di Gino Driussi
«Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» (Efesini 4, 4) è il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026, che si celebra come ogni anno, in buona parte nel mondo, dal 18 al 25 gennaio. Lo hanno scelto le Chiese dell’Armenia, su mandato della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese e del Dicastero vaticano per la promozione dell’unità dei cristiani, che la promuovono congiuntamente dal 1968.
L’occasione è dunque propizia per parlare dell’Armenia (indipendente dall’ex-Unione Sovietica dal 1991), che fu la prima nazione al mondo ad adottare il cristianesimo come religione di Stato, precisamente nel 301. Di tale primogenitura il popolo armeno va tuttora fiero, ma poche tracce di quel periodo sono sopravvissute alle distruzioni e alle guerre che periodicamente hanno afflitto un Paese che conta circa 3 milioni di abitanti, mentre si stima che siano circa 8 milioni gli armeni che vivono in diaspora. Di tutte le persecuzioni, la più feroce è stata il genocidio perpetrato dalla Turchia a partire dal 1915, costato tra 800 mila e un milione e mezzo di morti, a seconda delle fonti.
Il conflitto con l’Azerbaigian e il confronto con il governo
Molto più vicino a noi, devastante è stato il conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaigian (1988-2025), con l’assalto di quest’ultimo all’enclave armena del Nagorno-Karabakh, che ha costretto alla fuga oltre 120 mila armeni. Con la sconfitta dell’Armenia nella seconda guerra in quella zona, nel 2020, iniziarono a deteriorarsi le relazioni tra il governo (segnatamente il primo ministro Nikol Pashinyan) e la Chiesa apostolica, che si sono poi inasprite negli ultimi mesi.
Diversi vescovi (pare la metà del totale) e preti sono stati arrestati e incarcerati e secondo Christian Solidarity Worldwide, organizzazione internazionale che si occupa delle persecuzioni dei cristiani nel mondo, il governo sta cercando di prendere il controllo della Chiesa, preconizzando la sostituzione del suo leader, il catholicos Karekin II, con un comitato gestito dallo Stato.
La Chiesa apostolica armena: alcuni dati
La Chiesa apostolica armena fa parte delle antiche Chiese orientali, dette pre-calcedonesi. È guidata dal 1999 dal catholicos (cioè il patriarca), come detto Karekin II, la cui sede è a Echmiadzin. Un secondo catholicos, Aram I di Cilicia, risiede ad Antelias, in Libano. Ad essi si aggiungono altre due entità ecclesiastico-giuridiche, il patriarcato armeno di Gerusalemme e quello di Costantinopoli, senza dimenticare una forte presenza della Chiesa armena nella diaspora, in particolare in Iran, negli Stati Uniti, in Canada, in Siria, in Russia e nell’Europa occidentale.
In Armenia, la Chiesa apostolica comprende oltre il 90 per cento della popolazione. Il resto dei cristiani si suddivide in minoranze protestanti, cattoliche (sia latini sia armeno-cattolici) e di altre denominazioni ortodosse orientali. La Chiesa apostolica – si legge nel sussidio preparato per la Settimana di preghiera – si impegna a costruire relazioni con le altre comunità cristiane e con altre religioni, segnatamente con l’islam.
Celebrazione a Lugano il 25 gennaio con mons. De Raemy
Anche nella Svizzera italiana sono numerose le celebrazioni ecumeniche che si terranno in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (vedi box). Quella cantonale, organizzata dalla Comunità di lavoro delle Chiese cristiane, avrà luogo domenica 25 gennaio alle ore 16 nella chiesa evangelica di viale Carlo Cattaneo 2 a Lugano. Predicherà il vescovo Alain de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano.
Le altre celebrazioni in Ticino
Sabato 17 gennaio: ore 17.30, chiesa parrocchiale di Chiasso;
Domenica 18 gennaio: ore 18, chiesa nuova di Locarno (via Cittadella 17);
Lunedì 19 gennaio: ore 18, chiesa evangelica riformata di Ascona;
Martedì 20 gennaio: ore 18, collegiata di S. Vittore, Muralto;
Mercoledì 21 gennaio: ore 18, chiesa di S. Cristoforo, Caslano; ore 18, chiesa di S. Lorenzo, Losone;
Giovedì 22 gennaio: ore 17, chiesa parrocchiale di Quartino; ore 18, chiesa SS. Luca e Abbondio, Avegno;
Venerdì 23 gennaio: ore 18, chiesa di S. Caterina a Locarno (via delle Monache 2);
Sabato 24 gennaio: ore 17.30, chiesa prepositurale di Tesserete.
Per chi volesse «sconfinare», segnaliamo anche l’ormai tradizionale celebrazione ecumenica per l’unità dei cristiani che si terrà giovedì 29 gennaio alle ore 20.30 nel santuario della Caravina a Cressogno (Valsolda).