Quattro donne, due musulmane e due cristiane, racconteranno come vivono la fede e la propria condizione femminile in una società dove di religione si parla sempre meno. L’appuntamento è per sabato 17 ottobre alle 20.30 al Centro Spazio Aperto di Bellinzona, in via Gerretta 9a, con una serata aperta a tutti sul tema della donna nell’islam e nel cristianesimo. A promuoverla è l’Associazione islamica turco-svizzera, la comunità islamica del Canton Ticino, la parrocchia di Bellinzona, i frati cappuccini della Svizzera italiana e il giornale digitale ilFederalista.ch. Gli organizzatori tengono a precisare che non sarà una discussione teologica: a confronto ci saranno esperienze di vita.
La formula sperimentata con i giovani
La serata riprende lo schema dell’incontro precedente, il cui esito, secondo i promotori, ha sorpreso loro stessi e il pubblico. In quell’occasione, nella nuova moschea della città, due ragazze e due ragazzi impegnati nella propria fede, musulmana e cristiana, avevano raccontato il loro cammino dentro una società secolarizzata, quella ticinese come quella di tutto l’Occidente. «Le forti consonanze, come pure le innegabili differenze emerse nel dialogo tra i quattro giovani, allargato in seguito al pubblico, sono state occasione di interessamento reciproco e di desiderio di comprensione dell’altro, piuttosto che di disputa», si legge nella presentazione dell’evento.
Da lì è nata l’idea di affrontare, sempre partendo dalla testimonianza personale, un argomento che gli stessi organizzatori definiscono delicato e dibattuto all’interno di entrambe le comunità.
Un percorso che dura da anni
L’incontro si inserisce in un cammino di amicizia islamo-cristiana che nel Bellinzonese va avanti da tempo e che si apre regolarmente al pubblico con proposte culturali e artistiche. Il luogo di riferimento per i musulmani della regione è il Centro islamico del Sopraceneri, in via Campagna 2 a Giubiasco, nato dopo che la comunità aveva lasciato i locali ormai troppo stretti di via Baragge. Intervistato un anno fa, l’imam Luan Afmataj, di origini albanesi e con un dottorato in Scienze delle religioni conseguito all’Università della Svizzera italiana, lo descriveva come un punto di riferimento per circa 7’000 fedeli di una ventina di provenienze diverse, dove le attività e i sermoni si tengono in italiano.
Tra le iniziative condivise c’è l’iftar, il pasto che a fine giornata interrompe il digiuno del Ramadan. Lo scorso 7 marzo la comunità islamica lo ha proposto per il terzo anno al Mercato coperto di Giubiasco; all’edizione precedente avevano partecipato circa 300 persone, un terzo delle quali cristiane, come ha riferito Fabio Leidi, che fa parte di un gruppo di cristiani attivi nella conoscenza reciproca.
Le donne nei testi del dialogo
Il tema scelto per sabato tocca un punto che anche i documenti ufficiali del dialogo tra cattolici e musulmani hanno affrontato. La dichiarazione conciliare Nostra aetate, promulgata il 28 ottobre 1965, afferma che la Chiesa «guarda anche con stima i musulmani» e invita a lasciarsi alle spalle i dissensi del passato per cercare una comprensione reciproca sincera. Oltre mezzo secolo più tardi, il Documento sulla fratellanza umana, firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyeb, dedica un passaggio esplicito alle donne. Chiede di riconoscerne il diritto all’istruzione, al lavoro e all’esercizio dei diritti politici, e di liberarle dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della loro fede e alla loro dignità.
Sono affermazioni di principio. Sabato si potrà ascoltare come risuonano nella vita quotidiana di quattro donne che abitano lo stesso cantone.
Prima la tavola
Il dialogo comincerà in realtà già alle 18, con una grigliata di carne rigorosamente halal accompagnata da contorni mediorientali. Ci si siede allo stesso tavolo prima di prendere la parola.