di Silvia Guggiari
Da 499 anni, il 6 maggio in Vaticano è il giorno del giuramento delle Guardie Svizzere, solo la pandemia nel 2020 e la morte di papa Francesco nel 2025 hanno fatto traslare questo avvenimento il 4 ottobre. Saranno due i ticinesi che, insieme a 26 altri giovani svizzeri, mercoledì giureranno di proteggere e difendere il Papa a costo della propria vita: il Ticino, con 12 guardie, è al momento il secondo Cantone per presenze in caserma.
Davide, «Il finto ticinese»
È stato soprannominato «il finto ticinese» Davide Iannalfo, 24 anni, papà italiano e mamma bleniese: nato e cresciuto nel canton Vaud, vicino a Losanna, da sempre mantiene un legame molto forte con il Ticino, suo cantone d’origine ed è per questo che mercoledì giurerà in italiano. Dopo aver svolto il militare a Isone con il grado di sergente, Davide ha conseguito gli studi in Relazioni Internazionali. Arrivando a Roma, ha realizzato un desiderio che stava lavorando in lui già da quando «durante la Fête des Vignerons a Vevey nel 2019, due guardie avevano presentato il servizio e la vita nella GSP – racconta Davide –. All’epoca ero minorenne, ma quel seme è lentamente cresciuto in me, finché è maturato verso la fine degli studi. Vivere questa esperienza è un’opportunità data soltanto a un centinaio di svizzeri, significa far parte di un pezzetto di storia grandissima e davanti a questo ci si sente piccoli». In questa realtà, pienamente sostenuto dalla famiglia, Davide trova i valori che da sempre condivide e desidera sviluppare: «L’ambito militare in cui da sempre mi sento a mio agio, la fede che è senza dubbio il motore della mia vita e l’aspetto universale della Chiesa cattolica che raggiunge anche quell’interesse che ho per l’altro e che mi ha spinto verso gli studi di Relazioni internazionali».
Un esercito sì, ma con una dimensione spirituale, è questo aspetto che ha portato Davide a scegliere di intraprendere l’esperienza nella Guardia Pontificia: «Senza fede, siamo semplici agenti di sicurezza con divise originali che proteggono un Capo di Stato. Con la fede, il nostro compito si trasforma nella protezione del Vicario di Cristo, l’uomo al timone di una barca di più di un miliardo di fedeli».
E quando chiediamo a Davide dell’emozione di vedere e incontrare il Papa così da vicino ci dice «È una grazia per la quale non posso che essere grato». Tutto è pronto per l’evento di mercoledì pomeriggio: «L’emozione sarà alta, e lo sarà ancora di più se il Papa deciderà di venire (come lo scorso anno, ndr)! Tutto ciò che facciamo sin dall’inizio del nostro servizio sarà cristallizzato con il giuramento. Non vedo l’ora!», conclude Davide.
Mattia, da Bellinzona a Roma
Nato e cresciuto a Bellinzona, Mattia Canonica è arrivato a Roma nel gennaio scorso dopo aver svolto il servizio militare a Payerne prima e gli studi universitari a Friburgo in letteratura e filologia italiana poi: «Molto spesso fra di noi, – racconta Mattia – discutiamo su quali siano le motivazioni che ci hanno spinto ad entrare in questo corpo. Per me è difficile dare un’unica risposta: approfondire la fede, fare un’esperienza straordinaria riservata a pochissime persone, ma pure potersi immergere in uno dei luoghi più carichi di cultura di tutto il mondo... Sono tante piccole tessere di un mosaico che compongono un’immagine solo se poste l’una accanto all’altra».
Anche Mattia, come Davide, confida che far parte di questo Corpo è un «privilegio»: «Abbiamo la possibilità di visitare ogni giorno dei luoghi che sono poco accessibili alle persone ordinarie. Proprio per questo, cerco ogni giorno di essere riconoscente e grato per l’opportunità, lasciandomi stupire dalla magnificenza che ci circonda. Tra queste mura, viene semplice dare risalto a una riflessione interiore e alla ricerca di una Bellezza altra, trascendente».
Ma non fa un certo effetto pensare di sacrificare la propria vita per il Pontefice? «Molto spesso – spiega Mattia – quando si parla di “dare la vita” la prima cosa che si pensa è l’immagine, forse poetica, di compiere l’estremo sacrificio nel caso di un attentato al Papa. È indubbio che questa componente sia presente, se però andiamo più in profondità, il “dare la vita” ha pure un’accezione più quotidiana, ma non per questo meno importante. Doversi svegliare presto al mattino, stare lunghe ore sotto il sole a dare indicazioni ai turisti, oppure combattere il sonno nei turni di notte sono tutti dei sacrifici che vengono fatti da noi Guardie che, appunto, diamo la vita per il Papa svolgendo il nostro servizio nella maniera migliore possibile in ogni momento, anche in quelli meno eclatanti», conclude Mattia.
Il 6 maggio in ricordo del Sacco di Roma
Il giuramento di 28 guardie della Guardia Svizzera Pontificia avrà luogo mercoledì 6 maggio alle 17 nel Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico in Vaticano. Ogni anno, le nuove guardie prestano giuramento in occasione dell’anniversario del sacco di Roma, dove 189 Guardie Svizzere difesero Papa Clemente VII contro l’esercito di Carlo V. Sarà presente una delegazione della Confederazione Svizzera, guidata dal Presidente Guy Parmelin, dal Presidente del Consiglio Nazionale Pierre-André Page e dal Presidente del Consiglio degli Stati Stefan Engler. L’Esercito svizzero sarà rappresentato dal Capo dell’Esercito, il comandante di corpo Benedikt Roos, mentre la Conferenza Episcopale Svizzera sarà rappresentata da mons. Charles Morerod (Presidente), vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. La delegazione del Cantone ospite di quest’anno, la Turgovia, sarà guidata dal Consiglio di Stato e presieduta dal Presidente del Consiglio di Stato Dominik Diezi.
Sarà possibile assistere al Giuramento in streaming su: www.guardiasvizzera.ch.