di don Giuseppe Grampa
Quando don Mino concluse il suo servizio episcopale lasciò l’Episcopio accanto alla Cattedrale e cercò una nuova abitazione. Ricordo che un criterio lo guidava: trovare un alloggio che fosse vicino al confine con l’Italia così da poter fare ritorno, facilmente, a casa. E Loverciano è a nemmeno 15 minuti da Ponte Chiasso.
Un secondo ricordo. È abitudine della nostra famiglia ritrovarci il giorno di Ognissanti nel villaggio brianzolo dove è nata nostra Madre che ora riposa con nostro Padre e uno dei nostri cognati, nel piccolo cimitero. Si va in processione al Cimitero accompagnati dalla Banda Musicale che suona musiche di struggente malinconia, don Mino benedice le tombe e poi insieme prendiamo congedo dai nostri genitori. E ogni volta don Mino con un poco di emozione dice alle due sorelle e a me: «Io non potrò riposare qui con i nostri Genitori, per i Vescovi a Lugano è pronta una Cripta. Ma io desidero che su questa lapide accanto ai nomi e alle fotografie dei nostri Genitori e di nostro cognato vi sia anche il mio nome e la mia fotografia. Così la gente del paese che visita il Cimitero potrà dire una preghiera anche per me». Due piccoli indizi del legame di don Mino con la nostra famiglia.
Anche in questo don Mino è «ambrosiano». Il grande vescovo Ambrogio coltivò infatti un profondo affetto per la sorella Marcellina e il fratello Satiro. Quando Ambrogio venne scelto come vescovo di Milano Marcellina e Satiro lo raggiunsero. Satiro in particolare grazie alle sue competenze aiutò il fratello nei problemi economici della Chiesa milanese. Tutti e tre con l’aureola della santità e sepolti nella basilica santambrosiana. Non sarà così anche per i quattro Grampa, fratelli e sorelle ma posso attestare che don Mino ha mantenuto sempre intensi legami con la nostra famiglia. E ha sempre contribuito alla soluzione dei problemi che l’hanno investita.
Altri e con la competenza che non ho diranno del lavoro di don Mino per la sua Chiesa luganese. Mi limito ad una impressione ricavata viaggiando con don Mino per le strade del Cantone. Nel periodo estivo abbiamo percorso la Vallemaggia per raggiungere la stupenda chiesa edificata dall’architetto Botta dopo la valanga che aveva distrutto il villaggio di Mogno. E mi raccontava della organizzazione religiosa della valle ricca di tante piccole comunità facendo fronte alla scarsità del clero. Più volte abbiamo raggiunto il canton Grigioni per visitare cari amici, percorrendo le splendide valli e superando il valico di san Bernardino. Ricordo di quei viaggi la meticolosa conoscenza dei villaggi che attraversavamo, il pensiero andava a don Emilio Conrad e a S.E. mons. Valerio Lazzeri.
In quei viaggi l’ho conosciuto come l’evangelico pastore che conosce e chiama per nome le sue pecore, un vescovo che ha amato e visitato tutte le comunità della sua diocesi raccogliendo in alcuni preziosi volumi una impareggiabile ricognizione della Chiesa ticinese che, penso, sarà utile al suo prossimo vescovo.