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Balerna in festa per Sant'Antonio da Padova

Comincia domani, venerdì 7 giugno, la novena di preghiera in preparazione alla festa di Sant’Antonio da Padova (Lisbona, Portogallo, 15 agosto 1195 - Padova, 13 giugno 1231). Le celebrazioni saranno presso l’omonimo santuario che c'è a Balerna (Piazza Tarchini). Il clou dei festeggiamenti si terrà sabato 15 giugno, con la Santa Messa alle ore 20.00 presieduta da S.E. Mons. Pier Giacomo Grampa, Vescovo emerito di Lugano, a cui segue la processione-fiaccolata con la reliquia del Santo e uno spettacolo pirotecnico alle ore 22.30.

Le origini a Balerna della devozione al Santo 

La devozione per Sant'Antonio a Balerna risale nel tempo, ed è facilitata dalla presenza del Santuario dedicato al Santo. Fu la popolazione di Balerna a volere, a erigere e a gestire l’oratorio poco fuori dall’antico abitato, nel luogo dove probabilmente esisteva già una cappelletta  che fu benedetto nel 1688, anche se probabilmente venne costruito nei 10-15 anni precedenti, poiché la bella statua in legno del Santo porta la data del 1675. La chiesetta, più piccola della precedente e senza campanile, presentava la facciata verso il borgo, mentre l’abside era nascosta dalla sagrestia; già allora vi erano annesse alcune stanze (probabilmente nel lato a sud) per l’eremita custode.

Nel 1747 viene cintata l’area del colle per evitare che, durante l’annuale fiera del bestiame, gli animali entrassero nell’area sacra. La visita pastorale del 1748 cita anche il portico davanti all’ingresso, miglioramenti all’interno, tra cui la bellissima balaustra marmorea oggi ridotta a miseri resti e la cantoria ornata di finte architetture dipinte, sopra il portico della facciata. Inoltre il nuovo campanile e ben sei stanze del romitorio, in parte sopra il portico laterale che si affaccia sulle case e le stalle dei coloni.

Nel 1752 si erigono le cappelle della Via Crucis, originariamente ornate da pregevoli affreschi di Raffaele Suà di Sagno (1708-1766). Tra il 1830 e il 1850 lo scenografo balernitano attivo al teatro della Scala di Milano, Giovanni Tarchini, esegue i decori geometrici della facciata e la finta abside prospettica di gusto neogotico sulla parete posteriore della chiesa che si possono vedere in antiche fotografie. Altri lavori si fanno nel terreno circostante, usato come cimitero delle vittime del colera, essendo l’edificio usato come lazzaretto.

Verso il 1855/60 Antonio Rinaldi di Tremona (1816-1875) esegue buona parte dei dipinti della Vita del Santo nell’atrio davanti alla porta principale, probabilmente ricavato chiudendo l’antico portico. Diversi lavori si registrano nel primo decennio del Novecento, ma è nel 1930 che si incarica il giovane scultore Fiorenzo Abbondio dell’esecuzione dei pannelli in terracotta per le cappelle, ormai sbiadite, della Via Crucis. Poco dopo la chiesa subisce una radicale trasformazione, non completata: si voleva invertire l’orientamento, per cui fu costruita una nuova facciata davanti alla vecchia sagrestia, ornata dagli affreschi di Torildo Conconi, e per simmetria costruito il portico a sud, mentre anche l’area intorno fu risistemata con terrazze e nuovi viali d’accesso. Intorno a questi anni si fece anche la decorazione della volta. Altri interventi importanti nel 1948: gli affreschi del Conconi furono strappati dalla facciata (ora se ne vedono i resti nel locale retrostante la facciata), e si pose il pavimento di marmo.

Risale invece al 1956 la statua di Sant’Antonio che predica ai pesci di Renzo Fontana, collocata nel giardino davanti all’ingresso, mentre qualche anno prima furono eseguiti da Pietro Verzetti (Vercelli, 1876 - Como, 1952) i dipinti nel portico laterale. L’altare liturgico del 1962 era stato progettato dall’architetto Tita Carloni, poi (1972) soppiantato da uno di Alberto Finzi con un bel tabernacolo di Milo Cleis, sostituito da uno smaltato di Costantino Sassi nel 1985. Nel frattempo l’interno fu ritinteggiato e fu smontata e ridotta la bella balaustra settecentesca; anche il pavimento di marmo viene in parte demolito per posare il riscaldamento. Gino Macconi nel 1995 esegue il mosaico nella “finta facciata” ormai rivolta solo più verso l’autostrada.

Infine tra il 2002 e il 2005 si compiono diversi lavori di restauro a numerose opere pregevoli non solo presenti nell’oratorio (la statua del Santo, il Crocifisso antico, numerosi dipinti, la cappella, gli arredi, ecc.), ma anche alcuni già da tempo trasferiti nella Nunziatura ma sicuramente provenienti da Sant’Antonio. Tra questi meritano almeno una breve segnalazione la già pala d’altare della fine del Cinquecento con Maria, Giovanni e prelato ai piedi della croce nuda, con il donatore (l’arciprete Luigi Torriani?) forse dell’ambito di Giovan Pietro Gnocchi, e Il miracolo di Sant’Antonio e la mula, con donatori, di un pittore nordico, forse bavarese e databile a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, attualmente esposta in Municipio con altre tele seicentesche riconducibili alla bottega dei Torriani di Mendrisio.

Il resto del programma della festa di Sant'Antonio da Padova

Dopo la funzione di sabato 15 presieduta da mons. Grampa, domenica 16 giugno, dopo le celebrazioni mattutine alle ore 08.30 e alle ore 10.30, sarà offerto un pranzo alla comunità, animato dal concerto dei Corni dal Generus. Per i più piccoli, inoltre, sabato 15 e domenica 16 giugno saranno offerti i giri nella giostra allestita per l’occasione.

A Balerna è attiva l'Associazione pro Sant'Antonio il cui scopo è quello di dare risalto al piccolo Santuario eretto sull'omonimo colle. Nel sito dell'Associazione si può trovare una serie di ricerche storiche sui giubilei antoniani del Santuario del Mendrisiotto curata da don Felice Falco.

 

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