di Davidia Zucchelli*
Affrontare temi di economia ora non è semplice sia per la complessità del tema sia per il turbinio degli eventi: le guerre e la nuova presidenza americana con tutte le incertezze economiche e sociali che comportano. Ma proprio per questo ci è sembrato necessario affrontare il tema con l’apertura e la fiducia che devono contraddistinguere il cristiano. La chiesa si è occupata di economia in molte occasioni. Non mancano nemmeno riflessioni profonde da parte di vari economisti che hanno cercato di trovare negli intrighi delle relazioni sociali e politiche in cui sono immersi, la via per una crescita adeguata, ovvero un benessere diffuso e rispettoso del creato tutto. La vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti sembra costituire uno spartiacque verso un futuro ancor più guidato dal tornaconto. Con grande coraggio, alla messa successiva al suo insediamento, la vescova di Washington Mariann Edgar Budde ha ricordato al presidente i principi evangelici di fratellanza e rispetto, una vera testimonianza di fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo, ma anche esempio di umanità per i tutti i credenti nel mondo, cristiani e non.
Mossa dal desiderio di contribuire ad una riflessione critica, Parola &Parole propone quindi interventi dedicati a temi molto significativi. A Gaetano di Palma è stato affidato il compito di inquadrare la trattazione, partendo dalla Bibbia, la Parola che guida il nostro pensare ed il nostro agire. L’autore si sofferma su alcuni concetti fondamentali quali la povertà e la ricchezza, proponendo una interpretazione anche storica, e richiamando quanto Gesù ci ha detto sempre al fine della piena realizzazione di noi stessi, continuamente chiamati alla ricerca di un equilibrio “tra l’economia e la morale”.
Remigio Ratti esamina il legame che unisce l’economia alla politica e alla libertà, nonché alla globalizzazione, quel processo che nei decenni scorsi sembrava aprire ad una unità mondiale ma conteneva invece in nuce i semi di una crescente divisione. Seguendo Papa Francesco e tutti coloro che hanno a cuore i destini dell’umanità, l’economia non può ricorrere a qualunque mezzo per aumentare i profitti e/o il potere, ma deve avere cura della vita e rispettare il bene comune. I due interventi successivi sono dedicati al lavoro, che non è solo fonte di sussistenza ma soprattutto strumento di realizzazione personale e occasione di incontro. Quel lavoro che viene fornito anche - e per una parte spesso significativa - da quei migranti che si vorrebbero escludere, ovunque nel mondo. A questo proposito Paolo Cicale propone una riflessione sul senso del lavoro, che è necessario non solo per il singolo individuo ma per il creato, in forza delle interconnessioni che tutto legano fra loro per comporlo ad unità.
Il lavoro non è sempre il risultato di una scelta personale guidata da motivazioni interiori ed aspirazioni. Molti sono costretti ad operare in contesti che hanno dovuto accettare per costrizioni di varia natura. Un ruolo speciale hanno i lavori nel settore pubblico, che dovrebbero invece essere scelti in forza di una “chiamata”. Sui profili etici riflettono Edoardo Ongaro e Michele Tandardini. Michele Korfias chiude il volume con una analisi sul rapporto fra capitale e lavoro nella storia, dall’antichità alla contemporaneità.
*Economista
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