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Lun 6 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Enrico Petrillo: tutti vedono la bellezza di Chiara

    “Una freccia capace di fare sempre centro”. Enrico Petrillo racconta così il cammino di santità di Chiara Corbella, la sua giovane moglie scomparsa a 28 anni a causa di un tumore scoperto quando era al quinto mese di gravidanza. Chiara ed Enrico scelgono di andare avanti e Francesco nascerà, il 30 maggio 2011, sano e senza problemi. La maternità della ragazza romana arriva dopo la morte di due altri figli: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, volati in cielo a poche ore dalla nascita.

    Si apre il processo di beatificazione

    Porta la data del 2 luglio, l'editto del Vicariato di Roma che apre il processo di beatificazione di Chiara Corbella Petrillo, “laica e madre di famiglia, sposa e madre di grande fede in Dio”. “La sua oblazione – si legge - rimane come faro di luce della speranza, testimonianza della fede in Dio, Autore della vita, esempio dell’amore più grande della paura e della morte”. Il postulatore della sua causa di beatificazione, padre Romano Gambalunga, ricorda a Vatican News che “la cosa molto bella della vicenda di Chiara Corbella Petrillo è che la sua santità è veramente un’esperienza di Chiesa e di questo abbiamo molto bisogno oggi”.

    “Chiara ha fatto centro”

    Enrico Petrillo spiega in questa intervista la sua gioia per questo nuovo passo verso la beatificazione di Chiara:

    R. – Sono felice che Chiara sia un dono, non solo per me ma per tanti. Ed è bello vedere che le intuizioni che avevi nel cuore, alla fine mi sembra si stiano realizzando.

    Intuizioni in che senso?

    R. – L’amore per Chiara mi faceva vedere il suo cuore particolare, unico, e avevo l’intuizione, soprattutto nei suoi ultimi mesi di vita, che fosse santa. Però un’intuizione è un’intuizione; un’altra cosa poi è quando vedi l’editto scritto: “Chiara, Serva di Dio”.

    Parlando di Chiara hai più volte detto che l’hai vista morire felice. E’ questo che in fondo marca la differenza. Morire felici non è da tutti…

    R. – No, non è proprio da tutti. Da come muori si può intuire come hai vissuto. Chiara muore felice perché rivede nei suoi ultimi istanti tutta la meraviglia della sua vita: come se lì quasi capisse quanta grazia, quanta bellezza è passata… Apparentemente ha vissuto solo 28 anni, ma non è tanto quanto uno vive, piuttosto veramente la pienezza di quella vita vissuta. E Chiara ha avuto una vita bellissima, pienissima.

    Questo stride se si pensa al fatto che avete perso due bambini che avete accompagnato alla vita eterna.

    R. – E pure loro, in quella mezz’ora, hanno avuto una vita piena. Questo è un po’ il mistero. Noi abbiamo visto queste due creaturine andare in cielo. E loro ci hanno insegnato – a me, ma soprattutto a Chiara – ad andare in cielo. I cristiani dicono: “ti addormenti”, vedere come si sono addormentati è stato bello, una morte che vista così non mette paura.

    Continua a leggere l'intervista su VaticanNews.

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