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Atelier «I Ricordi del cuore» a S. Bernardino per familiari curanti. Quando la cura diventa comunità

di Federico Anzini

C'è un pomeriggio, quello di domenica 2 agosto, in cui l'Albergo Lido di San Bernardino aprirà le sue sale a chiunque voglia fare un’esperienza particolare. Autismo Svizzera Italiana e la Fondazione Oltre noi propongono l'Atelier «I Ricordi del cuore», un assaggio del progetto che accompagnerà la vacanza estiva riservata ai familiari curanti in pensione e alle persone con un disturbo dello spettro autistico o altre fragilità. Musica, disegno e materiali di riciclo per uno scopo tutt'altro che elementare: restituire fiato a chi, da anni, si prende cura di un figlio e ora affronta il passaggio dell'invecchiamento.

Un appuntamento che dura dal 2015

La vacanza a San Bernardino non nasce quest'estate. Si ripete dal 2015, nella prima settimana di agosto, e in dieci anni ha messo insieme relazioni, legami ed esperienze che difficilmente si dimenticano. A tenere i fili spirituali dell'iniziativa è don Costantino Salvatore, con la Messa quotidiana e i momenti di preghiera che scandiscono le giornate. La cornice, del resto, aiuta: la conca alpina, i boschi, i sentieri da percorrere in silenzio o in compagnia.

Per Patrizia Berger, presidente della Fondazione Oltre noi, quelle giornate immerse nella natura «non sono soltanto momenti piacevoli da ricordare, ma rappresentano una forma di cura». Un'affermazione che sposta il baricentro: la vacanza non è un premio né una parentesi, ma parte del lavoro di sostegno.

Dare forma alle emozioni

Al centro della vacanza di quest'anno è il progetto «I Ricordi del cuore», che Berger descrive come «un viaggio tra musica, disegno e materiali di riciclo per dare forma alle emozioni e riscoprire ciò che ciascuno porta nel cuore». A condurlo saranno Luca Barbieri, musicoterapeuta, e Alex Gasparotto, musicista e cantante. L'atelier del 2 agosto ne offre un anticipo, pensato per aprirsi alle famiglie che da anni accompagnano i propri figli.

Ma qual’è l’idea di fondo? «Prima e oltre i ruoli di chi assiste e di chi è assistito — osserva la presidente — tornano a emergere persone con desideri, gusti, immaginazione, memoria e una storia che continua a chiedere di essere raccontata.» La musica e il disegno servono a far riemergere quella storia, spesso schiacciata dalla routine dell'assistenza.

Un'etica della compassione

La riflessione di Berger si fa più netta quando parla di fatica. «Un'etica della compassione prende forma proprio quando non si tenta di cancellare la fatica, né di coprirla con una parentesi di serenità», scrive. L'obiettivo, piuttosto, è «impedire che la fatica occupi tutto lo spazio della vita».

Chi assiste un familiare conosce quel rischio: la cura, fatta di presenza, attenzione e responsabilità continue, tende a occupare ogni ora. A San Bernardino si prova a costruire l'opposto, «uno spazio in cui non è necessario spiegare tutto, dimostrare qualcosa, giustificare gesti» che altrove verrebbero fraintesi. Uno spazio dove «è possibile semplicemente esserci», accanto a qualcuno «che non giudica, non semplifica e sa restare in ascolto».

Perché si chiamano «ricordi del cuore»

Il nome del progetto non è casuale. Non si tratta di nostalgia, precisa Berger, ma di «tracce vive di relazione che possono accompagnare le persone anche nei periodi più faticosi». Un incontro, un profumo, una camminata nella selva castanile, «una parola ascoltata al momento giusto» che resta dentro come un piccolo appiglio di serenità e fiducia.

È un'idea di cura che non si accontenta di alleggerire un peso. «La cura non consiste solo nell'alleviare una fatica — sintetizza la presidente —. Consiste anche nel creare le condizioni affinché, dentro quella fatica, nessuno si senta solo.»

Un pomeriggio aperto a tutti

L'invito per il 2 agosto è esteso a familiari, amici e a chiunque desideri condividere un tempo diverso, fatto di musica, creatività e incontro. Perché, conclude Berger, «anche un pomeriggio trascorso insieme può diventare un modo per custodire ciò che conta e per ricordarci che la cura, quando è condivisa, genera comunità».

Dietro l'apparente leggerezza di un atelier in “montagna” c'è una questione tutt'altro che leggera. L'invecchiamento dei familiari curanti — genitori che hanno accompagnato un figlio per trenta o quarant'anni e che oggi si scoprono più fragili — è un nodo con cui anche il Ticino dovrà misurarsi sempre di più. San Bernardino non lo risolve, ma indica una direzione: la fragilità, quando è condivisa, smette di essere soltanto un peso e diventa legame.

Per informazioni e iscrizioni: +41 91 857 99 33 / info@fondazioneoltrenoi.ch

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