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Sab 7 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    III Domenica di Quaresima: i commenti al Vangelo per la liturgia romana e ambrosiana

    Calendario Romano

    Una donna come la Chiesa

    di Dante Balbo*

    Quando ci si innamora, l'altra persona è nuova, ma nello stesso tempo abbiamo l'impressione di averla conosciuta da sempre, aspettata e pensata, una sorpresa inimmaginata e antica insieme. Quante volte diciamo che finalmente è la persona giusta, comprendendo che significa che risponde a quell'attesa profonda che avevamo dentro, ma non aveva un volto, finché non si è presentato davanti a noi. Il dialogo di Gesù con la donna di Samaria, fallita al punto che va a prendere l'acqua a mezzogiorno, per evitare l'incontro con le compaesane, perché la sua vita non è proprio un modello di virtù, è un esempio di questo innamoramento. Gesù si mostra nella sua umanità, ha fame e sete ed è seduto, stanco, al pozzo di Giacobbe. La sua fragilità permette alla donna di rivolgersi a lui con una certa aggressività, perché è un giudeo, nemico giurato, ma che non sembra volerla trattare male, anzi, dalla sua povertà le dice una cosa strana.

    «Se tu sapessi il dono di Dio, mi chiederesti da bere». Gesù non fa finta, ha assunto la nostra umanità realmente e dal basso si rivolge alla samaritana. L'ha aspettata, amata, accolta da sempre, per dissetarla con l'acqua viva dell'amore. Infatti lei osa chiedere cose che una donna non dovrebbe, addirittura se lui sia il Messia che tutto Israele attende. La risposta di Gesù cambia la sua vita e Lui le rivela quello che non ha detto a nessuno: l'amore è il centro del culto, non un posto, non un rito, ma un incontro. Lei che aveva paura di mostrarsi, corre in paese, racconta a tutti quello che è successo, coinvolge la comunità intera. Questa è la Chiesa: l'umanità di Gesù le mostra continuamente le proprie debolezze, ma proprio in queste trova la forza di amare, perché amata da sempre. Perciò non può fare a meno di annunciare il Messia, Uomo che condivide la morte, per donarci la risurrezione, Dio che ci ama come siamo.

    *Il Respiro spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e in streaming su YouTube

    Calendario ambrosiano

    Da Oriente a Occidente, un annuncio per tutti

    don Giuseppe Grampa

    Ben undici volte ritorna nel Vangelo di questa Terza domenica di Quaresima, il nome di Abramo. Questo insistente richiamo mi ricorda una espressione che troviamo ripetutamente attestata nelle Scritture sacre, quasi una definizione di Dio. Di Lui si dice che è il Dio dei nostri padri, e precisamente Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, Dio di Gesù, anche lui discendente di Abramo. Dunque Dio prima di essere il mio Dio è il Dio di altri, appunto dei «nostri Padri». Può essere il mio Dio perché è il Dio di altri e io lo posso conoscere proprio perché è il Dio di altri e questi altri di Lui mi hanno parlato. Qualche volta ci sorprende la tentazione di stabilire con Dio un rapporto immediato, diretto, a tu per tu senza passare attraverso la mediazione talora opaca e faticosa di altri uomini, la mediazione della Chiesa e invece è proprio attraverso altri che Dio ci è venuto incontro. Eppure tra i discendenti di Abramo e Gesù nasce un conflitto duro che, abbiamo letto, arriva fino al tentativo di sopprimere Gesù, pur essendo tutti discendenti di Abramo, appartenenti allo stesso popolo. Ma Gesù dice una parola che i suoi contemporanei non possono accettare: decisiva non è l’appartenenza al sangue di Abramo ma, piuttosto, fare le opere di Abramo; vivere della sua fede, non del suo sangue. Gesù reagirà anche contro la pretesa che essere figli di Abramo, avere il suo sangue, sarebbe titolo di privilegio esclusivo. Più volte dirà: verranno genti da Oriente ad Occidente, dal Nord e dal Sud e siederanno a mensa con Abramo, mentre voi, suoi discendenti che avete il suo sangue, sarete cacciati fuori. Le promesse di Dio non sono per un popolo, peggio per una razza, ma per l’intera umanità, per una salvezza che è per tutti, per ogni uomo che lo cerca con cuore sincero. Preghiamo con quanti si riconoscono figli di Abramo, con gli Ebrei e i Mussulmani: «Benedetto sei Tu, Signore Dio dei nostri padri. Non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico».

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