L’8 marzo 2026 cittadine e cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi sull’iniziativa popolare «200 franchi bastano!», che propone di ridurre a 200 franchi annui il canone radiotelevisivo pagato dalle famiglie per il servizio pubblico audiovisivo (SSR). Un progetto che suscita forti preoccupazioni in diversi ambiti della società civile.
A prendere posizione a favore della SSR/RSI e contro l’iniziativa, mediante un comunicato stampa del 4 febbraio 2026 (vedi sotto), è l’associazione ComEc (Communicatio Ecclesiae), che gestisce il Centro cattolico dei media della Svizzera italiana. ComEc si associa così alle voci dei colleghi romandi di Cath-Info insieme ai riformati di Media Pro, al servizio “Vox Ethica” (etica e società) di RKZ, Azione Quaresimale e vescovi svizzeri, al Consiglio sinodale della Chiesa evangelica in Ticino con la Commissione per la comunicazione della Chiesa evangelica in Ticino e alla Chiesa evangelica riformata in Svizzera ritenendo pericolosa questa iniziativa.
Secondo ComEc, l’accettazione dell’iniziativa comporterebbe una drastica riduzione delle risorse a disposizione della SSR e, di riflesso, della RSI, con conseguenze particolarmente gravi nelle regioni di minoranza linguistica come la Svizzera italiana.
«Il servizio pubblico – sottolinea l’associazione – svolge un ruolo fondamentale per la democrazia, la coesione nazionale e la valorizzazione delle diversità culturali e linguistiche». Una funzione che risuona profondamente anche nella visione della Chiesa cattolica, attenta alla promozione del bene comune e all’inclusione delle minoranze.
Uno dei punti centrali della presa di posizione di ComEc riguarda il futuro delle trasmissioni religiose alla RSI, oggi garantite grazie a un partenariato consolidato e pluriennale. Tra queste figurano il programma televisivo Strada Regina, la trasmissione radiofonica ecumenica Chiese in diretta e la diffusione delle celebrazioni delle Messe alla radio e in televisione.
ComEc individua tre rischi principali legati a un eventuale “sì” all’iniziativa. Il primo è la possibile mancata riconferma dell’accordo di partenariato tra ComEc e la RSI, a causa della carenza di mezzi finanziari che verrebbero a ridursi se l’iniziativa fosse approvata. Un partenariato che, secondo l’associazione, ha permesso finora di offrire produzioni settimanali di alta qualità giornalistica e di garantire una presenza significativa delle realtà religiose e spirituali nello spazio pubblico, in particolare a sud delle Alpi.
Il secondo rischio è una riduzione drastica o addirittura la scomparsa della presenza della Chiesa cattolica nei media radiotelevisivi. Un ridimensionamento che non solo impoverirebbe l’offerta editoriale, ma porterebbe anche alla perdita di posti di lavoro retribuiti legati alle produzioni curate da ComEc.
Infine, l’associazione segnala il pericolo per la trasmissione delle liturgie, oggi parte integrante del palinsesto RSI: ogni anno vengono infatti diffuse circa cinquanta Messe radiofoniche e diverse celebrazioni televisive, rafforzate anche dalla collaborazione con l’Eurovisione.
Alla luce di queste considerazioni, ComEc invita a sostenere la SSR e la RSI e votare “no” all’iniziativa «200 franchi bastano!» il prossimo 8 marzo 2026, per salvaguardare un servizio pubblico ritenuto essenziale per la democrazia, la coesione nazionale e la pluralità culturale e spirituale del Paese. (red)