Locarno un caso unico nel panorama festivaliero: una città di sedicimila abitanti che per undici giorni ne accoglie centinaia di migliaia, tra pubblico, professionisti e stampa internazionale.
Verso l'ottantesima edizione: un festival che guarda già al futuro
Se quest'anno si festeggiano i 79 anni con leggerezza, la testa della Fondazione è già rivolta al 2027, quando il Festival taglierà il traguardo tondo dell'ottantesima edizione. Da tempo la direzione ha manifestato l'intenzione di anticipare le date della manifestazione dalla tradizionale collocazione di agosto alla seconda metà di luglio, un cambiamento di calendario che il Consiglio d'amministrazione ha confermato essere un obiettivo strategico, motivato dalla necessità di rafforzare la posizione internazionale del Festival in un settore cinematografico in profonda trasformazione.
La partita, però, non è semplice. L'incastro con Moon&Stars, l'altro grande appuntamento estivo di Locarno che occupa la stessa Piazza Grande con i suoi concerti, si sta rivelando più complesso del previsto anche per il crescente successo della rassegna musicale. Il Municipio della città, che ha di recente messo a concorso la gestione degli eventi musicali per il periodo 2027-2031, ha esplicitamente tenuto conto nella propria richiesta di manifestazione d'interesse dell'eventuale anticipo del Festival del film, ipotizzando che i concerti possano in futuro svolgersi anch'essi ad agosto. Il dialogo tra le due manifestazioni, entrambe identitarie per Locarno, e la ricerca di un equilibrio condiviso con la Città e con il tessuto turistico regionale saranno dunque uno dei grandi cantieri dei prossimi mesi.
Tre concorsi, un programma vastissimo
Il cuore artistico del Festival resta il Concorso Internazionale, che quest'anno propone 17 prime mondiali in lizza per il Pardo d'Oro: tra i nomi più attesi il regista sudcoreano Hong Sangsoo, già vincitore del massimo riconoscimento a Locarno nel 2015, il canadese Denis Côté, e lo svizzero-portoghese Basil Da Cunha, che presenta l'ultimo capitolo della sua trilogia dedicata al quartiere lisboeta di Reboleira. A presiedere la giuria è il regista belga Fabrice Du Welz, affiancato da produttori, attrici e programmatori internazionali.
Accanto al concorso principale trovano spazio il Concorso Cineasti del Presente, dedicato alle opere prime e seconde di autori emergenti, con sedici film da altrettanti Paesi, e i Pardi di Domani, riservati a corti e mediometraggi, articolati in un concorso nazionale svizzero, uno internazionale e un terzo dedicato a corti d'autore di registi già affermati. Non mancano il Pardo for Change, che premia il film capace di incarnare con maggior forza istanze ambientali, etiche e sociali, e lo Swatch First Feature Award per il miglior esordio. Il resto del programma si distribuisce tra Piazza Grande, la Retrospettiva di quest'anno – dedicata alla lista nera hollywoodiana e alla sinistra del cinema statunitense durante il maccartismo, con opere di Charlie Chaplin e Martin Ritt — e sezioni come Fuori Concorso, Semaine de la Critique, Open Doors Screenings e Panorama Suisse, che quest'anno conta 36 produzioni elvetiche.
Classici sotto le stelle e ospiti da tutto il mondo
Chi ama il cinema di ieri quanto quello di domani troverà a Locarno pane per i propri denti: come da tradizione, alcune serate di Piazza Grande si concludono oltre la mezzanotte con la proiezione di grandi classici. Quest'anno tocca a Cuore selvaggio di David Lynch, a Balla coi lupi di Kevin Costner — nella sua versione restaurata integrale di quattro ore — e a Taxi Driver di Martin Scorsese, presentato in occasione dei suoi cinquant'anni.
Sul fronte degli ospiti, l'edizione 2026 schiera un parterre di prim'ordine. Isabella Rossellini apre il Festival ricevendo l'Excellence Award, in una serata che la vede protagonista anche della proiezione di Cuore selvaggio, film che l'ha consacrata attrice cult negli anni Novanta. Darren Aronofsky riceve il Pardo d'Onore: il regista americano, che ha costruito la propria cifra stilistica su personaggi spinti al limite tra redenzione e autodistruzione — da Requiem for a Dream a The Wrestler, da Black Swan a The Whale — presenta a Locarno The Fountain e Mother!. James Gray, fresco del passaggio a Cannes con il nuovo Paper Tiger, riceve il Pardo alla Carriera: la sua è una carriera costruita fin dal Leone d'Argento vinto a soli venticinque anni con Little Odessa, nutrita dai ricordi d'infanzia nella comunità russo-ebraica di New York.
Asia Argento riceve il Life Achievement Award e presenta sia il film italiano Armony di Dario Albertini, sia La Muerte No Tiene Dueño, già applaudito a Cannes. Monica Bellucci è invece in concorso nel cast di Ketticè di Giovanni Tortorici, prodotto da Luca Guadagnino. Chiude il cerchio delle grandi presenze Zoe Saldaña, premio Oscar per Emilia Pérez, attesa il 10 agosto per un incontro pubblico al Forum @Spazio Cinema, dove riceverà un Pardo speciale.
Una giuria di ragazzi, e una domanda aperta su Castellinaria
Tra le novità più significative di questa edizione c'è la nascita dei Locarno Kids Screenings come sezione competitiva ufficiale: per la prima volta sette lungometraggi dedicati a bambini, ragazzi e famiglie concorrono per il Locarno Kids Award la Mobiliare, assegnato da una giuria di tredici ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, che oltre a vedere i film in concorso seguono un percorso formativo quotidiano guidato da professionisti del settore per acquisire gli strumenti critici necessari alla valutazione delle opere. Un progetto che si inserisce nel più ampio programma educativo Locarno Kids, attivo dal 2021 e sostenuto dalla Mobiliare, e che punta a costruire fin dall'infanzia uno sguardo consapevole sul cinema.
È un'iniziativa che merita applausi per l'ambizione pedagogica, ma che apre anche una domanda legittima per chi segue da vicino la scena cinematografica ticinese: come si colloca rispetto a Castellinaria, il festival internazionale del cinema giovane nato a Bellinzona nel 1988, che da quasi quarant'anni rappresenta il punto di riferimento in Ticino per il cinema pensato da e per i più giovani? Le due manifestazioni si svolgono in periodi diversi dell'anno — Castellinaria tradizionalmente in autunno, i Locarno Kids Screenings dentro la cornice agostana del Festival maggiore — e rispondono a missioni non sovrapponibili: rassegna dedicata e specializzata l'una, sezione competitiva innestata in un festival generalista l'altra. Ma in un territorio piccolo come il Ticino, dove le risorse per l'educazione all'immagine sono limitate e spesso condivise tra le stesse scuole, gli stessi enti pubblici e gli stessi sponsor, la domanda su come le due realtà dialogheranno — o rischieranno invece di contendersi pubblico, attenzione mediatica e fondi — resta aperta, e sarà interessante osservarne gli sviluppi nelle prossime edizioni.