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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (13 febbraio 2026)
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  • Una immagine dello spettacolo

    «Ero un bullo», sul palco una storia di riscatto

    di Silvia Guggiari

    È andato in scena martedì scorso al teatro di Chiasso «Ero un bullo», lo spettacolo teatrale prodotto da Fondazione Aida, con la regia di Lucia Messina, tratto dal bestseller omonimo di Andrea Franzoso (edito da DeA) nel quale viene raccontata la vera storia di Daniel Zaccaro, giovane di Quarto Oggiaro, nella periferia milanese, che fin da giovanissimo vive un disagio tanto grande con la famiglia, con sé stesso e con la società intera che lo porta a compiere atti di bullismo prima, fino ad arrivare a veri e propri atti criminali che gli costeranno anni di carcere e di comunità di recupero. Come emerge dallo spettacolo, il percorso di rinascita di Daniel viene segnato dall’incontro con «adulti credibili» che gli trasmettono l’idea che anche lui vale. Oltre a quello con don Claudio Burgio, cappellano del carcere, fondatore e presidente dell’Associazione «Kayròs», fondamentali per Daniel saranno gli incontri con la guardia carceraria e quello con la volontaria Fiorella, che segnerà il suo percorso di fede e di studio.

    La vicenda del giovane milanese ci insegna che «siamo umani, non perfetti: l’errore non può avere l’ultima parola sulla nostra vita. Il fallimento che fa tanta paura non è la fine, ma può essere l’inizio di una storia nuova», ha dichiarato l’autore del libro.

    Sul palco di Chiasso, davanti a una platea di giovani spettatori delle scuole medie, Daniel, interpretato dal giovane e bravo Lorenzo Feltrin, ha ripercorso le tappe della propria vita: la scuola media, quando inizia a compiere i primi episodi di bullismo; le superiori, segnate dalla solitudine e da un senso di ribellione che lo porta a decidere di abbandonare la scuola. L’incontro quindi con l’amico Maxime, complice di tante bravate fino ad arrivare alle rapine in banca che costano ad entrambi la galera. Daniel viene rinchiuso prima nel carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, poi a San Vittore e infine viene affidato alla comunità Kayròs di don Claudio Burgio. Il suo percorso non è lineare e nello spettacolo si intuisce bene il continuo inciampare nella tentazione di fare da solo, di scappare da un mondo che non sembra accorgersi di lui. Ed è proprio «l’essere visto» che farà la differenza nella storia di Daniel: quando si accorge che gli adulti intorno hanno a cuore la sua storia, cambierà il suo sguardo sulla vita e comincerà davvero la sua rinascita.

    Al termine dello spettacolo, i ragazzi hanno sommerso di domande i tre attori, Nicolò Bruno, Lorenzo Feltrin e Giulia Lacorte, con curiosità sulla vicenda di Daniel e non solo. Un tema, quello del bullismo – ma anche della solitudine, degli errori, del riscatto – molto attuale e sul quale gli adulti hanno il compito di creare spazi di confronto come questo, momenti di ascolto, di crescita e di reale interesse nei confronti delle nuove generazioni.

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