di Tiziana Zaninelli
Impavido e prudente. Facondo e riflessivo. Irruente e riservato. Polemico e saggio. Concreto e spirituale. Generoso sempre. Descrivere la ricca personalità del vescovo emerito non è semplice. Ci provo con alcuni ricordi. Da sempre uomo di scuola, dapprima al seminario allora a Lucino e poi dal 1965 al 1975 professore al Papio di cui divenne rettore dal 1979 fino alla nomina episcopale nel 2003. Da emerito ancora una volta in un istituto, quello di Loverciano, una vita trascorsa in mezzo agli studenti. Ora tra gli ospiti della Casa S. Angelo, ospiti che con un sorriso gioioso e commovente nella spontaneità lo salutano con «ciao vescovo!».
Innumerevoli sono gli aneddoti della sua storia di docente, quelli più curiosi in gita scolastica, indimenticabile un suo tuonare a notte fonda in un albergo dei Lidi ferraresi perché un gruppo di liceali non permetteva ai nostri allievi di dormire, per poi ottenere il silenzio. Così come non si può non citare la sua camminata veloce nelle passeggiate della Giornata dell’amicizia che iniziava l’anno scolastico al Papio o la solenne ramanzina che mi fece perché due nostri allievi erano stati dimenticati a Cardada mentre tutti gli altri erano già a Orselina. Ho sempre ricordato una sua frase celebre: «Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diseguali» (don Milani), uno dei principi su cui si basava il suo educare allieve e allievi. Ha una grande capacità di leggere le persone e di accompagnarle; da qualcuno è stato incompreso o osteggiato per il suo modo di fare sbrigativo, «primario» dice lui.
In Collegio si devono a lui negli anni ’90 l’ampliamento e la nuova ala, così come il restauro della chiesa di S. Maria della Misericordia. A Lugano, da vescovo, non fu da meno con la promozione presso il Cantone della costruzione dell’archivio, di diversi lavori nello stabile della curia e di una capiente sala riunioni ma soprattutto del restauro della Cattedrale.
Fedele nelle amicizie, ne cito solo alcune: mons. Storelli che gli fu accanto anche in curia, Gianni Ballabio, fidatissimo segretario, Arnoldo Gilardi, l’amico di tanti viaggi. Ad agosto spariva per qualche settimana, a Salisburgo per il Festival, ospite di una benefattrice e del suo circolo di melomani, spesso nella casa di famiglia a Caslino d’Erba, in quella Brianza di gaddiana memoria, portato lì dall’affetto devoto per la madre Veronica, donna forte, che ricordava le donne di Palazzeschi.
Mons. Pier Giacomo ha sempre svolto con impegno pieno i suoi compiti; sul suo essere «emerito» invece ribadiva nel ’21 in un’intervista che «la figura del Vescovo emerito di recente istituzione deve essere ancora meglio elaborata». Non gli sono mancate le delusioni, una su tutte la chiusura mai davvero accettata del GdP, per il quale si era molto speso nella ricerca di fondi. Auguri mons. Pier Giacomo, un abbraccio don Mino.