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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 febbraio 2026)
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  • «Ho bisogno della Quaresima per ripartire da Cristo e far rifiorire la vita». Il commento di don Marco Dania

    Quest’anno, vi sembrerà strano, ma ho un gran bisogno della Quaresima. Di solito si dice che uno ha bisogno di riposo, di vacanze, di tranquillità ecc. Io ho invece bisogno della Quaresima e vi spiego perché. Ho bisogno di ricentrarmi sull’essenziale della vita, su ciò che conta veramente, che non passa e rimane. Tutti siamo sempre così di corsa e presi dalle vicende di un mondo che va ad altissima velocità. Ogni giorno ti svegli e quasi non sai più chi sei, cosa ci stai a fare su questa terra, come puoi tentare di realizzare te stesso, trovare un po’ di «felicità». Ebbene la Quaresima è un tempo santo perché ci aiuta a riscoprire il valore della vita. «Vanità di vanità – dice Qoelet – tutto è vanità». Tutto è vuoto, tutto è un soffio, ma adesso tutto sembra anche assurdo. La guerra che non ha fine, anzi quasi tutti vogliono armarsi e pochi fanno sentire la propria voce per dire di smettere. Il terremoto improvviso che ha lasciato una devastazione totale e migliaia di morti. L’inquinamento che avanza, il clima che impazzisce, la crisi economica ed energetica. L’indifferenza di chi pensa solo a vivere per se stesso e a divertirsi o, peggio, a dissacrare quanto ancora di bello e di sano c’è nella vita. Finalmente la Quaresima. Ci aiuta a spogliarci di noi stessi, a svuotarci per riempirci, a ricominciare un’esistenza che abbia un senso.

    Ripartiamo da Cristo. Ma per ripartire da Lui bisogna ripercorrere con Lui il cammino nel deserto, quel deserto dove regna il silenzio, quel deserto che può far paura, perché ci sono solo sabbia, caldo e vento, ma dove ritrovi te stesso, nudo di fronte a Dio. Nostro Signore, prima di iniziare la sua missione, parte da lì, da questo luogo dove digiuna, prega, si mette all’ascolto della voce dello Spirito e vince tutte le principali tentazioni: la ricchezza, il successo e il potere. Inoltriamoci anche noi nel deserto per seguire il Signore che si domanda qual è la sua missione. Poi, con forza e lucidità, la porta avanti fino a consegnarsi nelle mani di chi lo metterà sulla croce.

    «Se qualcuno vuole essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua». Solo la croce è l’albero da cui scaturisce la vita vera. La Quaresima, dunque, per avere il coraggio di prendere la nostra croce e far rifiorire la nostra vita. In questo cammino vorrei avere tre riferimenti semplici, tre parole che indichino la strada verso la Pasqua di risurrezione perché anche tu, io, tutti i credenti e tutti gli uomini possiamo insieme accogliere il dono più bello del Risorto, quello della vera Pace.

    Ecco quindi queste tre parole antiche e nuove per evitare quelle logore, retoriche, vuote e abusate. Parole che ci aprano ad una speranza, quella di sapere che possiamo salvare noi stessi e salvare anche questo mondo. Le traggo da quell’antica arte che è l’agricoltura, la cura della terra perché porti frutto, eccole: Pota, irriga, raccogli.

    Dice il Signore citando la parabola della vite e dei tralci che l’agricoltore pota i tralci che danno poco frutto perché ne portino di più. Chiediamoci cosa nella nostra vita e in quella della società va tagliato e operiamo la potatura. E poi irrighiamo con l’acqua dello Spirito la siccità dell’anima nostra. Infine raccogliamo nel giardino della nostra vita frutti di bene, da donare in abbondanza a chi ne ha più bisogno. Buona Quaresima.

    di don Marco Dania , parroco di Lugano-Besso

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