L'11 marzo 2025, durante la sua 347ª Assemblea ordinaria, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha adottato il Decreto relativo all'introduzione dell'esame psicologico di idoneità (assessment) per i futuri agenti pastorali.
Gli assessment sono stati introdotti in Svizzera nella primavera del 2025 per i futuri agenti pastorali come misura preventiva contro gli abusi sessuali. La CVS, in un primo bilancio, ha valutato l’esperienza positiva e ne ha proseguito l’attuazione.
Nel documento pubblicato il 23 marzo, i vescovi regolano le questioni relative all’attuazione mediante adeguate disposizioni esecutive. In particolare, precisano in modo dettagliato le procedure d’esame. In particolare il fatto che, al termine dell’assessment in più fasi, l’istanza designata dal vescovo diocesano (rettore, reggenza o comitato) riceva i rapporti dei tre esperti (test, colloquio incentrato sulle competenze e colloquio medico-legale) riguardanti il candidato o la candidata.
Sotto esame la personalità
Le disposizioni sottolineano che tutti i rapporti vengono conservati dal rettore «nella massima riservatezza, in un luogo sicuro (se possibile anche in formato digitale)». Solo il rettore e il vescovo diocesano vi hanno accesso.
Il Segretariato generale della Conferenza dei vescovi svizzeri tiene un registro nazionale delle persone che hanno sostenuto un assessment, indipendentemente dal risultato. Questo registro contiene esclusivamente il nome del candidato o della candidata, il luogo in cui si è svolto l’assessment, la data e il nome del mandatario.
Prima dell’inizio della formazione professionale (cioè durante l’anno pastorale o l’introduzione all’attività pastorale), si precisa, il rettore presenta i candidati e le candidate al Consiglio episcopale o all’organo della curia diocesana incaricato di decidere sulla loro ammissione. In questo contesto, vengono esaminati i tratti della personalità del candidato o della candidata rilevanti per un impegno nella pastorale. «Si tratta in particolare di esaminare i tratti caratteriali, la capacità di lavorare in gruppo e di comunicare, la resistenza allo stress, i fattori di rischio e le eventuali limitazioni significative per l’attività pastorale».
Possibilità di valutazione ad incarico in corso
Il testo della CVS affronta il caso di operatori pastorali che, nel corso della loro attività pastorale, manifestino «comportamenti insoliti che denotano gravi carenze a livello di competenze di base, costituzione psichica, equilibrio caratteriale o maturità affettiva». In una situazione del genere, le persone interessate «possono essere tenute dal vescovo diocesano, o da quest’ultimo congiuntamente all’ente di assunzione, a sottoporsi a una procedura mirata, ovvero a una valutazione adeguata alla situazione». Successivamente, i responsabili del personale diocesano discutono con la persona interessata in merito al rapporto della procedura mirata (se del caso, con la partecipazione dell’autorità di assunzione) e riassumono i risultati in un attestato diocesano di valutazione.
fonte: cath.ch/com/arch/rz/trad. catt.ch