«Si può scegliere la gioia?» è stata la domanda di apertura che don Italo Molinaro ha rivolto ai numerosi presenti mercoledì sera nella chiesa Battista di Lugano in occasione del quarto appuntamento dello studio biblico ecumenico del luganese dal titolo «Una spiritualità per tempi incerti». Tema della serata, appunto, era la «Spiritualità e la gioia», relatore don Italo Molinaro che partendo dalle Beatitudini di San Matteo ha condotto i presenti in sala alla definizione di gioia e a come essa, se vissuta pienamente, possa determinare la vita e le relazioni personali.
«Solo quando decidiamo di uscire da noi stessi – ha detto don Molinaro – possiamo agire, possiamo trasformare e trasformarci. Questo ci permette di diventare noi stessi». Il Nuovo Testamento è pieno di gioia, di persone guarite, di persone radunate e sfamate, di beatitudini, ma se oggi andiamo in qualunque chiesa non sperimentiamo gioia: «dove è andata a finire la gioia nel cristianesimo?», si chiede don Italo. Di certo, la maggior parte di noi è più abitato dalle ansie e dalle preoccupazioni, rispetto alla gioia: «come possiamo allora tornare ad avere uno sguardo gioioso sulla vita e sulle relazioni?». Molinaro ci accompagna in tre passaggi: il primo è quello della trasformazione delle situazioni che ognuno di noi vive, che è quello che accade concretamente negli Atti degli Apostoli dove l’annuncio del Vangelo trasforma la vita delle persone e apre a un futuro diverso.
Il secondo passaggio è la possibilità di agire in modo diverso: «”Più veloce più lontano, più forte”, è il motto delle Olimpiadi che stanno per iniziare, ma nella vita non può funzionare sempre così. Alexander Langer, politico, giornalista e pacifista italiano, aveva trasformato questo moto in “più lento, più profondo, più dolce”. Questa triade corrisponde proprio alle Beatitudini e a come Gesù agisce. Le Beatitudini ci insegnano che la vita di Gesù viene proprio da un agire diverso, l’unico che è in grado di aprire un futuro. Con questa lentezza e questa profondità tutto diventa più rispettoso dei ritmi umani e dei ritmi del creato”.
Vi è poi una terza dimensione legata ai concetti di semplicità e di gratitudine: “I grandi maestri spirituali invitano a gustare non solo la gioia di quello che ci sarà, ma anzitutto, la gioia di quello che già c’è ed è reale. Nella semplicità di quello che è piccolo, di quello che è umile, di quello che ancora inizia soltanto magari a manifestarsi ad albeggiare”. Dobbiamo dunque imparare a guardare tutto ciò che ci circonda con gratitudine: “la gratitudine per ciò che c’è”.
Numerosi gli interventi dei presenti alla serata, tutti d’accordo nel dire che come cristiani “dobbiamo imparare a far emergere la gioia che è in noi”, dobbiamo imparare a lodare, ad amare “ad uscire da noi stessi e ad influire sulla realtà, a trasformarla attraverso l’amore”. “Alla fine – conclude don Italo -, forse il discorso delle Beatitudini ci invita a dare noi stessi come suprema fonte di gioia, a vivere la nostra vita come un dono”.
Il prossimo incontro del ciclo “Una spiritualità per tempi incerti” si terrà mercoledì 11 marzo al Centro evangelico di Lugano, tema dell’incontro sarà l’apostolo Paolo.