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    In Medio Oriente è già crisi umanitaria: "serve uno sforzo collettivo"

    di Silvia Guggiari

    L’emergenza umanitaria in Medio Oriente continua a peggiorare rapidamente. I conflitti che attraversano diversi Paesi della regione stanno provocando nuovi sfollamenti e aggravando crisi già esistenti. È questo il quadro descritto da Wael Darwish, direttore del programma in Medio Oriente di Caritas Svizzera, impegnata sul campo insieme a partner locali per sostenere le popolazioni colpite.

    L’escalation militare avviata il 28 febbraio con l’attacco israelo-statunitense all’Iran si inserisce in un contesto regionale già profondamente segnato da anni di guerra e instabilità economica. Paesi come Siria, Iraq e Libano affrontavano da tempo gravi difficoltà, alle quali ora si aggiungono nuove tensioni che coinvolgono anche l’Iran e l’intero Medio Oriente: «Non si tratta di una crisi limitata a un solo Paese», spiega Darwish. «Quando scoppia un conflitto in questa regione, gli effetti si estendono rapidamente ai Paesi vicini. Oggi stiamo assistendo a emergenze umanitarie diffuse, con milioni di persone che hanno bisogno di assistenza».

    Con l’intensificarsi delle ostilità, nuovi sfollati si aggiungono a chi viveva già in condizioni precarie. In alcuni casi, intere comunità sono state costrette ad abbandonare le proprie case nel giro di pochi giorni.

    Le organizzazioni umanitarie cercano di rispondere ai bisogni più urgenti, ma le difficoltà sono enormi. Negli ultimi anni, infatti, i finanziamenti destinati agli aiuti internazionali sono diminuiti, rendendo più difficile per molte agenzie intervenire in modo adeguato: «I bisogni aumentano ogni giorno», racconta. «La scala della crisi è tale che nessuna organizzazione può affrontarla da sola. È necessario uno sforzo collettivo della comunità internazionale».

    In Paesi come il Libano, l’assistenza umanitaria si concentra soprattutto sugli sfollati. Molte persone hanno trovato rifugio in strutture pubbliche o in rifugi temporanei, mentre altre sono state costrette a dormire all’aperto.

    Attraverso i propri partner locali, Caritas fornisce beni di prima necessità come cibo, coperte, materassi e kit igienici. In alcuni luoghi vengono distribuiti anche pasti caldi, particolarmente importanti durante il periodo del Ramadan. Parallelamente vengono organizzati interventi sanitari, con la distribuzione di medicinali e l’attivazione di cliniche mediche mobili.

    Oltre all’assistenza immediata, cresce la preoccupazione per la protezione dei civili e per il rispetto del diritto umanitario internazionale. Diverse organizzazioni hanno lanciato appelli affinché le parti in conflitto garantiscano la sicurezza delle popolazioni.

    La speranza è che si possa arrivare presto a una cessazione delle ostilità. «In questa guerra non ci sono vincitori», affermano. «Ogni giorno persone innocenti perdono la vita e sempre più famiglie sono costrette a lasciare le proprie case».

    L’obiettivo principale resta quello di permettere alle persone sfollate di tornare nelle loro terre e ricostruire le proprie vite. «Le comunità della regione hanno già sofferto per anni a causa di guerre e crisi economiche», conclude Darwish. «Ora hanno bisogno soprattutto di pace, stabilità e della possibilità di vivere con dignità».

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