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Grampa scrittore: i libri del vescovo emerito tra Concilio, lettere pastorali e memoria

Il 28 ottobre mons. Pier Giacomo Grampa compie 90 anni, e per buona parte di quegli anni ha scritto. Di notte, soprattutto, o nelle ore prima dell’alba, come ricorda Giuseppe Zois nelle pagine che Catholica gli ha dedicato il 24 ottobre. Vescovo di Lugano dal 2004 al 2013, negli ultimi anni ha riordinato quel lavoro in tre libri usciti tra Milano e Locarno: uno sul Concilio Vaticano II, la raccolta delle sue lettere pastorali e una galleria di ritratti dei vescovi che lo hanno preceduto. Intorno a questi stanno le prefazioni firmate per ricerche di storia locale, dal Collegio Papio di Ascona alla chiesa di San Vittore a Muralto.

Il Concilio come bussola

Il testo a cui Grampa ha dedicato più anni è quello sul Vaticano II. «Il concilio una grande luce. Per non perdere la bussola» era uscito una prima volta nel 2019, quando si avvicinavano i sessant’anni del suo sacerdozio, con la prefazione di mons. Valerio Lazzeri, allora vescovo di Lugano. L’editrice milanese IPL lo ha riproposto a gennaio 2025 in una nuova edizione di 112 pagine introdotta dal teologo Marco Vergottini. Dentro ci sono interventi scritti in quasi cinquant’anni, dal 1970 al 2019, pensati per una generazione che del Concilio ha sentito parlare poco. A chi attribuisce al Concilio la crisi della Chiesa, Grampa risponde che venire dopo non significa esserne la causa, e indica motivi interni ed esterni, a partire dal contesto culturale. Non accetta né la lettura della rottura né quella della semplice continuità e propone una riforma nella continuità. L’appendice è dedicata a quattro questioni che considera ancora aperte: la prassi della penitenza, l’evangelizzazione, la povertà della Chiesa e il ruolo della donna.

Dieci lettere sulla strada di Emmaus

Nel 2024, sempre presso IPL e a cura di Vergottini, è uscito «E camminava con loro. Parole a servizio della Chiesa». Raccoglie le dieci lettere pastorali che il vescovo ha indirizzato alla diocesi ogni settembre, dal 2004 al 2013, legate tra loro dal racconto dei discepoli di Emmaus nel Vangelo di Luca, da cui viene il titolo. Si va da «Tu sei necessario, Cristo», sulla domenica e la liturgia, a «Non hanno più vino», sul matrimonio e le coppie in difficoltà, fino a «Rafforza la speranza che è in noi», scritta nel 2013 rileggendo la Dei Verbum. In «Andava di villaggio in villaggio» (2008) il tema è la nuova evangelizzazione; in «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (2011) Grampa preparava già i fedeli all’arrivo del successore. La postfazione è del fratello, don Giuseppe Grampa, e il titolo dice molto della formazione di entrambi: «Alla scuola di Montini e Martini».

Ritratti di chi è venuto prima

Più personale è «Il ricordo dei nostri Vescovi. Credere, grazie a chi ha creduto prima di noi», pubblicato da Dadò nel 2024. In 112 pagine Grampa ripercorre la storia della Chiesa ticinese attraverso i vescovi e gli amministratori apostolici che lo hanno preceduto, da Eugenio Lachat a Giuseppe Torti, passando per Aurelio Bacciarini, Angelo Jelmini, Giuseppe Martinoli, Ernesto Togni ed Eugenio Corecco. In apertura c’è Carlo Borromeo, radice lontana della tradizione diocesana. Non è uno studio storico in senso stretto, e l’autore non lo presenta come tale: lo definisce un «segno d’affetto, riconoscenza e viva gratitudine per chi mi ha preceduto in questo servizio».

Le prefazioni per gli storici

Poi ci sono i libri degli altri. Grampa ha firmato la prefazione a «Il Collegio Papio di Ascona. Da Carlo Borromeo alla diocesi di Lugano» di Lorenzo Planzi (Dadò, 2018), oltre quattrocento pagine sulla scuola che ha guidato da rettore dal 1979 al 2003. Planzi racconta che l’idea gli fu proposta durante una cena di San Lorenzo e che il volume è stato scritto «praticamente a quattro mani». Dello stesso autore è «La chiesa del Santo. San Vittore a Muralto nella storia» (Dadò, 2015), anche questo con una sua prefazione. Il nome del vescovo emerito apre «La Strada Alta dello Scautismo» di Giorgio Zappa (Dadò, 2019), raccolta di scritti sul movimento scout ticinese, mentre già nel 2007 firmava la presentazione di «L’ora della carità» di Silvia Sartorio, ricerca sul vescovo Jelmini e sull’accoglienza dei rifugiati in Ticino tra il 1943 e il 1946.

Un lavoro ancora aperto

I novant’anni non hanno chiuso il cantiere. Il 21 aprile scorso Grampa era ospite della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano per un incontro dal titolo «La Chiesa cattolica in Ticino. Diagnosi e prognosi per il futuro», e di recente ha risposto anche alle domande dello stesso Zois per «Strade sicure per tutti», un libro sulla sicurezza stradale rivolto ai giovani. Resta poi la serie di volumi in cui, secondo il fratello Giuseppe, ha raccolto la ricognizione delle comunità visitate durante l’episcopato: un inventario della Chiesa ticinese che don Giuseppe immagina sul tavolo del prossimo vescovo di Lugano.

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