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A Cristo per Maria. Il commento spirituale di padre Roberto Fusco per il mese mariano

di fra Roberto Fusco*

Con l’inizio del mese di maggio, la Chiesa torna a posare lo sguardo su Maria non come su una devozione accessoria, ma come su una presenza essenziale nel cammino della fede. Maria non trattiene, non si sostituisce, non si interpone: Maria conduce. È questa la verità più semplice e più decisiva, e anche la più liberante per una fede che rischia talvolta di disperdersi in forme esteriori.

In un tempo in cui anche il linguaggio religioso può diventare confuso o appesantito da espressioni non sempre equilibrate, è importante ritrovare la sobrietà evangelica della figura di Maria. Come ha ricordato un recente intervento del Dicastero della Dottrina della Fede, non è opportuno attribuire alla Vergine titoli che possano oscurare l’unicità della mediazione di Cristo: «In nessun altro c’è salvezza». Non si tratta di ridurre la grandezza di Maria, ma di custodirne la verità più profonda, quella che la rende davvero luminosa per la vita della Chiesa.

Maria è grande proprio perché è tutta relativa a Cristo. È la Madre, ma è anche la prima discepola. È colei che dice «sì», ma quel sì non trattiene nulla per sé: apre tutto al Figlio. Ogni autentica devozione mariana, infatti, non costruisce percorsi paralleli, ma conduce sempre al cuore del Vangelo. Maria è presenza discreta, mai ingombrante; è guida silenziosa che accompagna senza sostituirsi. Potremmo dire che è «sulla soglia»: non offre una strada alternativa, ma aiuta ad entrare nella relazione viva con Cristo.

Maggio allora non è solo il mese dei fiori, dei rosari recitati quasi per abitudine o delle immagini ornate, ma può diventare una vera scuola interiore. Maria ci insegna uno stile di fede: il silenzio che ascolta, la fiducia che si affida anche senza comprendere tutto, la perseveranza che resta sotto la croce senza fuggire. In lei vediamo cosa significa vivere una relazione autentica con Dio: non possederlo, ma accoglierlo; non piegarlo ai propri progetti, ma lasciarsi guidare.

C’è un rischio sottile nella devozione mariana: cercare Maria per evitare Cristo, oppure ingrandire Maria fino a trasformarla, senza accorgercene, in un’alternativa. Ma la vera devozione a lei è di un altro genere, più profondo. Più la si incontra davvero, più si viene condotti a Gesù. Più la si ama, più si entra nel mistero pasquale del Figlio, nella sua morte e risurrezione.

All’inizio di questo mese, allora, la domanda non è quante preghiere diremo, ma che tipo di cammino vogliamo fare. Se sarà un tempo di semplice ripetizione o un’occasione reale di conversione. Maria non chiede molto, ma chiede tutto: disponibilità, ascolto, fiducia. Il suo invito resta quello di Cana: «Qualsiasi cosa vi dirà, fatela» (Gv 2,5). Ed è forse proprio qui il cuore della devozione mariana: non fermarsi a Maria, ma lasciarsi prendere per mano da lei e condurre fino a Cristo, dove la fede diventa vita e la vita trova finalmente la sua pienezza.

*prof. di Teologia spirituale, Facoltà di Teologia di Lugano

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