“Non è questione solo di informazione religiosa, ma di difendere la dimensione spirituale, che è parte integrante del tessuto sociale e di un'idea svizzera di società”. È quanto si legge nel comunicato stampa diffuso il 28 gennaio dal Consiglio Sinodale della Chiesa evangelica riformata nel Ticino (CERT) e dalla Commissione per i mezzi di comunicazione evangelica (CMC) in relazione all’iniziativa popolare federale "200 franchi bastano!". L'iniziativa propone di abbassare il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi per economia domestica e di esentare completamente le imprese. La sua eventuale approvazione priverebbe la SSR, il servizio radiotelevisivo pubblico della Svizzera, di circa la metà delle entrate attuali.
“In particolare nella Svizzera italiana, in caso di accettazione dell’iniziativa, l’informazione religiosa, non solo evangelica, ma anche cattolica e ecumenica, sarebbe drasticamente ridimensionata”: questo il timore della CERT e della CMC (quest’ultima è espressione della “Conferenza delle Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera”).
“Come evangelici riformati non abbiamo l’abitudine di indicare come debbano votare le cittadine e i cittadini, riconoscendo come fondamentale il principio della responsabilità personale. Il voto deve però essere l’espressione di un convincimento basato su un’attenta valutazione delle sue conseguenze”. È dunque con questo spirito che i riformati della Svizzera italiana entrano nel dibattito intorno alla votazione federale in agenda l’8 marzo.
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