Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (26 gennaio 2026)
Advertisement
  • Stefano D'Archino

    Stefano D’Archino sui suoi sette anni quale pastore della Chiesa evangelica riformata di Bellinzona

    di Gino Driussi

    Alla fine del 2025, Stefano D’Archino ha concluso il suo mandato di pastore della Chiesa evangelica riformata di Bellinzona e dintorni. Di origini romane, D’Archino, 64 anni, ha studiato teologia e matematica nella capitale italiana e ha lavorato come informatico. Dopo aver svolto alcune mansioni nella Chiesa valdese in Italia, dal 2002 al 2018 è stato pastore in Bregaglia per la Chiesa riformata grigionese, in cui è stato ordinato. Nel 2019 si è trasferito in Ticino.

    Stefano D’Archino, che bilancio trae dai 7 anni in cui è stato pastore a Bellinzona?

    La fase del Covid ha rappresentato una notevole battuta di arresto nella vita comunitaria. Durante le restrizioni abbiamo reagito con iniziative online e poi con altre successive, ad esempio iniziando a parlare di un rinnovamento, che voleva superare l'impasse in cui ci eravamo venuti a trovare dopo la fine della fase dell'emergenza acuta, oppure organizzando viaggi e ritrovi. Abbiamo notato, quindi, con piacere un certo ritorno alla centralità del culto domenicale.

    Dal 2022 lei ricopre la più alta carica in seno alla Chiesa evangelica riformata nel Ticino, la «CERT», quella di presidente del Consiglio sinodale, cioè dell’esecutivo, carica che manterrà fino al prossimo mese di maggio. Che cosa ci può dire di questa esperienza?

    È stata un'esperienza veramente faticosa, a causa dei numerosi problemi amministrativi inattesi che abbiamo dovuto affrontare. Questo ha tolto energie al processo di rinnovamento e a nuove visioni. Comunque, siamo riusciti a mettere in funzione un sistema di prevenzione degli abusi già prima che scoppiasse un caso eclatante nella Chiesa cattolica ticinese e addirittura in anticipo rispetto alle altre Chiese cantonali. Questo ha portato una certa soddisfazione.

    I protestanti in Ticino sono una minoranza che si va assottigliando. Attualmente costituiscono circa il 4 per cento della popolazione. La sua Chiesa, come peraltro quella cattolica, vede diminuire il numero dei suoi fedeli e subisce il cosiddetto fenomeno della secolarizzazione, particolarmente diffuso in Occidente. Questo la preoccupa?

    Non mi preoccupa, in quanto il capo della Chiesa, Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, provvederà sempre alla sua Chiesa. Veder diminuire il numero dei nostri membri è ovviamente preoccupante per le strutture che abbiamo e anche per le attività che conduciamo con i bambini, i giovani e fino agli anziani. Serve un certo numero, una «massa critica» per organizzare attività e mantenere continuità. D'altra parte, avere meno membri, ma magari più motivati e coesi può far bene per portare il messaggio evangelico nel nostro Cantone con efficacia.

    Nel 2025 la «CERT» ha festeggiato un importante anniversario: i 50 anni del suo riconoscimento da parte del Cantone come corporazione di diritto pubblico, al pari della Chiesa cattolica. Che cosa ha significato questo evento?

    Questo anniversario ci ha ricordato la nostra responsabilità a livello cantonale verso tutta la società. Non siamo solo un gruppo con interessi comuni, ma il nostro agire viene riconosciuto come positivo verso le persone che vivono nel Cantone. E la dimensione spirituale, presentata in modo aperto e senza proselitismo, è importante per la vita sociale e direi anche politica.

    Lei ha sempre dimostrato un grande interesse per l’ecumenismo. Mentre sta per concludersi la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, come valuta le relazioni ecumeniche che ha avuto in Ticino, in particolare con la Chiesa maggioritaria, cioè la Chiesa cattolica?

    Ci sono state reazioni di tipo opposto. Con molte persone cattoliche e sacerdoti c'è stata fin da subito un'ottima collaborazione, con la consapevolezza che l'ecumenismo è irreversibile e che le differenze, che l'ecumenismo non vuole abolire, sono arricchenti. Quindi si è non solo organizzato, ma ci si è trovati e si è ragionato insieme. Dall’altra parte c'è stato solo silenzio, come se non esistessimo.

    Chi sarà il suo successore alla guida della Chiesa evangelica di Bellinzona e dintorni?

    L'assemblea della nostra comunità ha individuato in Tommaso Manzon la persona che prenderà il mio posto come pastore di lingua italiana. È un giovane che saprà dare il suo contributo per il nostro rinnovamento. Inizierà a tempo pieno solo al sopraggiungere dell'estate, ma nel frattempo condurrà vari culti, insieme ad altri sostituti. E nei primi anni completerà la formazione richiesta per le Chiese svizzere.

    Per concludere, cosa farà Stefano D’Archino adesso che è in pensione? Continuerà ad abitare a Quinto?

    Sì, continuerò ad abitare a Quinto e quindi resterò in Ticino. Oltre a fare il nonno, molto di più di quello che abbia potuto finora, ho intenzione di scrivere un libro su uno dei temi sui quali sono più preparato: fede e scienza. Poi ho varie idee, ma vedrò man mano, se il Signore mi assisterà.

    News correlate

    Dall’Armenia, antica terra di fede, l’invito a pregare per l’unità dei cristiani nel mondo

    Dal 18 al 25 gennaio ha luogo nel mondo la Settimana ecumenica di preghiera per l'unità dei cristiani, iniziativa promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese e del Dicastero vaticano per la promozione dell’unità dei cristiani. Gli appuntamenti in Ticino.

    Fede e sfide esistenziali: a Lugano un dialogo su senso e spiritualità

    Mercoledì 14 gennaio, alle 20.15, al Centro Cittadella di Lugano, Gianluigi Gugliermetto e Luigino Bruni riflettono sulla cura dell'interiorità di fronte alle tragedie e alle incertezze odierne. Un incontro ecumenico aperto a tutti per cercare nuovi significati e risposte profonde alle sfide della nostra epoca.

    COMMENTO

    Il dialogo tra le Chiese cristiane: imprescindibile punto di non ritorno

    L'ecumenismo fu uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II. Il commento di Gino Driussi a 60 anni dalla chiusura del grande evento conciliare.

    Concilio Vaticano II, 60 anni dopo. Quella «nuova Pentecoste» ancora in fase di attuazione

    A 60 anni dalla chiusura del Vaticano II, il prof. Ettore Malnati ne rilancia l’attualità: Chiesa come Popolo di Dio, corresponsabilità, centralità della Parola, riforma liturgica, dialogo ecumenico e interreligioso per annunciare il Vangelo e promuovere unità e pace.

    COMMENTO

    Cristiani in Europa: la Charta Oecumenica rinnovata è un "passo storico"

    La firma, lo scorso 5 novembre nel suggestivo complesso abbaziale delle Tre Fontane a Roma, della versione aggiornata della «Charta Oecumenica» europea che contiene le linee guida per rinnovare l’impegno per l’unità, la pace, il dialogo e un'azione comune per le sfide del nostro tempo.

    "Nella ricerca della verità guardiamo allo Spirito di Assisi"

    Ancora oggi il dialogo interreligioso deve molti dei suoi sforzi alla lungimiranza di San Giovanni Paolo II, che nel 1986 convocò ad Assisi un evento senza precedenti con i leader di tutte le più grandi religioni del mondo.

    News più lette