Ho letto con interesse il messaggio del Papa per la prossima giornata mondiale della pace. Dal testo ho estrapolato un paio di passaggi, che mi preme riprendere.
Il Papa auspica un miglior clima di fiducia a livello sociale e politico, constatando però che non è "mai facile", in particolare "in questi tempi". Francesco rimarca, a questo proposito, la diffusa "paura dell'altro", le "chiusure", "i nazionalismi" che segnano la politica di oggi mettendo in discussione la "fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno".Da qui il richiamo ad "artigiani della pace" e "messaggeri" autentici di Dio che animino le nostre società. Questo richiamo papale mi sembra importante rilanciarlo oggi, nella rete, ma più ancora nella cultura della rete. Non possiamo più eludere il problema: i social sono una realtà relazionale straordinaria. Nella rete, infatti, la vita e i suoi drammi sono costante tema di dialogo, di incontro e purtroppo, sempre più anche di scontro o banalizzazione. Sappiamo, le statistiche lo dicono, del costante aumento della violenza verbale nella rete, un'esperienza che purtroppo, prima o poi, facciamo tutti.
La rete e le sue ripercussioni sociali
Che questa violenza in rete non abbia una ripercussione sociale e personale è da illusi: l'uomo, infatti, acquisisce abitudini virtuose o viziose nella misura in cui ripete comportamenti e atteggiamenti, li interiorizza, li fa suoi, anche inconsapevolmente. Per questo oggi dilaga la cultura del sospetto, degli intrighi, dei complotti. Una cultura figlia anche delle condizioni in cui accadono le relazioni nella rete.
Ma cosa si nasconde dietro questa aggressività che esplode, talvolta così violenta, in rete?
Non se ne parla mai abbastanza, non si fa più neppure attenzione al problema che sembra ormai essere inteso purtroppo come qualcosa di "scontato", che non fa più notizia: a tutto purtroppo ci si abitua, e questa abitudine, dalla rete passa al mondo reale. La voglia di esistere, di essere qualcuno, un egocentrismo dilagante, con una comunicazione spesso degradata, che degenera in accesi scontri verbali, agevolati dal fatto di non avere di fronte degli interlocutori in carne ed ossa. Ed allora, ecco che basta premere un bottone e fare fuoco sul mondo!
Ci sono dei correttivi da applicare per tenere sotto controllo la nostra presenza in rete?
Le persone, generalmente, non sono portate a credere che un dialogo scritto possa venir interpretato in diversi modi. Ognuno di noi, ovviamente, assegna il “Suo” significato, univoco, la sua rappresentazione di realtà, rispetto alla quale, il voler chiarire in un contraddittorio in rete, diventa lungo e faticoso. Il sospetto dilaga, mancando di fatto un mezzo adeguato alla chiarezza espressiva.
Il web, lo sappiamo, è il luogo della comunicazione a rapido consumo, ed ha il demerito di generare infiniti altri equivoci rispetto ad una frase scritta, di cui non si riesce più a venire a capo. E diciamolo pure, i social network sono il luogo elettivo degli equivoci. Chi è, dunque, dietro ad una tastiera è sempre sulla difensiva, molto più di quanto non accada faccia a faccia. E qui si insinuano sospetti, fatica ad una vera relazione, di fatto confusione. È così, non c'è niente da fare se non imparare a gestire i social come un prolungamento dell'umano che però non è e non sarà mai "tutto" l'umano. Insomma, apprezziamo la rete, sapendo bene che non abbiamo a che fare con uno strumento "cattivo", ma con una realtà che diventa non buona se la si prende sottogamba, se la si autorizza ad essere la nostra prima rappresentante nelle relazioni interpersonali, ben coscienti che questo non è solo un problema "chiuso" nella rete, ma una questione culturale che invade a macchia d'olio le nostre relazioni, condizionandole, dentro ma purtroppo anche fuori. Per essere operatori di pace nella società, si deve cominciare ad esserlo in rete, imparando a gestire la nostra presenza relazionandola a difetti e potenzialità di questa realtà.