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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (15 gennaio 2026)
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  • Gerusalemme

    Le scuole cristiane di Gerusalemme contro le restrizioni ai docenti palestinesi

    Circa 10.000 studenti delle scuole cristiane di Gerusalemme non hanno potuto riprendere le lezioni dopo la fine delle vacanze natalizie. I direttori dei 12 istituti educativi privati con sede nella città hanno indetto uno sciopero contro la decisione delle autorità israeliane di non rinnovare i permessi di lavoro di 171 insegnanti provenienti dai Territori palestinesi occupati.

    La nota di protesta delle 12 scuole cristiane

    "Tali procedure", denuncia il 10 gennaio una nota del segretariato generale delle Istituzioni educative cristiane di Gerusalemme, "avvantaggiano solo coloro che desiderano danneggiare la vita educativa e pedagogica". Purtroppo il problema, spiega fratel Daoud Kassabry, direttore del Collegio dei fratelli delle Scuole cristiane (La Salle), in un articolo apparso su TerraSanta.net e sul quotidiano «La Croix», è iniziato "già in estate", quando alcuni permessi sono stati rinnovati solo fino all’11 gennaio, e senza che "i pochi rilasciati includessero il sabato, che è però giorno di scuola". Israele, si fa presente ancora sulla pagina web della Fondazione Terra Santa, "sostiene che il programma palestinese contenga incitamenti all’odio e nega il suo diritto all’esistenza. Di conseguenza, le scuole private subiscono una pressione crescente affinché adottino il programma israeliano come condizione per ottenere sovvenzioni, mentre i loro bilanci sono messi a dura prova dalla guerra".

    Il ministero palestinese: un attacco alla nostra identità

    A sostenere la protesta anche il ministero dell’Istruzione palestinese. "Queste misure costituiscono parte integrante di un attacco mirato al sistema educativo palestinese a Gerusalemme, nel tentativo di minare l’identità palestinese, confiscare il diritto all’istruzione e ostacolare il diritto alla libertà di movimento, il tutto in violazione delle leggi e delle convenzioni internazionali", si dice in una nota, in cui si evidenzia come "ottenere permessi completi e senza restrizioni" sia "un diritto fondamentale che non può essere compromesso o alterato".

    Il parziale passo indietro delle autorità israeliane

    Dopo l’uscita del comunicato delle scuole cristiane contro le "misure arbitrarie" di Tel Aviv, le autorità israeliane hanno deciso di rinnovare alcuni permessi, ma solo per cinque giorni invece dei consueti sette.

    Una minaccia costante contro gli istituti scolastici cristiani

    Attualmente i permessi sono rilasciati in via temporanea da Israele ai residenti palestinesi della Cisgiordania, nello Stato di Palestina, per consentire loro di lavorare legalmente in territorio israeliano; sono soggetti a controlli di sicurezza e limitati nel tempo. Ma un progetto di legge del 2025 all’esame della Knesset "mira a vietare l’impiego di insegnanti che abbiano studiato nei Territori palestinesi". Con oltre il 60% dei docenti di Gerusalemme che ha titoli di questo tipo, "la misura fa incombere una minaccia costante sugli istituti scolastici", denuncia infine TerraSanta.net.

    Vatican News

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