Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
Advertisement
  • Cardinale di Teheran: escalation "fa temere il peggio", niente pace "senza giustizia"

    Teheran (AsiaNews) - “Prima dell’alba, si è svegliati dal rumore assordante degli aerei da combattimento e dei droni che sganciano le loro bombe”, ma con il tempo “ci si abitua a riprendere sonno, senza riuscire davvero a riposare”.

    È quanto scrive il card. Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei latini, nella seconda riflessione inviata ad AsiaNews in cui racconta la guerra lanciata da Israele all’Iran e che ha ora registrato l’intervento diretto degli Stati Uniti.

    Di seguito, la riflessione del card. Mathieu inviata ad AsiaNews:

    All’undicesimo giorno della guerra:

    Prima dell’alba, si è svegliati dal rumore assordante degli aerei da combattimento e dei droni che sganciano le loro bombe, e dalle raffiche sbalorditive della difesa aerea che ingaggia l’intercettamento. Ci si abitua a riprendere sonno, senza riuscire davvero a riposare.

    Il primo gesto dopo essersi alzati è salire sulla terrazza del tetto per scrutare i fuochi di fumo, che indicano i luoghi bombardati. L’altro rito è sbloccare la porta d’ingresso e dare un’occhiata alla strada, vuota di macchine e persone da un capo all’altro, tranne un gatto emaciato in cerca di tenerezza e di un boccone.

    La maggior parte dei negozi e chiusa, tranne alcuni alimentari e panettieri dove approvvigionarsi a prezzi che aumentano di giorno in giorno.

    Le giornate non sono più scandite come prima. Lunghi silenzi, in cui il minimo rumore suscita la paura di un nuovo attacco, interrogano le menti sul momento di intraprendere qualcosa o meno.

    Nelle menti si è preoccupati, come i discepoli a bordo della barca con Gesù addormentato, che lottano in mezzo alla tempesta contro l’acqua che minaccia di farli affondare. Ci si chiede perché Gesù sembri assente, soprattutto ora che gli elementi si scatenano. E alla fine si finisce per scuoterlo per svegliarlo, affinché faccia qualcosa. Nella barca, che è la Chiesa, ci ricorda che è presente. Esporre il suo corpo eucaristico sotto il fragore delle salve di colpi, ristabilisce il silenzio nella mente e manifesta che, anche se il mare è agitato, lui è a bordo e placa la tempesta.

    Il Signore è l’unica connessione stabile, che bisogna alimentare con la preghiera, per non soccombere alle seduzioni del male, che inonda la linea di paure e preoccupazioni e fa affondare. I discepoli non dicevano forse: “Maestro, non t’importa che periamo?” - Marco 4,38. 

    La surreale escalation di attacchi e contrattacchi, assistita da alleati per gli uni e complici per gli altri, su siti estremamente sensibili, fa temere il peggio, portando a credere che non ci siano più limiti, che tutto sia possibile e giustificabile, come “ottenere la pace con la guerra”. La pace, però, non significa ridurre al silenzio per paura. La pace si ottiene attraverso la risoluzione pacifica dei conflitti, lavorando per la giustizia, la riconciliazione e la dignità umana. 

    “Beati quelli che procurano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” - Matteo 5,9. La pace è un frutto dell’amore e della misericordia. Per risolvere i conflitti e promuovere la pace, bisogna percorrere la via della non-violenza e del dialogo. Abbiamo fede in Gesù, che rimprovera il vento e le onde, che si placano, ristabilendo la calma? - Luca 8,22-25. Per questo papa Leone XIV invoca la pace - la calma e l’ordine -. chiedendo: “Che la diplomazia faccia tacere le armi!”. 

    * Arcivescovo di Teheran-Ispahan dei latini

    News correlate

    Ucraina: Save the Children, il gelo e gli attacchi alle infrastrutture paralizzano l’istruzione

    La denuncia di Sonia Khush, Direttrice di Save the Children in Ucraina: “Il freddo viene usato come arma di guerra, contro i bambini che non riescono a sfuggire alle temperature rigide a scuola o a casa".

    COMMENTO

    Susanna Tamaro: “Il Papa unica voce contro la follia del riarmo”

    In un’intervista ai media vaticani, la scrittrice spiega la sua inquietudine per la nuova corsa alle armi in Europa e richiama le parole di Papa Leone sulla pace, giudicandole “l’unico discorso ragionevole” in un clima dominato dal silenzio e da interessi economici.

    Bombe su un ospedale in Myanmar, 33 morti e oltre 50 feriti

    L’ennesimo attacco da parte dell’esercito nel tentativo di riconquistare terreno. Suor Naw Elsi: La Chiesa birmana non si tira indietro. Il sostegno passa anche attraverso la presenza nei villaggi più isolati.

    Il vescovo di Hiroshima: “Insieme verso un mondo senza armi atomiche"

    A poche ore dall’annuncio statunitense della ripresa, dopo 33 anni, dei test atomici, il vescovo di Hiroshima, mons. Shirahama, intervenuto all’Incontro internazionale “Osare la pace”, organizzato dalla Comunità di S. Egidio, ricorda che la pace si difende con la memoria e il dialogo.

    La Santa Sede all'Onu: abbandonare la "logica illusoria" della corsa al riarmo

    L'arcivescovo Caccia, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, denuncia l'aumento delle spese militari mondiali, giunte lo scorso anno "all'inaccettabile" valore di 2.700 miliardi di dollari.

    COMMENTO

    La guerra delle parole e i veri confini da difendere. Un commento

    Una riflessione su "Avvenire" di Marco Impagliazzo sul rischio insito nelle polarizzazioni nella società civile e nel discorso pubblico, alimentate - oggi - dall'uso dei social network.

    News più lette