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Mons. Grampa a 90 anni, «un vento che non si stanca di soffiare»

di Giuseppe Zois

Per il vescovo Pier Giacomo Grampa la metafora più calzante è quella del vento. Sia al Collegio Papio, cui ha legato ben 38 dei suoi anni, sia sulla cattedra di San Lorenzo, don Mino non si stanca di soffiare, talvolta anche impetuoso. Ora si è un po’ placato e si può parlar di bonaccia. Su alcune questioni o nodi, però è fermo, anzi irremovibile e non serviranno a scioglierli neppure i 90 anni di vita, che porta con invidiabile gagliardia fisica e intellettuale.

Un’altra definizione che gli va d’ufficio – questa l’ho imparata bene, nell’oltre mezzo secolo di conoscenza e di collaborazione con lui – è quella di «uomo del fare». E quanto ne ha fatto, sui cantieri di ogni genere che ha avviato, anche a due o tre per volta per non farsi mancare niente. Instancabile, operativo, poche ore per il sonno, molte per la scrittura che confinava in genere nella notte o in spazi antelucani. Dio solo conosce (lui ha perso il conto) la piena ininterrotta, che va avanti da decenni, su argomenti estesi come il firmamento, dal campo sconfinato della Chiesa, a quello della quotidianità spicciola, su costume e società, educazione e scuola.

Puntuale nell’intervenire, aggiornato, chiaro nell’esporre il tema. Diciamo che ha il merito di non usare perifrasi: pane al pane, emotivo primario, ma sempre restando uomo prima che prete.

Impossibile il dettaglio nell’elenco del suo fare. Prima di scendere da Ascona a Lugano ha voluto la costruzione del nuovo Papio e i restauri della chiesa annessa, dotandola del nuovo organo. Per l’episcopato, limitiamoci a 4 punti cardinali: con la Visita pastorale è stato in qualcosa come 255 parrocchie; ha acquisito il convento di Loreto e il monastero S. Giuseppe trasformato in Centro diocesano; infine ha salvato per 10 anni il Giornale del Popolo e non gli è proprio andata giù la chiusura, dopo che con volontà granitica era riuscito a scongiurarla. Per uno come don Mino, abituato a vincere le scommesse, peccato non avergli concesso la possibilità di giocarsela.

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