di Laura Quadri
30’000 studenti, 1’000 insegnanti per circa un centinaio di istituti scolastici cattolici da coordinare e un lavoro costante che deve sfidare le condizioni di un Paese ormai da anni in piena crisi istituzionale: tale è il compito del «Bureau Diocésain d’Éducation des Nippes» (BDE-Nip), nella Diocesi haitiana di Anse-àVeau et Miragoâne. Da diversi anni il Vescovo locale, mons. Pierre-André Dumas, può contare sull’aiuto della Diocesi di Lugano, che ha inviato finora sei missionari in loco, per contribuire – tra i vari compiti – alla gestione delle scuole sostenute dal BDE-Nip. A raccontarci il grande valore di questo aiuto è mons. Yves Voltaire, vicario generale della Diocesi haitiana nonché direttore del BDE-Nip, nei giorni scorsi in Ticino.
Kenscoff e la violenza delle bande armate
Il suo pensiero è anzitutto per le vittime del massacro di pochi giorni fa a Kenscoff, una piccola comunità agricola a 20 km a sud dalla capitale dell’isola, Port-au-Prince: decine le persone sequestrate, tra cui anche minori, e 47 le persone uccise da una banda armata all’interno di una chiesa locale, che li ospitava come rifugiati. «La situazione ad Haiti è di crisi e insicurezza totale: insicurezza fisica, alimentare, tutto è collegato», ci conferma con apprensione. «È uno stato che dura dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse, nel 2021 ma già molto aggravato dal terremoto che colpì duramente l’isola nel 2010. La gente teme per gli attacchi, i rapimenti, le violenze. Tutti avvertono questa insicurezza. Che a volte purtroppo si concretizza in gesti terribili: proprio come accaduto nella zona rurale di Kenscoff».
L’impegno della Chiesa nell’educazione
Di fronte a queste difficoltà, la Chiesa è in prima linea per seminare speranza. «La Conferenza episcopale haitiana si è dotata di una Commissione episcopale per l’educazione cattolica, che ha promosso nelle diocesi del Paese la nascita di alcuni uffici per il coordinamento locale delle questioni legate all’educazione, tra cui il BDE-Nip per il quale hanno collaborato i missionari ticinesi », spiega mons. Voltaire.
«Nelle zone rurali e nelle parrocchie più isolate, sono nate nel tempo delle piccole scuole cattoliche parrocchiali, che permettono la scolarizzazione laddove lo Stato non arriva a coprire i bisogni educativi. È lo stesso Stato ad appoggiarsi, molto spesso, di fronte alle sue lacune, a queste strutture. Ma si tratta di istituti che devono far fronte a enormi difficoltà legate allo stato degli edifici, al materiale scolastico, al pagamento degli insegnanti, alle condizioni di lavoro. Noi siamo accanto a loro in questa battaglia». Un altro problema delle scuole parrocchiali «è quello della qualità dell’insegnamento. Spesso, infatti, gli insegnanti che vi lavorano non hanno ricevuto una vera e propria formazione pedagogica, bensì sono persone di buona volontà che si mettono a disposizione delle comunità. Per questo, il BDE-Nip ha deciso di sviluppare un programma per formare dapprima gli insegnanti e i direttori di questi istituti». Mons. Voltaire, anche Rettore della locale università, lavora a contatto con i giovani di ogni età e difende una linea in cui crede molto: «Non basta che il bambino impari qualcosa a memoria: deve apprendere cose utili per la vita. Così abbiamo introdotto nelle scuole corsi specifici, per esempio sulla salute e l’igiene fino a offrire momenti di prevenzione alla violenza». Dopo circa 10 anni di lavoro, la valutazione sul campo ha mostrato effetti positivi sull’équipe di collaboratori locali e sulle scuole della rete che hanno partecipato ai nostri programmi. L’obiettivo nel prossimo futuro è quindi quello di consolidare ciò che è già stato fatto e continuare a migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento in un contesto molto complesso. È importante che il lavoro possa continuare anche nei villaggi e nelle regioni più lontane».
Un appello che continua
Per questo l’appello ai fedeli che nel tempo, dal Ticino, hanno sostenuto l’opera è accorato: «Questa collaborazione è un’espressione straordinaria, in un periodo così duro, di solidarietà. Abbiamo bisogno di persone che continuino a credere in noi. Questa solidarietà non è soltanto finanziaria. È anche una solidarietà spirituale: sentire che altre persone ci accompagnano ci dà la forza di proseguire nella nostra missione».
Per contribuire alla missione haitiana nella rete delle scuole cattoliche dei Nippes: Conferenza Missionaria della Svizzera Italiana, CH21 0900 0000 6900 0868 6, con la menzione «Haiti» o Ass. «Mezanmi», CH90 8080 8009 7181 2157 6, con la menzione «Educazione».