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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (30 agosto 2025)
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  • Domenica 31 agosto 2025. Commenti al Vangelo

    Calendario romano: Lc 14,1.7-14

    Nutrito dalla terra per gustare il cielo 

    di Dante Balbo

    Quando ero bambino, mi è capitato di camminare nella terra smossa, piena degli odori che il caldo lasciava trasudare, forti e aspri, sottili e pieni di sfumature. Senza quella ricchezza la fecondità dei campi non produrrebbe germogli e frutti. Affinché questo accada, bisogna che molte cose si decompongano, si consumino, divenendo l'humus pastoso che li rende fertili. Noi pensiamo che umile sia chi non si mette in luce, si tiene in disparte, non si fa notare. Umile però è proprio chi sta con i piedi in terra, immersi nel tessuto fecondo delle cose che si sono mescolate per nutrire la sua vita, per offrirle come un albero prezioso a chi le potrà cogliere. Gesù, che tutto poteva dirsi, certamente non che fosse privo di doni, ordinari e straordinari, dice di sé di essere umile e mite. Al centro di questa domenica XXII del Tempo ordinario c'è l'esercizio dell'umiltà, come virtù necessaria per vivere la pienezza del Regno di Dio. Gesù si occupa di quelli che si affannano a cercare i primi posti, ma non perché sia sbagliato stare in una posizione piuttosto che un'altra, ma perché spesso è frutto di una pretesa, di un diritto presunto. L'umile affonda i piedi nella terra, grato per quel che riceve, sicuro che non è merito suo se viene benedetto dalla sovrabbondanza della Grazia, dal bene di chi gli sta intorno, dal giorno che sorge senza il suo permesso, a illuminargli il volto. Spalancandosi a questa gratitudine, non potrà accontentarsi di donare le briciole, ma a piene mani, distribuirà quello che ha ricevuto. Il vangelo non è per chi si limita a vivere a metà, a non esagerare mai, a contenersi sempre un po'. Essere umili non è solo una virtù di modestia, ma la consapevolezza che tutto è dono, che per ogni istante che ci viene regalato è possibile lasciar germogliare frutti di benevolenza. Solo rimanendo con i piedi affondati nella terra, potremo alzare lo sguardo e radicati in questa coscienza, ogni giorno, ogni incontro, sarà uno spicchio di cielo.

    *Il Respiro spirituale di Caritas Ticino 

    Calendario ambrosiano: Mt 4,12-17 

    La vera conversione
    sta in una nuova mentalità

    di don Giuseppe Grampa

    L’evangelo ci riporta le prime parole pronunciate da Gesù quando, dopo i lunghi anni di vita a Nazareth, nascosto nell’ordinarietà della vita quotidiana, lascia il villaggio per andare a vivere a Cafarnao. Dice Gesù: «Il Regno dei cieli è vicino, convertitevi». La prima parola non è nel segno dello scontro e della durezza ma piuttosto dell’annuncio positivo e liberante: «Il Regno dei Cieli è vicino», o più semplicemente: «Dio stesso si è fatto vicino la sua azione per noi, la sua iniziativa di salvezza raggiunge ormai ogni uomo». Questo, solo questo è l’Evangelo, appunto la «buona», «bella» notizia. E altro non deve essere il messaggio della Chiesa; nemmeno io, ora, vi devo annunciare altro. 
    Gesù aggiunge: «Convertitevi». Questa bellissima parola evoca, purtroppo, atteggiamenti talvolta fanatici di disprezzo per il proprio passato, talvolta di disgusto per la propria persona. Convertirsi invece è gesto positivo, è rivolgersi al buon annuncio che ci viene proposto per farlo nostro, è mutamento di pensiero, di mentalità per orientarsi verso Colui che si fa vicino a noi. Certo, questa conversione comporta mutamento di stile di vita, ma senza alcun disprezzo per quanto di bello, buono, giusto, degno abbiamo fin qui potuto compiere. Questo primo annuncio è costituito da due movimenti, entrambi necessari: il primo ha in Dio il suo protagonista. È Lui, il suo Regno, la sua azione misericordiosa che vince le distanze e crea la familiarità. Come sempre è Lui a compiere il primo passo verso di noi. 
    Ma noi non siamo inerti e passivi: siamo chiamati ad accogliere l’annuncio e volgere a Lui lo sguardo e la vita. Ancora una volta la nostra libertà è riconosciuta e chiamata ad ascoltare e accogliere. 
    La gente che abitava le terre attorno al lago e che per primi ascoltarono l’Evangelo, il lieto annuncio, accorreva con entusiasmo travolgente:  come vorrei che anche oggi questo primo annuncio destasse in noi un fremito di stupore e di gioia! 

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