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San Francesco a Giubiasco con la Cantoria: concerto nella sera del Transito con musiche di Bacchini

di Federico Anzini

Ottocento anni fa, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco moriva alla Porziuncola. Sabato 3 ottobre, nella sera del Transito, la chiesa parrocchiale di Giubiasco si riempirà delle sue parole. Alle 20.30 la Cantoria di Giubiasco, la Corale di Calò di Besana e l'Ensemble Larius eseguiranno «Il “nostro” Francesco», un concerto costruito su musiche nuove di Roberto Bacchini e sui testi autentici del Santo. Il commento sarà affidato a fra Michele Ravetta, cappuccino del convento del Bigorio. L'ingresso è libero. La serata cade nel cuore dell'Anno di San Francesco, il giubileo speciale indetto in gennaio dalla Penitenzieria Apostolica per l'ottavo centenario della morte del Poverello. Sostengono l'iniziativa la Pro Camorino, la Città di Bellinzona e la Parrocchia di Giubiasco.

Un titolo che viene da lontano

Le virgolette attorno a «nostro» hanno una storia. «Il titolo Il “nostro” Francesco non nasce oggi», racconta Michele Tamagni, direttore della Cantoria. «Lo avevamo già utilizzato nel 2008 per una delle nostre prime sacre rappresentazioni dedicate al santo di Assisi, realizzata con padre Callisto Caldelari, che è stato una figura fondamentale nel nostro percorso francescano.»

«Quel “nostro”, tra virgolette, non vuole certo significare un possesso. È piuttosto il Francesco che, negli anni, abbiamo imparato a conoscere e ad amare attraverso la musica, i suoi scritti, le riflessioni e le tante esperienze vissute insieme.» E aggiunge: «Ognuno, in fondo, può incontrare un proprio Francesco».

La Cantoria di Giubiasco a Catania con la locale Orchestra Scontrino
La Cantoria di Giubiasco a Catania con la locale Orchestra Scontrino © catt.ch

Pagine nuove per un anniversario

Il grande repertorio sacro resta una parte importante della vita della Cantoria, ma Tamagni ha sempre guardato oltre: «in questi quarantaquattro anni ho sempre pensato che un coro non dovesse soltanto custodire ciò che ha ricevuto: può anche contribuire, nel suo piccolo, a far nascere qualcosa di nuovo».

Per l'ottavo centenario la Cantoria voleva «lasciare qualcosa che andasse oltre la celebrazione di una ricorrenza». Così è nata la commissione a Bacchini, compositore di Vergiate che per anni è stato organista titolare della Collegiata di San Provino ad Agno. La richiesta era precisa. I testi dovevano essere attribuiti con certezza a Francesco, alcuni adattati per il canto da don Giorgio Busa. La scrittura doveva essere «alla portata di una realtà corale amatoriale come la nostra, senza rinunciare però alla qualità musicale». Accanto ai brani vocali, Bacchini ha scritto alcune pagine orchestrali ispirate alla vita del Santo.

Il risultato ha sorpreso anche chi l'aveva chiesto: «non un Francesco stereotipato o semplicemente “dolce”, ma una figura molto più ricca, nella quale convivono la lode, la contemplazione, la sofferenza, la fraternità e una spiritualità estremamente concreta». Le composizioni sono state pubblicate quest'anno dalle Edizioni Carrara.

Anteprima delle nuove composizioni dedicate a San Francesco d’Assisi, di cui ricorrono quest’anno gli 800 anni dalla morte, al Festival Mediterraneo di Musica Sacra del 14-17 maggio 2026 a Catania.

Parole da respirare

Se deve scegliere un brano, Tamagni indica, «probabilmente», il Cantico di frate Sole. «È una lode che parte dalle creature e dalla bellezza del mondo, ma arriva a comprendere anche la fragilità, la sofferenza e persino la morte.» Cantarlo è un'altra esperienza: «Cantandolo si è costretti, in un certo senso, a rallentare. Nella lettura rischiamo di riconoscere parole diventate familiari — sole, luna, stelle, acqua, fuoco — e di passarvi quasi sopra. La musica invece obbliga a soffermarsi sulle parole, a respirarle, a ripeterle e soprattutto a condividerle.» Poi il coro fa il resto: «Quel Laudato si’ non è più soltanto una frase che conosciamo: diventa realmente una lode pronunciata insieme».

C'è anche una preghiera che gli resta addosso, Alto e glorioso Dio, dove Francesco chiede che sia illuminato il buio del suo cuore. È un modo di «riconoscere che non abbiamo sempre tutte le risposte e chiedere luce per capire quale strada percorrere». Lo stesso spirito guida la serata: il 3 ottobre è pensato anzitutto come «un concerto aperto a tutti», anche per chi in chiesa non entra quasi mai. «Non vorremmo quindi offrire una lezione su Francesco. Vorremmo che parole scritte otto secoli fa, attraverso la musica, potessero raggiungere ciascuno liberamente. Poi ognuno ne farà ciò che sente.»

L'assemblea che non si vede

I concerti sono il volto più noto della Cantoria, non l'unico. Da sempre il coro anima anche la liturgia, in parrocchia e nelle celebrazioni diocesane. Le oltre 136 messe radiofoniche trasmesse dalla RSI con la Cantoria sono un capitolo a sé, lontano dal pubblico delle sere di concerto. Tamagni lo considera «forse uno degli aspetti meno visibili ma più profondi del nostro servizio liturgico».

«Quando si canta una messa alla radio, davanti a noi vediamo naturalmente l'assemblea presente in chiesa, ma sappiamo che ce n'è un'altra, invisibile e molto più lontana. Ci sono persone anziane, ammalate, persone sole o semplicemente impossibilitate a partecipare alla celebrazione. Pensare che il nostro canto possa entrare per qualche istante in una casa o in una camera d'ospedale cambia anche il modo di cantare.» «Non è una prestazione: è un servizio», dice. E dopo tante celebrazioni resta per il coro «una responsabilità e insieme un privilegio».

Due cori, una sola voce

È la prima volta che Giubiasco e Calò lavorano insieme a un progetto di questa portata. Tamagni chiama la corale brianzola un «prezioso compagno di avventura». Nell'incontro vede un gesto che sa di Assisi: «c'è anche qualcosa di molto francescano in tutto questo: uscire dalla propria realtà, incontrare altre persone, mettere insieme le proprie forze e costruire qualcosa che nessuno dei due cori avrebbe realizzato nello stesso modo da solo». Con loro suonano l'Ensemble Larius e l'oboe di Matteo Moretti, e canta il tenore Marco Rosiello.

Giubiasco è una tappa di un cammino più lungo. Venerdì 25 settembre il programma apre alla chiesa del Sacro Cuore di Bellinzona. Domenica 4 ottobre alle 16 sale al convento del Bigorio, domenica 29 novembre alle 17 approda a San Biagio, a Ravecchia. Sempre a ingresso libero. Il giubileo francescano si chiuderà il 10 gennaio 2027, ma Tamagni guarda già più in là: «Terminato l'ottavo centenario, queste musiche resteranno. Altri cori potranno riprenderle e continuare a far vivere attraverso di esse le parole di Francesco.» E ricorda che fare musica insieme significa un po' questo: «mettersi in ascolto, cercare una strada e percorrerla con gli altri».

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