di Cristina Vonzun
Le parrocchie sono veramente al capolinea? E come si configura questa sorta di “fine della storia” per la parrocchia? Di parrocchia come “terminale di una serie di crisi” ha parlato martedì a Lugano, alla Salita dei Frati, in un interessante dialogo con la collega Laura Quadri, il prof. Sergio di Benedetto autore del volume “Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?” (ed. Paoline), libro arrivato alla seconda edizione. Di Benedetto ha preso le mosse da un'immagine evangelica: la pesca miracolosa narrata nel Vangelo di Giovanni (21,1-14) ed ha individuato sette aree di crisi di cui la parrocchia è terminale: crisi di fede, crisi delle persone, crisi del pensiero, crisi delle strutture, crisi del linguaggio, crisi di credibilità, crisi di identità.
Le sette aree di crisi
La crisi di fede in Occidente è sotto gli occhi di tutti, basta guardare – ha commentato il relatore – alle varie statistiche in Europa. Anche se le statistiche sui battesimi di adulti over 18 in Francia indubbiamente mostrano un significativo ritorno alla fede, restano un elemento marginale di fronte alla forte scristianizzazione dello stesso Paese transalpino. Il relatore ha evidenziato che la crisi delle persone in rapporto alla parrocchia si concretizza nella scomparsa di tutta una generazione: quella sotto i 40 - 45 anni, la cui maggioranza sono donne. Riguardo poi alla crisi del linguaggio ecclesiale esso si rileva soprattutto nei giovani. Il relatore che è docente e quindi parla per esperienza diretta, riscontra una totale mancanza di proprietà del linguaggio ecclesiale, biblico e liturgico tra le nuove generazioni. Resta una conoscenza “di quattro regole morali”. La crisi del pensiero, dunque della cultura è un altro elemento evidente in parrocchia: la cultura cattolica non è solo apologetica, ma anche cultura di formazione sociale e politica, biblica e teologica. Una cultura a 360 gradi che non si ritrova più a partire dalla povertà di tante prediche ad una riduzione della sola formazione ai contenuti del catechismo per l’iniziazione cristiana. Poi si è parlato della crisi di credibilità, marcata drammaticamente dagli abusi sessuali, di potere e spirituali. Per quanto riguarda la crisi di identità, Di Benedetto dice che oggi la parrocchia assomiglia sempre più ad un centro di servizi quando la gente cerca primariamente una spiritualità, ricerca che a questo punto si rivolge altrove.
30/03/2026
"Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?". Se ne parla ai Frati con Sergio Di Benedetto e Laura Quadri
Appuntamento nella biblioteca a Lugano, il 31 marzo, alle ore 18. Il volume, edito dalle Paoline e già in ristampa, individua, oltre le crisi evidenti, anche nuove possibili vie di rinascita per le nostre comunità parrocchiali, fornendo spunti per un dialogo fecondo. Un intervista all'autore
Ammettere, abitare, coltivare, ascoltare
Quali allora, le possibili via di ripresa o rilancio della fede: sono quattro i verbi che Di Benedetto declina: ammettere, abitare, coltivare e ascoltare. Ammettere le fratture comunitarie; abitare il “qui ed ora”, della società che circonda la Chiesa e guardare la Chiesa con gli occhi di chi incontriamo, che è lontano oche si è allontanato. “Oggi dobbiamo uscire per convertirci non tanto per convertire”, dice l’autore. Allora la proposta è quella di un confronto con il mondo laico. Quindi mettersi in “ascolto”. Si tratta di dare vita – secondo il relatore – ad un “cortile dei cercatori” che incontri non solo i lontani ma anche quella categoria definita “gli esiliati”: cattolici che per conservare la fede hanno lasciato la comunità. Un luogo dove “coltivare” relazioni piuttosto che cercare di portare gente in canonica. Un esempio citato dal relatore Di Benedetto ha preso come esempio di questo percorso di Chiesa che esce per lasciarsi convertire, la figura della mistica e sociologa francese Madeleine Delbrel (1904-1964) che sottolinea di essersi convertita tra queste persone: lontani, esiliati, comunisti della periferia operaia di Parigi. Quindi, questa proposta elaborata da Di Benedetto di un “cortile dei cercatori” indica la creazione di spazi di dialogo e incontro con la gente. Alla fine, fronte la crisi della parrocchia, Di Benedetto propone quindi il superamento di quella classica presenza territoriale che è la parrocchia, per abbracciare un’idea di rete, di accorpamento, che favorisca la condivisione di talenti, luoghi di comunione, favorendo la mobilità che è caratteristica degli uomini e delle donne di questo tempo e -in estrema sintesi- metta al centro la relazionalità.
Infine, “cosa cerca la gente oggi?”
Cosa cerca la gente oggi? Cerca – secondo Di Benedetto - delle relazioni rigeneranti, non la stabilità di un luogo. Infondo, ha concluso il relatore, questo è anche il tempo di una speranza rinnovata: la crisi di una forma storica di presenza della Chiesa sul territorio, apre alla speranza del nuovo. Da partecipante alla Scuola della Parola del cardinale Carlo Maria Martini, Di Benedetto ha rilanciato una frase martiniana: “Lo Spirito c’è anche oggi (…) a noi tocca assecondarlo”. Una serata interessante, che apre indubbiamente piste di riflessione per il futuro, in una Chiesa che vuole sempre più essere sinodale.
Chi è Sergio Di Benedetto?
Sergio Di Benedetto, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere in Lombardia e ricercatore in materie letterarie; si occupa soprattutto di Rinascimento e di modernità letteraria, in particolare dedicandosi all'intreccio tra storia della spiritualità e letteratura.
Da anni collaboratore di diverse realtà ecclesiali, dirige una compagnia di attori professionisti, Compagnia Exire, di cui è direttore artistico e drammaturgia (www.exire.it). Ha scritto drammaturgie a tema sacro e civile, poesie e racconti, vincendo anche alcuni concorsi internazionali. Suoi contributi di ricerca letteraria sono apparsi in diverse riviste accademiche europee e americane.
È autore del libro "Depurare le tenebre delli amorosi miei versi. La lirica di Girolamo Benivieni" edito nel 2020 da Olschki. È membro della redazione della "Rivista di storia e letteratura religiosa" e di "Cenobio". Ha collaborato con l'Osservatore Romano e attualmente scrive sulle pagine culturali del Corriere del Ticino. Del 2024 è il libro "La fatica del cammino. Un cristiano sulla via della croce", edito da Paoline; di recente pubblicazione, sempre per Paoline, il libro "Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?".