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Ven 27 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Simone di Cirene e la Veronica: due vocazioni "strane" per l'uomo del "wellness"

    La comunità del Vicariato delle Tre Valli, giovedì 26 marzo, si è radunata al Centro Giovani di Bodio, per il quinto dei Quaresimali promossi dal Vescovo Alain de Raemy sul tema "Una sinfonia di vocazioni". Al centro dell'incontro due figure care alla devozione popolare: Simone di Cirene e la Veronica. Due personaggi che, "come vocazioni sembrano un po' strane, perché nessuno dei due apparentemente viene chiamato".

    Simone, l'uomo del benessere fermato per strada

    Chi era Simone di Cirene? Il Vescovo ne ha tracciato un ritratto sorprendente, a partire dal nome e dall'origine geografica. Cirene era una fiorente colonia greca in Libia (oggi Patrimonio UNESCO, purtroppo in stato di degrado) dove era diffusissima la filosofia cirenaica: una forma ante litteram di edonismo, la ricerca del piacere come unico scopo della vita, e la fuga sistematica dalla sofferenza. "Forse vi viene in mente la nostra società dove quello che conta è il wellness, stare bene", ha commentato De Raimy con pungente attualità.

    L'analisi del testo greco ha aggiunto dettagli preziosi: il campo da cui proveniva Simone era un agros, una proprietà privata; e l'ora — le nove del mattino, l'ora terza di Marco — suggerisce che non fosse un operaio di ritorno dai campi, ma piuttosto un proprietario che si recava in città a cercare manodopera. "Alle nove di mattina uno non torna dal lavoro, non si lavora di notte nel campo". È quest'uomo — benestante, impregnato di cultura edonistica, intento ai suoi affari — che i soldati fermano appena Gesù esce dal pretorio e sul quale scaricano la trave orizzontale della croce (in greco stauros), obbligandolo a camminare dietro al condannato.

    I Quaresimali con il vescovo Alain: alla scoperta di una sinfonia di vocazioni

    19/03/2026

    I Quaresimali con il vescovo Alain: alla scoperta di una sinfonia di vocazioni

    Riguarda tutti i video dei Quaresimali guidati da mons. de Raemy sul tema «Ripartire da Cristo, insieme». Meditazioni su figure bibliche e santi sono stati itineranti nella diocesi: Ascona, Balerna, Giusbiasco, Cademario, Bodio.

    Il bene non scelto e i frutti che non ci si aspetta

    I tre evangelisti concordano: Simone non scelse. Fu costretto. Ed è proprio qui che il Vescovo Alain ha trovato il nucleo spirituale della serata, citando la riflessione di don Luigi Maria Epicoco: "La maggior parte del bene che possiamo fare nella vita non lo facciamo spontaneamente. Facciamo cose che non abbiamo scelto". Non abbiamo scelto dove siamo nati, chi condivide la nostra vita, le condizioni con cui dobbiamo fare i conti. Eppure proprio lì, spesso, si gioca la nostra risposta a Dio. "Non siamo chiamati a salvare gli altri ad ogni costo, ma siamo chiamati ad esserci".

    Ma l'incontro imprevisto di Simone con Gesù non rimane senza frutti. L'evangelista Marco lo cita come "padre di Alessandro e di Rufo": nomi che la prima comunità cristiana evidentemente conosceva. San Paolo, nella lettera ai Romani, saluta un Rufo "prescelto nel Signore", la cui madre è diventata come una madre anche per lui. E gli Atti degli Apostoli raccontano come proprio alcuni della comunità dei Cirenei — dapprima avversari dei cristiani — diventino poi annunciatori del Vangelo ad Antiochia, sorprendendo persino Barnaba. Da un uomo fermato per strada con la forza nasce una catena di grazia che attraversa il mondo antico.

    La Veronica: il desiderio del volto di Dio

    All'opposto di Simone — costretto — la Veronica si muove per slancio spontaneo. Non compare nei Vangeli canonici, ma la tradizione cristiana ne ha sentito profondamente la verità, tanto da conservarne il ricordo come della donna che si avvicinò a Gesù per asciugargli il volto con il suo velo, ricevendone in dono l'impronta. Il suo nome stesso dice tutto: vera icon, la vera immagine.

    Mons. De Raemy l'ha collegata al Salmo 26 — "Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto" — e alla profezia di Isaia sul Servo sofferente: "Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, ma per le sue piaghe noi siamo stati guariti". La Veronica — forse identificabile con l'emorroissa del Vangelo — esprime il cuore della risposta cristiana: non risolvere, non salvare, ma avvicinarsi. Fissare quel volto. Ed è per questo che è considerata dalla tradizione la patrona dei fotografi, dato che il Vescovo ha confessato di aver scoperto solo nell'occasione di questa serata.

    Il miglior «wellness»? Ripartire da Cristo!

    La serata di Bodio ha mostrato come un percorso quaresimale possa coniugare rigore esegetico e calore pastorale, fedeltà al testo e capacità di parlare all'uomo di oggi. Simone — l'uomo del benessere trascinato a forza nella sofferenza di un altro — e la Veronica — la donna che si avvicina gratuitamente, senza risolvere nulla — sono due specchi fedeli della condizione cristiana in ogni epoca. Mons. De Raemy ha concluso la serata con una provocazione, rivolta direttamente alla società del wellness: "Ripartire da Cristo vale la pena. Gesù è il miglior wellness per l'uomo, attraverso tutte le sofferenze e le difficoltà della vita con Lui andiamo avanti". Il vero stare bene non passa dalla fuga dalla croce, ma da quel volto crocifisso che la Veronica ha voluto fissare e che Simone ha imparato — suo malgrado, e per sempre — a conoscere.

    Video quinto Quaresimale del 26 marzo (Bodio)

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