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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (30 gennaio 2026)
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  • Mons. Nicola Zanini, Delegato dell’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano

    Il vicario Zanini: "Anche in Ticino auspichiamo che, con i giusti tempi e le dovute precauzioni, i fedeli possano tornare a Messa"

    Mons. Zanini, in queste ore mons. Gmür, presidente dei Vescovi Svizzeri, ha scritto una lettera al Consiglio Federale nella quale suggerisce di anticipare i tempi, perché si conceda una ripresa delle Messe con il pubblico o il 21 maggio o al più tardi a Pentecoste (31 maggio). Come valuta questa sollecitazione?

    Mons. Gmür, insieme a tutti i Vescovi Svizzeri, si è fatto portavoce di una richiesta concreta dei fedeli cattolici nella Confederazione, che di fronte alla riapertura delle scuole e di altri esercizi pubblici si chiedono come mai non sia ancora possibile riprendere con le Celebrazioni con concorso di popolo.

    Tra i fedeli c’è chi vorrebbe anticipare la ripresa delle Messe rispetto all'8 giugno, soprattutto dopo la riapertura di ristoranti e scuole. Qual è il suo punto di vista su questo punto, dato che in Italia la ripresa delle Messe avverrà il 18 maggio?

    È comprensibile la difficoltà di far fronte a tutte le richieste delle componenti della società, desiderose di riprendere quanto prima una quotidianità normale. Forse, in queste settimane, vi è stata una carenza generale nella considerazione delle complessità specifiche affrontate dalle Comunità religiose con la sospensione delle loro attività pubbliche. Adesso auspichiamo che, con i giusti tempi e le dovute precauzioni, si possa tornare nuovamente a celebrare nelle proprie comunità.

    In Ticino la Diocesi ha iniziato a discutere con l’autorità cantonale un piano per la riapertura delle chiese alle Messe con il popolo, come comunicato lo scorso giovedì 6 maggio. Queste linee affiancheranno o sostituiranno il protocollo dei vescovi svizzeri diffuso nei giorni scorsi?

    La Conferenza dei Vescovi Svizzeri ha presentato un piano quadro contenente delle linee indicative che, ogni Diocesi, dovrà applicare sulla base della sua situazione. Il piano di protezione che stiamo ultimando è frutto di quanto indicato dai Vescovi e adattato alla nostra esigenza particolare.

    Siamo all’inizio della fase 2 che vede la riapertura di molte attività ma pure l’incognita di una recrudescenza dei contagi. Cos’è prioritario, in vista di una riapertura del culto pubblico?

    Sicuramente il rispetto delle norme igienico sanitarie e del distanziamento, che restano fondamentali. Non va dimenticato, inoltre, un particolare occhio di riguardo a quelle fasce della popolazione più a rischio, come gli anziani.

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