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Sindrome di Down: Domitilla si diploma al liceo artistico di Perugia

Ha diciotto anni, una passione per l'arte che vorrebbe trasformare in mestiere, e da qualche giorno anche un diploma di liceo artistico in tasca. Domitilla ha la sindrome di Down e ha appena superato l'esame di maturità al liceo "Bernardino di Betto" di Perugia con un punteggio di 77 su 100, chiudendo un percorso di cinque anni che all'inizio sembrava destinato a fermarsi molto prima del traguardo. Quando aveva iniziato le superiori, infatti, la scuola le aveva prospettato un iter diverso, quello che porta al semplice attestato di frequenza e non al diploma vero e proprio. Lei e la sua famiglia hanno scelto un'altra strada: affrontare il programma ministeriale, fino in fondo, fino all'esame di Stato.

Una scelta di famiglia, prima ancora che di scuola

Non è un dettaglio da poco. In Italia gli studenti con disabilità possono seguire percorsi personalizzati che, in molti casi, si concludono con un attestato di crediti formativi invece che con il diploma. È un sistema pensato per adattarsi alle diverse capacità, ma che a volte finisce per chiudere porte prima ancora di aprirle. Domitilla e i suoi genitori hanno deciso di non accontentarsi di quella soluzione, e di affrontare gli stessi obiettivi previsti per tutti gli altri studenti. Una scelta che ha significato cinque anni di lavoro supplementare, sostenuto dagli insegnanti, dalla docente di sostegno e dalla neuropsichiatra che l'ha seguita lungo tutto il percorso. Fisica era la materia più ostica: l'anno scorso l'aveva portata con un 5 a settembre, poi promossa con un 7 che, a quanto pare, le ha portato fortuna fino alla fine.

L'esame: un elaborato sul design del libro

All'orale Domitilla ha presentato un lavoro dedicato al design del libro, e ha risposto alle domande su italiano, filosofia e le materie caratterizzanti dell'indirizzo artistico, esattamente come qualsiasi altro candidato del suo liceo. Chi la conosce la descrive come una ragazza solare, «la più precisina di casa», con la risposta sempre pronta e un carattere ben definito: simpatie, antipatie, amicizie strette. Non un simbolo, insomma, ma una diciottenne con i suoi gusti e i suoi tempi, che ha voluto misurarsi con lo stesso metro di giudizio riservato a tutti. Ed è forse proprio in questo, più che nel voto in sé, che sta il senso della sua storia.

Guardando già oltre: il sogno del Dams

Con il diploma in mano, Domitilla non si ferma. Il suo obiettivo è iscriversi al Dams, il corso dedicato alle discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, legato all'Accademia di Belle Arti di Roma. Un passo che fino a poco tempo fa, per un percorso come il suo, non era affatto scontato: il diploma è la condizione necessaria per accedere all'università, ed è proprio quella porta che rischiava di restarle chiusa.

Il valore di una scelta controcorrente

C'è qualcosa che va oltre la cronaca scolastica, in questa vicenda, ed è proprio quello che può interessare a chi guarda al mondo con uno sguardo attento alla dignità di ogni persona. La sindrome di Down non è scomparsa, i limiti che comporta restano gli stessi di cinque anni fa. Quello che è cambiato è il modo di guardare quei limiti: non come un confine invalicabile da accettare fin da subito, ma come un ostacolo da affrontare, con fatica, con il sostegno di chi crede che ne valga la pena. Domitilla non ha vinto contro la sindrome di Down, ha vinto contro un'idea di destino già scritto, quella che spesso, senza nemmeno accorgersene, si finisce per attribuire a chi nasce diverso dalla maggioranza. Ogni persona, qualunque sia la sua condizione, porta con sé una vocazione a crescere, a imparare, a desiderare qualcosa di più: è un principio semplice, ma che questa storia restituisce con una concretezza che nessun discorso teorico saprebbe eguagliare. Un diploma, alla fine, è solo un pezzo di carta. Ma per Domitilla, e per chi le ha creduto, è la prova che nessuna diagnosi può stabilire in anticipo fin dove si può arrivare.

fonte: agenzie/catt.ch

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