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Festa del Sacro Cuore a Lugano: tre giorni di comunità tra messa, musica e processione

Dal 12 al 14 giugno, la Basilica di Corso Elvezia diventa il cuore pulsante del quartiere. Musica, processione, preghiera e un pranzo in comune: la festa patronale del Sacro Cuore non è solo un appuntamento religioso, ma un rito di comunità che parla anche a chi non frequenta abitualmente la chiesa.

Tre giorni, due celebrazioni eucaristiche, un concerto pianistico, una processione con la banda e una lotteria. La Festa del Sacro Cuore a Lugano non si risparmia. Venerdì 12 giugno, con la Messa presieduta dall'amministratore apostolico monsignor Alain de Raemy, si apre ufficialmente uno degli appuntamenti più sentiti del calendario parrocchiale.

Venerdì sera: dalla Messa al pianoforte

La serata del 12 giugno si costruisce per gradi. Alle 18 la Basilica accoglie la celebrazione eucaristica, poi il ritmo cambia: l'aperitivo al Centro Cittadella di Corso Elvezia 35 offre il tempo delle conversazioni informali, quello spazio tra il sacro e il quotidiano dove spesso nascono i legami più autentici. Alle 19.30 il maestro Mario Patuzzi siede al pianoforte. Il programma — Brahms, Čajkovskij, Chopin, Minkus — è volutamente ampio: musica romantica nel senso più pieno, capace di toccare chi viene con fede e chi viene soltanto per la musica.

Domenica: la processione attraverso il quartiere

Il momento più atteso è la domenica mattina. Alle 9.30 — ma chi vuole può già trovarsi alle 8.30 alla Madonnetta per la Messa in memoria dei confratelli e delle consorelle defunti — la statua del Sacro Cuore esce dalla piccola chiesa e percorre le vie del quartiere, scortata dalla Filarmonica di Sonvico. La processione fa sosta davanti a Casa Serena, la residenza per anziani. All'arrivo in Basilica, don Kamil Cielinski presiede la Messa. Poi il sagrato si trasforma: aperitivo, concerto bandistico, e infine al Centro Cittadella il pranzo comunitario con l'estrazione della lotteria parrocchiale. Un programma che somiglia più a una sagra di paese — nel senso migliore del termine — che a una solennità liturgica chiusa in se stessa.

Una confraternita antica, una priora moderna

Da anni la Festa del Sacro Cuore si tiene in collaborazione con la Confraternita della Madonnetta, la cui priora è Maddalena Ermotti-Lepori. È questa sinergia tra istituzioni diverse — la parrocchia, la confraternita, la filarmonica, il centro pastorale — a dare all'evento la sua consistenza. Non un'iniziativa calata dall'alto, ma qualcosa che cresce dal basso, dal tessuto vivo del quartiere.

Una porta aperta, non solo per i fedeli

Don Italo Molinaro, parroco della Basilica, non usa giri di parole nel descrivere lo spirito dell'appuntamento: la Festa del Sacro Cuore «è aperta a tutti coloro che qui trovano un punto di riferimento», ma anche a chi con questa comunità ha semplicemente «un rapporto di affetto o prossimità, o che è semplicemente curioso di vivere un giorno di fede insieme, in ricerca». Una formulazione che dice di una Chiesa che si vuole incarnare: non una fortezza, ma un santuario diocesano nel senso etimologico — un luogo aperto, che custodisce qualcosa di prezioso e lo condivide.

In fondo, la festa patronale del Sacro Cuore funziona perché non cerca di essere tutto. Non è una rassegna culturale, non è una manifestazione devozionale chiusa, non è una kermesse folkloristica. È semplicemente tre giorni in cui una comunità si ritrova — con la preghiera, la musica, il pane e il vino — e chi vuole può unirsi.

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