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"La mia settimana al Festival di Locarno, tra cinema e spiritualità, Piazza Grande e Chiesa Nuova"

di Dennis Pellegrini

Da grande appassionato di cinema, seguire la 79esima edizione del Locarno Film Festival per catt.ch e Catholica non è stato un incarico come un altro: è stata l'occasione di stare, per una decina di giorni, dentro quella febbre sospesa tra rigore cinefilo e grande evento che rende questa città di più di sedicimila abitanti capitale del cinema mondiale. 233 film, 103 prime mondiali, 69 Paesi: numeri che, camminando tra i manifesti del centro storico, si trasformano in code per gli accrediti, luci di Piazza Grande e conversazioni rubate fuori dalle sale.

Locarno79: il cinema torna tra grandi classici, star internazionali e uno sguardo al futuro

05/08/2026

Locarno79: il cinema torna tra grandi classici, star internazionali e uno sguardo al futuro

Locarno79 apre con 233 film, star come Rossellini, Aronofsky, Argento e Saldaña, e i classici Taxi Driver e Balla coi lupi in Piazza Grande. Tra i temi caldi: l'anticipo a luglio per gli 80 anni nel 2027 e la nuova giuria kids, che apre un confronto con Castellinaria.

Il mio compito principale è stato seguire il Concorso Internazionale, la sezione che assegna il Pardo d'Oro e che quest'anno, per la 53ª volta, vede affiancata la Giuria Ecumenica delle Chiese cattolica e riformata svizzere: quattro sguardi – di una teologa, un pastore, un sacerdote e una critica cinematografica – chiamati a scegliere il film capace di rendere percepibile la dimensione spirituale, con un premio assegnato di 10mila franchi.
Ho avuto la fortuna di avvicinare la Giuria in due momenti. Il primo è stato il culto ecumenico di domenica scorsa alla Chiesa nuova, organizzato dalla Comunità di Lavoro delle Chiese cristiane nel Ticino, durante il quale il gesuita zurighese, anche critico cinematografico, Franz-Xaver Hiestand, ha definito il cinema  una «cattedrale dell’epoca moderna» – immagine che porto ancora con me. 

Il cinema come cattedrale: al culto ecumenico di Locarno79 la predica di padre Hiestand

09/08/2026

Il cinema come cattedrale: al culto ecumenico di Locarno79 la predica di padre Hiestand

Alla Chiesa nuova di Locarno si è tenuto il culto ecumenico di Locarno79. Il gesuita Franz-Xaver Hiestand ha paragonato cinema e Chiesa, entrambi rivolti all'infinito, leggendo in chiave cristologica la scena delle Sirene in «The Odyssey» di Nolan.


Il secondo è stato martedì: l'aperitivo e il pranzo organizzati per conoscere la Giuria, aperti da un saluto del direttore artistico del Festival, Giona Nazzaro e da alcune domande ai giurati. A colpirmi è stata soprattutto una frase di Juha Rajamäki: dal cinema, ha detto, possiamo imparare ad avere un primo piano sulle persone. 

Nella Chiesa parliamo spesso di «campo largo», di sguardo che abbraccia il mondo intero – ma forse dovremmo ricordarci più spesso di stringere l'inquadratura sulla singola persona. È una riflessione che, da teologo prestato al giornalismo cinematografico, porterò a lungo con me.

Domani, sabato 15 agosto, ultimo giorno di Festival, la Giuria annuncerà infine il suo verdetto allo «Spazio Cinema».
Il mio sguardo, però, non si è fermato al solo Concorso. Ho potuto vedere film di altre sezioni, alcuni in prima mondiale, altri come grandi classici notturni di Piazza Grande. Tra tutte le proposte, mi hanno segnato Manhunt di Wayne Wapeemukwa, viaggio nichilista di due giovani canadesi che dalla solitudine scivolano nella violenza; I Rarely Wake Up Dreaming di Isabelle Stever, storia d'amore queer ucraina messa alla prova dalla transizione di genere di uno dei due partner e dalla guerra; Ketticè di Giovanni Tortorici, con una sorprendente Monica Bellucci, ritratto di una adolescenza palermitana nell'Italia berlusconiana; Objet a di Ann Oren, esplorazione stralunata del desiderio e del controllo attraverso due chirurghi della mano; Alberi erranti di Salvatore Mereu, favola sarda tratta da Alberto Capitta sulla ricerca della propria identità tra famiglie agli antipodi; e naturalmente Destroy All Girls di Erin Vassilopoulos, ritratto agrodolce di una fuga adolescenziale sui pattini in linea, tra le strade di New York e del New Jersey. Non sono mancati i grandi classici: Un re a New York di Chaplin, proiettato nella Retrospettiva dedicata al maccartismo hollywoodiano e che mi ha fatto ancora divertire molto, a settant'anni di distanza.
Dietro tutto questo, un Festival che continua silenziosamente il suo impegno sulla sostenibilità – energie rinnovabili, mobilità dolce, neutralità climatica entro il 2050 – a ricordarci che anche la settima arte non può prescindere da un rapporto responsabile con la realtà.

13/08/2026

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12/08/2026

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06/08/2026

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Tornando a casa la sera, tra i faretti che si spengono su Piazza Grande e le ultime chiacchiere dei cinefili sotto i portici, mi resta solo una domanda, che lascio aperta fino a domani, giorno del giudizio: sarà più forte in me l'entusiasmo per il film che riceverà il riconoscimento della Giuria Ecumenica, o quello per il vincitore del Pardo d'Oro? Confesso che, da cronista attento alla giustizia sociale, più che da scommettitore, un po' faccio il tifo perché coincidano.

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