di Cristina Vonzun
Nella spettacolare luce interna della Sagrada Familia, tra migliaia di sacerdoti di tutta la diocesi di Barcellona con il Papa che ha presieduto il rito, hanno avuto l’occasione di concelebrare a questo grande evento voluto in occasione dell’inaugurazione della nuova torre, la Torre di Gesù nel prodigioso tempio espiatorio di Gaudí e che ora fa della Sagrada Familia la chiesa più alta del mondo con i suoi 172,5 metri, anche il parroco di Locarno, don Carmelo Andreatta e quello di Tenero-Contra, don Cristian Buga. Li sentiamo al telefono, entrambi stupiti della grande partecipazione popolare e ancora toccati nel profondo dal momento vissuto. “Per noi è stata una gioia grande. Eravamo nella Sagrada Familia insieme ai confratelli della diocesi di Barcellona, con i quali abbiamo fatto subito amicizia. Come ci hanno detto, nonostante quella di Barcellona non risulti essere una comunità particolarmente credente, la partecipazione a questo evento è stata spettacolare. Parlando con un prete della diocesi, ci ha detto che la Spagna come la stessa Barcellona, nella parte Sud è pregna di tradizione religiosa mentre la parte Nord è più commerciale e turistica e si riscontra più secolarizzazione. La grande partecipazione a questi eventi con il Papa è sotto gli occhi di tutti, poi bisognerebbe sondarne le ragioni”, spiega don Carmelo. La combinazione del viaggio di don Carmelo e don Cristian è avvenuta grazie all’amministratore apostolico, vescovo Alain, che conosce il parroco della Sagrada Familia ed è riuscito a far avere due posti ai preti ticinesi per la concelebrazione.
L’omelia di Papa Leone: la costruzione della Sagrada Familia, come edificazione della Chiesa
Un evento di popolo a cui hanno partecipato circa 120 mila persone assistendovi nelle aree circostanti e lungo il percorso dai maxi-schermi, mentre 9000 fedeli erano alla Messa, all’interno e all’esterno della basilica. Presenti i reali di Spagna e autorità politiche di ogni provenienza.
“Papa Leone nella sua omelia – osserva don Carmelo – ha rimesso in luce la grandezza di un’esperienza artistica che ha le sue radici nella fede e quindi la grandezza di Antoni Gaudì, che ha voluto la fede prima della tecnica e di quanto occorre per costruire”. Entrambi i preti ticinesi si sono detti molto toccati dall’omelia del Papa nella Sagrada Familia. Davanti ad un edificio che continua a crescere e a trasformarsi a oltre un secolo dall'inizio dei lavori, il Pontefice ha descritto la Chiesa tutta come un «tempio ancora in costruzione». Non una realtà compiuta e perfetta, ma una comunità viva, chiamata giorno dopo giorno a
lasciarsi plasmare dall'azione di Dio. Riprendendo il linguaggio biblico delle «pietre vive», il Papa ha ricordato che ogni credente contribuisce alla costruzione di questo edificio spirituale. Nessuno è un elemento marginale: ciascuno trova il proprio posto in un progetto più grande, che supera le singole persone e le singole generazioni.
“È emozionante il paragone fatto dal Papa: noi siamo la Chiesa che cresce nella storia. Il segno di Gaudì è bellissimo, ma il segno più bello siamo noi, che siamo la Chiesa nel mondo”, commenta don Cristian Buga. “Questa Chiesa in costruzione – osserva don Carmelo Andreatta – non una realtà zoppicante ma una realtà che cresce nel tempo come è cresciuta la Sagrada Familia”. Il Papa ha richiamato il racconto del re Davide, che desiderava costruire una casa per Dio. La prospettiva, ha spiegato, viene però capovolta: non è anzitutto l'uomo a costruire una dimora per il Signore, ma è Dio che costruisce una casa per l'uomo, accogliendolo nella sua alleanza e nel suo amore. La Chiesa nasce da questa iniziativa divina e non soltanto dagli sforzi umani. Anche l'architettura della Sagrada Família diventa così una lezione spirituale. Le sue torri che si elevano verso il cielo richiamano la vocazione della Chiesa a orientare lo sguardo verso Cristo, mentre la luce che attraversa le vetrate simboleggia la presenza di Dio che illumina il cammino dei credenti. Nel centenario della morte di Antoni Gaudí, Leone XIV ha infine sottolineato come la bellezza possa diventare strumento di evangelizzazione. La Sagrada Família appare così nella descrizione di Leone e nell’esperienza di chiunque la guardi con un occhio di fede, come una metafora concreta della Chiesa: radicata nella storia, aperta al futuro, sempre incompiuta e sempre chiamata a crescere, perché il vero costruttore continua a essere Dio e ogni credente è una piccola pietra di questa grande opera. “Noi siamo la Chiesa che Dio vuole costruire nella storia: ogni sua parte è importante”, commenta, infine - don Cristian.
11/06/2026
Barcellona, la croce più alta del mondo brilla sulla città di Gaudí
Nel centenario della scomparsa di Gaudí, il Pontefice ha benedetto la Torre di Gesù Cristo della cattedrale catalana, portata ora a 172,5 metri — record assoluto tra le strutture sacre. L'omelia ha condannato la guerra con parole dirette. Questa mattina, 11 giugno, la partenza per le Gran Canarie, dove lo attendono i migranti.